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NUOVO PARCO COMMERCIALE A CENTI COLELLA, POLEMICA ALL'AQUILA SU DELIBERA DI GIUNTA

Pubblicazione: 27 febbraio 2019 alle ore 10:29

L'AQUILA - Fa discutere all'Aquila una delibera con la quale la giunta comunale ha approvato la variazione di destinazione d'uso di un'area in località Centi Colella, accanto al Centro di smistamento delle Poste, dando di fatto il via libera alla realizzazione di un parco commerciale.

Il progetto, svelato da NewsTown, prevede la costruzione di un manufatto a sviluppo quadrangolare, su un unico livello, distinto in due settori, in maniera da configurare spazi di differenti superfici. I locali saranno vocati ad accogliere locali commerciali di media superficie di vendita pari a 2.500,00 mq, strutture commerciali della media distribuzione in parole povere; sono previsti, inoltre, servizi di vicinato per 600 mq e superfici destinate a bar per uno sviluppo di circa 200 mq.

Una scelta che arriva proprio nei giorni in cui rimbomba il malessere dei coraggiosi commercianti che hanno riaperto in centro storico e in cui si iniziano a registrare le prime drammatiche chiusure, a distanza di pochissimo tempo dal ritorno nel cuore della città.

"Da circa due anni, ormai è una realtà, la pianificazione non è di casa in Consiglio comunale. Non è di casa il nuovo piano regolatore, non è di casa una nuova strategia sul territorio, non è di casa un dibattito sul lavoro svolto dalla passata amministrazione, mai giudicato perché mai valutato", accusano in una nota Enrico Perilli e Pierluigi Iannarelli di Sinistra Italiana.

"Un territorio abbandonato a se stesso dove il massimo che si può fare è raccogliere i frutti marci di uno strumento urbanistico vecchio di quarant’anni, come accade con la proposta di realizzare un edificio commerciale in località Centi Colella", dicono.

"Certo che si può fare, bene fa l’imprenditore. Ma è ancora attuale quella previsione? È attuale approvare in quel luogo una trasformazione in commerciale? Questo dovrà domandarsi il Consiglio Comunale cui è riservata la discrezionalità assoluta in materia di variazioni ex art. 31, in particolare quando si tratti di trasformazioni in commerciale. Più semplicemente, il Consiglio comunale deve riconoscerne l’interesse pubblico", fanno osservare Perilli e Iannarelli.

"Per farlo ci aspettiamo che il dibattito consiliare non si riduca alla paletta alzata ma che valuti effettivamente l’interesse pubblico della proposta rispondendo, o almeno ponendosi, alcune domande come queste: 1) È opportuno insediare un nuovo, grande edificio commerciale (una media distribuzione per 2500 mq più tre esercizi di vicinato per 775 mq) in una zona già adeguatamente servita di tali funzioni? 2) È opportuno localizzarlo in un ambito urbano la cui evidente vocazione, oggi, è quella dei servizi di qualità, dello sport e del verde attrezzato, di basso impatto insediativo? 3) Perché una variazione sempre e solo verso il commerciale, considerando che le destinazioni d’uso conseguibili possono essere anche ricreative, sportive, culturali, ecc., dunque più coerenti con la suddetta vocazione? 4) La scelta è coerente, o perlomeno si è confrontata con la strategia dell’Ente sulla rivitalizzazione del centro storico, se esiste? Si sa di che tipo di esercizio commerciale si tratta? È fondamentale chiederselo in un momento così delicato per il rilancio del centro storico. Altra cosa sarebbe il solito aggregato di negozi, altra un supermercato, altra l’insediamento di un noto marchio. Insomma questa scelta è in grado di produrre un effetto attrattivo anche per il centro storico e la città in generale? 5) Le opere pubbliche da realizzare a standard, che con interventi del genere sono in grado di dare un contributo strategico a un intero ambito urbano a seconda della loro sistemazione e localizzazione, sono state valutate al di là del mero rispetto del dimensionamento minimo e delle prescrizioni del codice della strada?".

"Non è semplice attuazione della norma. Il Consiglio (e prima di lui la Commissione Territorio) può, anzi deve discuterne, deve indirizzare, deve scegliere", sottolineano gli esponenti di Sinistra Italiana.

"Questa è pianificazione. Certo servirebbe uno strumento urbanistico attuale, ma in ogni caso, anzi forse a maggior ragione è necessaria attenzione, capacità di lettura integrata che valuti l’intervento nel suo contesto e non solo in base alla sua sola destinazione d’uso e a un comma di norme tecniche preistoriche. Che comunque, per quanto preistoriche, lasciano al Consiglio l’ultima parola".

"L’Amministrazione Biondi ha perso una grande occasione, per sé e per la città, non portando a casa un piano regolatore che aspettava solo la fase delle scelte", aggiungono. 

"Intanto la pianificazione è tornata ad essere la vecchia e cara urbanistica attuativa, fatta di vecchie, care delibere di deroga e di variante, come nel pre-sisma - affermano Perilli e Iannarelli - In compenso ha cambiato nome, se n’è scelto uno ambizioso, Rigenerazione urbana, Mobilità e Sviluppo, ma in quasi due anni nessuno ha visto alcun atto di rigenerazione, men che mai di sviluppo, mentre il progetto della mobilità si muove senza coordinarsi con la ripianificazione del territorio".

"Sarà a causa di questo vuoto di idee e di processi che il Sindaco ha deciso di trasformare una commissione nata per valutare i progetti di arredo urbano in un gruppo di progettazione, a trazione Università, che sta lavorando su ipotesi progettuali di aree complesse della città".

"Magari se le rivenderà al decennale, belle tavole a colori, ma è una pericolosa scorciatoia, qualcuno presenterà comunque il conto perché niente si fa per niente, e intanto ha già prodotto i suoi frutti amari, ha sottratto all’amministrazione il suo diritto/dovere di autodeterminarsi nelle scelte che riguardano il territorio, ha disperso competenze ed energie interne, non è stata in grado di aprire un dibattito culturale in città", concludono gli esponenti di Sinistra Italiana.



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