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NON CHIAMATELO EURO, FENOMENOLOGIA DI UN GOLPE NEL LIBRO DI POLIMENO BOTTAI

Pubblicazione: 31 gennaio 2019 alle ore 19:03

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L'AQUILA - “Una  premessa, io non sono contro l'Europa, ma l'Europa che ci ha dato pace e benessere è quella della Ceca e della Cee, non quella attuale, incardinata sull'euro, e su trattati che sono frutto di un golpe, imposto dalla Germania, e a cui l'Italia, ai tempi di Romano Prodi, non si è opposta”. 

Ha esordito così Angelo Polimeno Bottai, vice direttore del Tg1, che ha presentato oggi pomeriggio il suo libro “Non chiamatelo euro” a palazzo Fibbioni a L'Aquila.

A moderare il vice presidente del Consiglio comunale, che ha patrocinato l’evento, Ersilia Lancia, di Fratelli d'Italia. Ha partecipato anche l'avvocato Paolo Guidobaldi.

“Fu Guido Carli a dire che abbassare eccessivamente il rapporto deficit-Pil era un errore, affermando che avrebbe provocato effetti nefasti, distrutto l'economia con un austerity insostenibile. Ma il principio a Mastricht passò, assieme al fatto che sono fatti salvi l'indebitamento per investimenti con rientri sicuri, e regole più flessibili e sostenibili. 

Un trattato deve avere l'ok di tutti i Paesi, i danesi dissero subito no, con un referendum, che però è stato ripetuto,  con esito ribaltato, in Francia il paese si spaccò e i ‘sì’ vinsero di pochissimo. Alla fine venne approvato da tutti. Piaccia o no il trattato di Mastricht fu deciso democraticamente”.

È pero poi accaduto, scrive Bottai nell’introduzione del libro e riassume a palazzo Fibbioni, che “nella seconda metà degli anni Novanta, è stato messo in atto un golpe. Un golpe di tipo inedito. Non c'è stato spargimento di sangue, ma molte vittime: migliaia di imprese hanno chiuso i battenti, milioni di persone, soprattutto giovani, sono rimaste senza lavoro, e altrettanti pensionati si sono ritrovati con assegni al limite della sopravvivenza. Non è stato un golpe ideologico. Non ha coinvolto un solo stato, ma tutti quelli dell'eurozona. E si è consumato quando le regole fissate dal Trattato di Mastricht sono state stravolte da semplici regolamenti. Ovvero da documenti di rango inferiore, che non avrebbero potuto cambiare quanto stabilito da un Trattato, che ha valore costituzionale. Questo, invece, è successo con l'introduzione dell'euro. E stata la Germania a imporlo. E l'Italia, purtroppo, non si è opposta. Le conseguenze sono state, e sono, devastanti. Uno sfregio alle regole democratiche passato sotto silenzio. Anche sulla denuncia di Giuseppe Guarino, insigne giurista che ha rivelato l'accaduto, si è sollevato un muro di gomma”.

“In particolare - incalza Polimeno Bottai - viene cancellata possibilità per un paese indebitato, in primis l'Italia, di chiedere un prestito per investimenti con un  ragionevole ritorno. In caso di crisi straordinaria  viene eliminata la  possibilità di sospendere il meccanismo. Quell'accordo è stato firmato nel chiuso di una stanza, anche da Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi. Ecco perché affermo che l'euro che abbiamo nelle nostre tasche non è quello approvato dai parlamenti, è un'altra cosa”. 

“Ma non solo: tedeschi e francesi hanno sforato più volte i parametri, sono stati i primi a non rispettare le regole che hanno imposto, ma la presidenza europea quando è accaduto era italiana. E ha fatto bene l'Italia ad aver chiuso un occhio, ma avrebbe dovuto almeno pretendere lo stesso trattamento. Tutte le regole successive, come il fiscal compact, sono allo stesso modo illegittime. Il fiscal compact, è un trattato internazione, ma applicato solo all'Europa, e se un paese è contrario non cambia nulla, si applica lo stesso. Gli effetti, per la nostra economia sono stati, e sono devastanti”.

Il fiscal compact è stato messo in Costituzione, giova ricordarlo, con il voto del centrodestra e del centrosinistra. 

“Ho contattato Prodi - rivela poi Polimeno Bottai - per chiedergli perché ha firmato un regolamento che lui stesso  ha poi definito stupido. Mi ha negato l'intervista, poi l'ho incontrato a Montecitorio, e ho avuto modo di chiederglielo, registrando un video con il telefonino. Mi ha confermato che quel regolamento è stupido, che lui lo chiama patto di stupidità,  ma poi ha aggiunto che ‘eravamo tutti d'accordo e mi è sembrato giusto approvarlo’. Ho ascoltato queste affermazioni più volte, e mi sembrano ogni volta  incredibili”.



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