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MATCH TRA GIORNALISTA ED ESPONENTE COMITATI: POLEMICA CONTINUA

Pubblicazione: 28 dicembre 2010 alle ore 12:52

Mauro Zaffiri e Marco Signori

L’AQUILA - È ancora al calor bianco la polemica tra il componente del presidio permanente di piazza Duomo ed esponente del Partito democratico dell’Aquila Mauro Zaffiri e il giornalista aquilano di Abruzzo24ore.tv Marco Signori.

Durante l’infuocata assemblea di giovedì scorso, quando ancora non si diffondeva la notizia della nuova proroga della restituzione delle tasse, il primo ha strattonato il secondo, intento a parlare con un’altra persona, e solo l’intervento di altri cittadini e agenti della Digos ha evitato una rissa.

A quasi una settimana dall’accaduto, aggredito e aggressore restano della loro posizione, diametralmente opposta.

Forte di alcune testimonianze di solidarietà ricevute (le ultime dall'Assostampa e dal presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano), Signori annuncia infatti che non lascerà cadere nel vuoto la vicenda, anche se non è detto che vada per vie legali. Zaffiri, dalla sua, considera la storia chiusa e non ha intenzione di chiedere scusa.

“Non ero all’assemblea per servizio, ma per fatti miei - rievoca il cronista - anche se per un giornalista è relativo dire così. Parlavo con un esponente dei comitati e dicevo ‘è sacrosanta la vostra, anzi, la nostra battaglia, dopodiché diamoci una calmata perché non siamo tutti uguali: l’imprenditore che ha guadagnato milioni di euro sarà diverso da me, lavoratore precario o siamo per forza tutti uguali solo perché terremotati?’ Non ho finito di dirlo ché si è girato Zaffiri, che era poco distante, e ha cominciato a strillare. Si è avvicinato e mi ha preso per il bavero della giacca, come nel Far West. Qualcuno dei comitati lo ha diviso, poi è intervenuta la Digos”.

Signori spiega che con Zaffiri aveva avuto al massimo “qualche discussione. Militavamo nello stesso partito - spiega - Ci si vedeva, ma ci si salutava a malapena. Conoscendo com’è, non ci volevo avere a che fare e non ci parlavo da anni”.

Il giornalista vuole andare in fondo a questa storia. “Non mi aspetto scuse, assolutamente - afferma - però non intendo lasciar cadere nel vuoto l’aggressione. Non significa automaticamente una denuncia, devo ancora parlare con l’avvocato per questo, ma basta con il giustificazionismo che pure ho sentito. Clima di tensione in assemblea? Forse ce lo ha lui da quando è nato, io non ero affatto teso”.

L’ipotesi di strascichi legali per ora non sembra scomporre più di tanto Zaffiri. “Se  vogliono giocarsela, facciano come vogliono - sfida - ma cerchino di non esagerare perché i testimoni ce li ho pure io, che Signori non è stato toccato”.

Per Zaffiri il fattaccio è nato soprattutto dal clima per il mancato rinvio (poi arrivato) e da dichiarazioni che ritiene improvvide: “In un’assemblea dove c’era già forte tensione - dice - non si può pensare di parlare in maniera superficiale. Puoi venire a un’assemblea dove si sta parlando di rinvio eccetera a dire ‘però i commercianti si stanno arricchendo’? Non sono i commercianti ad arricchirsi, perché hanno il rischio d’impresa, ma tanti affaristi che non hanno niente da fare se non gli affari loro”.

Zaffiri contesta la rilevanza a suo dire tardiva che è stata data all’accaduto. “Per quattro giorni - ricorda - non è stato detto nulla e poi è stata ricacciata fuori questa storia. Perché? Vogliono farne un caso?”.

L’esponente dei comitati comunque non si pente del gesto e non vuole chiedere scusa. “Di ogni azione che faccio - afferma - sono responsabile, adesso non devo dire ho sbagliato o non ho sbagliato. L’ho fatto, punto. Chiedere scusa? E per che cosa? Per me la faccenda era chiusa 50 secondi dopo. Non ho odio né rancori verso nessuno”.

Quanto alla richiesta di espulsione dal Pd chiesta dal capogruppo della lista Democratici in Consiglio provinciale, Amedeo Fusco, “Magari - conclude Zaffiri - Mi fanno una cortesia. Neanche lo sapevo di questa richiesta. E poi uno per essere cacciato deve avere la tessera, quindi stanno freschi, perché io ho una tessera precedente al terremoto, che ancora non rinnovo”.

E se le vicende del post-sisma mettessero di nuovo Zaffiri e Signori uno di fronte all’altro, magari per un’intervista? “Non so se la farei. Se viene professionalmente sì, se viene a rompere no”, è la mezza apertura dell’esponente del Pd e dei comitati. “Un’intervista a Zaffiri? Non la farei”, chiude invece i conti il giornalista. (alb.or.)

ASSOSTAMPA: ''INQUIETANTE AGGRESSIONE''

Intanto, il sindacato unitario dei giornalisti abruzzesi esprime "solidarietà e vicinanza" al collega Marco Signori, di Abruzzo 24ore.tv, "fatto oggetto di una inquietante aggressione nel corso di una recente assemblea cittadina all'Aquila, in piazza Duomo".

A renderlo noto è il segretario regionale dello stesso sindacato, Lodovico Petrarca.

PAGANO: ''SOLIDARIETA' MIA E DEL CONSIGLIO''

L'AQUILA - "Esprimo solidarietà a nome mio personale e dell’assemblea regionale al giornalista Marco Signori di Abruzzo24ore.tv, vittima di una aggressione nel corso di una recente assemblea cittadina all'Aquila".

Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Nazario Pagano, in merito all’aggressione del giornalista aquilano.

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