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MASSONERIA ALL'AQUILA: IL GRAN MAESTRO, ''SIAMO TRASPARENTI''

Pubblicazione: 25 giugno 2011 alle ore 17:14

Il Gran maestro d'Oriente Gustavo Raffi
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L'AQUILA - "Noi siamo il Grande Oriente, siamo la vera realtà massonica dal 1805. Quando una istutizione supera i duecento anni e ha espresso uomini che hanno contrassegnato il percorso di civiltà di questo Paese, un motivo ci deve essere".

Questo il pensiero del Gran Maestro d'Oriente, Gustavo Raffi, oggi all'Aquila all'auditorium "Sericchi" della Carispaq per il convegno pubblico "Dall'Abruzzo per l'Italia" sul 150° anniversario dell'Unità d'Italia, organizzato dal Grande Oriente d'Italia Palazzo Giustiniani, dal Collegio circoscrizionale Maestri Venerabili Abruzzo e Molise e dalla Loggia Guglia d'Abruzzo, con il patrocinio della Regione Abruzzo, del Comune e dell'Archivio di Stato di Pescara.

Intervenuti, tra gli altri, l'ex ministro della Difesa, Valerio Zanone, presidente del comitato scientifico per le celebrazioni del Grande Oriente d'Italia per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, Loris Di Giovanni, storico e presidente dell'associazione per l'Archivio di Stato di Pescara, Liliana Biondi, docente di Critica letteraria e Letterature comparate della facoltà di Lettere e filosofia dell'università dell'Aquila, Gianni Oliva, professore ordinario di Letteratura italiana presso la facoltà di lettere e filosofia dell'università "d'Annunzio" di Chieti e lo scrittore, giornalista e storico Giordano Bruno Guerri.

Nulla di segreto, oggi. Perché, questo i massoni lo sanno, sono i segreti a far paura a chi vive in uno stato democratico. E la massoneria, specie quella deviata, in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo. E di segreti ne custodisce ancora troppi.

"È vero che la massoneria, in determinati momenti storici, è stata una società segreta - spiega Raffi - ma non poteva essere altrimenti. Erano gli eventi che costringevano alla segretezza, perché si finiva in carcere o al patibolo. Durante il Fascismo, i partiti politici democratici erano società segrete. Ma lo scopo della massoneria non è prendere il potere".

"Io in questi ultimi dodici anni ho riallacciato i fili della storia - continua - ho ricondotto la massoneria dove doveva essere, evitando di dare per scontato che gli altri ti capissero senza che tu facessi nulla per essere capito. Ecco il motivo per cui, ad esempio, la presenza sul territorio veniva avverita come qualcosa di impalpabile e generava inquietudine. Non si può pensare che gli altri ti capiscano senza che tu faccia nulla per essere capito".

C'è stato, però, un momento in cui qualcuno si è staccato dalla ''madre'' ufficiale e ha voluto fare di testa propria. E se fossero tutti come Licio Gelli? Perché rischiare?

Non basta nascondersi dietro un'etichetta, non basta una sigla per dire che dei faccendieri sono massoni: se sono faccendieri, sono faccendieri, ecco quindi che il problema in Italia è la generalizzazione. Se un avvocato, o un giornalista, sono ladri, significa che tutti gli avvocati e i giornalisti sono ladri? Vogliamo farci capire, è questo che ci interessa. Per farlo, occorre comunicare, anche attraverso i mezzi di informazione.

Clamoroso, anche i ''fratelli'' hanno bisogno dei media, della comunicazione?

Serve un salto di qualità nell'informazione, nel mondo dei media non puoi essere eccessivamente riservato. Se rifiuti la comunicazione, sei condannato alla lapidazione.

In Italia fino a qualche anno fa tutto ciò che era criminale, era fascista, poi dopo si è pensato a inventare qualcos'altro. La realtà, però, è ben diversa e va affrontata senza generalizzare. Fu il sottoscritto a firmare un comunicato stampa, quando un alto prelato di Trapani sparò nel mucchio, nominando mafie, massonerie, eccetera. Io, che mi considero un "attaccante", gli chiesi di fare i nomi e i cognomi e di specificare quale loggia fosse coinvolta. Insomma, gli chiesi di uscire dalla generalizzazione. Sono ancora in attesa di una risposta. Quando mi trovo davanti a fatti del genere, manca sempre il contraddittorio.

E cosa può fare una loggia "scoperta" in un momento molto difficile della modernità?

Noi non siamo una loggia "scoperta" ma una loggia, punto. Su cosa possiamo fare, posso citare la storia. Quando appare sulla scena la massoneria moderna, nel 1717, l'Inghilterra era straziata dalle guerre di religione. Tutti pronti a scannarsi, protestanti e cattolici.

Degli uomini, allora, dissero, a un certo punto: "prima di scannarci, parliamone". Si chiama tolleranza, il rispetto dell'altro. Guardiamo l'Italia di oggi, prendiamo la nostra classe politica. Esistono forse il dialogo, il rispetto dell'altro? Siamo nella giungla, nell'inciviltà. Quindi, ben venga una scuola di formazione che educhi al dialogo, a comprendere che l'altro può offrire elementi di valutazione che possono far scoprire l'errore e aiutare a concepire che lo sbaglio è un momento di crescita.

Non è una cosa da poco. Da una parte ci sono gli uomini del dubbio, dall'altra quelli delle certezze. Gli uomini del dubbio non hanno mai creato problemi all'umanità, anzi, hanno spinto l'umanità alla riflessione. L'eresia di oggi può essere l'ortodossia di domani.

Quindi, in soldoni, cosa possono fare di buono oggi i massoni che figurano nei posti chiave della politica, della finanza, insomma, chi siede nelle stanze del potere? E perché c'è bisogno di loro nei posti più importanti? Non se ne può fare a meno?

Se pensiamo che nelle logge ci siano certi personaggi, siamo fuori pista ma comunque a noi non interessa. Piuttosto, mi chiederei cosa ci facesse un genio come Mozart in una loggia. Perché un grande artista come lui ha scelto di diventare massone? Sarebbe stato un genio musicale a prescindere dall'appartenenza massonica, ma evidentemente l'esperienza della loggia gli ha offerto momenti di riflessione, di confronto, di allargamento degli orizzonti. La visione più ampia di cui il mondo avrà sempre bisogno. 



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