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LAVORO ABRUZZO: ALLARME SINDACATI, DATORI BYPASSANO NORMA CURA ITALIA PER SALVAGUARDARE OCCUPAZIONE, INDENNITA' NASPI SUPERANO QUOTA 18MILA

LICENZIATI NONOSTANTE DIVIETO DEL GOVERNO,
IN TANTI A CASA PER MOTIVI DISCIPLINARI

Pubblicazione: 27 giugno 2020 alle ore 07:26

L'AQUILA - E per fortuna che il Governo con il decreto Cura Italia per aveva vietato, dal 17 marzo fino al prossimo 17 agosto i licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo, al fine di frenare i devastanti effetti della crisi economica causata dall'epidemia del coronavirus.

Accade infatti che sulle scrivanie degli uffici "vertenze" dei sindacati abruzzesi, in queste settimane, si stanno accumulando un numero enorme, mai verificato prima, di lettere di licenziamento per motivi disciplinari. Con le più svariate motivazioni, per la disperazione dei destinatari che ne contestano la legittimità e si rivolgono dunque ai sindacati.

Il problema è dunque che i datori  lavoro, con le loro ragioni, piegati dalla crisi, stanno approfittando di una scappatoia normativa per eludere il divieto del licenziamento, che è limitato al "giustificato motivo oggettivo", in primis quello della non sostenibile perfomance economica, e poco conta, nella lettera del decreto, se essa dipenda dalla crisi covid o da altri fattori. 

Si spiega così il dato secondo cui sono schizzate in alto i numeri delle naspi, la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, che ha sostituito l'indennità di disoccupazione, che al 4 giugno ha interessato in Abruzzo ben 18.753 oramai ex lavoratori, di cui per l’esattezza 4.612 in provincia di Chieti, 4.752 in provincia dell’Aquila, 4.353 in provincia di Pescara, 5.036 in provincia di Teramo.

Le Naspi sono l’ultima spiaggia, per qualche mese, per chi è stato espulso dal mercato del lavoro, che va ad ingrossare le file dei disoccupati che già nel primo trimestre di quest'anno cioè fino a fine marzo, erano 22mila  in più rispetto all’ultimo trimestre del 2020.

Le Naspi sono state attivate dunque per quei lavoratori contrattualizzati, messi alla porta come detto a dispetto del divieto di licenziamento, per motivi disciplinari, innanzitutto, come purtroppo la legge consente. 

Poi ci sono coloro a cui non è stato semplicemente rinnovato il contratto a tempo determinato, e chi lavorava in imprese che hanno chiuso definitivamente i battenti. 

Infine chi può essere licenziato "ad nutum", ovvero con un gesto, come i lavoratori assunti in prova, gli apprendisti, i dirigenti , i lavoratori domestici, gli ultra­sessantacinquenni e le lavoratrici ultra­sessantenni in possesso dei requisiti pensionistici. Anche in questo caso la barriera eretta da cura Italia non serve a nulla. 

L’Inps non fornisce ancora ai sindacati i dati scorporati, che consentano di individuare le singole tipologie di percettori di Naspi, per avere l'esatto numenro di quelli licenziati per motivi disciplinari. 

Mentre dunque l'emorragia di posti di lavoro è già in pieno atto, vivono nel limbo un esercito di lavoratori che per ora il posto lo mantengono e percepiscono ammortizzatori sociali che senza proroghe, richieste a gran voce dai sindacati, avranno una durata  massima di 18 settimane, e termineranno a partire da metà luglio. 

In base ai dati aggiornati al 4 giugno, sono i 28.954 lavoratori che percepiscono la cassa integrazione in deroga, erogata come raccontato da Abruzzoweb in forte ritardo, con 4mila addetti che ancora non vedono un euro, anche da marzo, a cui si aggiungono 98.224 percettori di cassa integrazione ordinaria, 43.078 che godono del Fis, il fondo di integrazione salariale e 6.500 artigiani che trovano ristoro negli ammortizzatori sociali di categoria. 

Altro discorso poi riguarda i lavoratori autonomi e le partite iva: in 114.919 hanno fatto richiesta del bonus da 600 euro. Un pannicello caldo, purtroppo una parte consistente di essi rischia di ritrovarsi senza un reddito, chiuso il negozio, o il suo studio, evaporate tutte le collaborazioni e consulenze. non potendo nemmeno di godere di  ammortizzatori sociali. Ma loro, imprenditori di se stessi, ovvero precari tra i precari, non fanno statistica nella tipologia licenziamento. (f.t.)

 

 

 


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