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URAGANO SUL COMUNE DOPO LE INDAGINI ARCHIVIATE SULL'EX ASSESSORE LISI
CHIESTA ROTAZIONE DEI DIRIGENTI; QUALI CONSEGUENZE VERSO LE REGIONALI?

LE INTERCETTAZIONI SCUOTONO L'AQUILA:
CASO POLITICO, MA FUORI TEMPO MASSIMO

Pubblicazione: 18 dicembre 2013 alle ore 07:59

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L’AQUILA - Il caso-intercettazioni scuote la politica aquilana con oltre 2 anni di ritardo, portando alla luce o almeno lasciando intuire un sottobosco di intrecci tra amministrazione e imprenditoria nella gestione delle complesse dinamiche e dei copiosi fondi della ricostruzione post-terremoto.

I dialoghi che in questi giorni sono sulla bocca di tutti dopo la pubblicazione sul sito di informazione Newstown sono estrapolati da una informativa stilata dalla sezione Criminalità organizzata della questura dell’Aquila e spedita alla procura distrettuale nel giugno 2011, quindi 2 anni e mezzo fa.

Al centro delle indagini c’era finito l’allora assessore ai Lavori pubblici della Giunta Cialente Ermanno Lisi, che oggi tace annunciando querele per tutti quelli che danneggeranno la sua “onorabilità”, come ha scritto in una nota.

Gli accertamenti, però, partivano da quelli su Carlo Ciotti, costruttore arrestato ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta nota come "Ricostruziopoli" che ha scoperchiato una presunta truffa da 500 mila euro nei lavori di ricostruzione "leggera" con 43 indagati, oltre all'imprenditore altri 13 tecnici e 29 tra proprietari e committenti.

Lisi, geometra, era sospettato di continuare a curare i suoi interessi privati trattando le pratiche di ricostruzione post-terremoto assieme all’architetto Pio Ciccone, suo socio di studio, a dispetto del conflitto dovuto al suo incarico politico di componente dell’esecutivo, che gli imponeva la cura dell’interesse pubblico.

Un caso segnato da numerose anomalie: una su tutte, il fatto che la vicenda giudiziaria da cui sono tratte le registrazioni telefoniche e ambientali sia chiusa: nel luglio 2013, infatti, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale.

Il sostituto procuratore ha infatti ravvisato la genericità delle accuse, basate solo sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, e ha perciò ritenuto che le imputazioni non sarebbero state sostenibili in un’aula di giustizia.

I numerosi filoni di inchiesta aperti sono stati via via archiviati e, almeno a oggi, non sono ipotizzabili conseguenze penali per i personaggi che vengono citati, a meno che la procura della Repubblica non decida di ricominciare le indagini di sua volontà o a seguito di nuovi esposti, come sottolinea anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che rivendica orgoglioso, “Non abbiamo un procedimento aperto”.

Quello che non è penalmente rilevante, tuttavia, ha avuto e continuerà ad avere comunque un grosso impatto giornalistico e sull’opinione pubblica: e gli stralci disvelati online hanno comunque suscitato un uragano politico dalle conseguenze ancora non esattamente quantificabili.

Non sfugge la coincidenza temporale con le primissime fasi della campagna elettorale in vista delle Regionali: saranno elezioni ora più che mai senza esclusioni di colpi e non è detto che il caso non abbia effetti in tal senso.

Gli effetti si sono già scatenati invece in seno all’amministrazione comunale: “Si proceda immediatamente alla rotazione delle mansioni di dirigenti e dipendenti come previsto dal Piano anticorruzione”, ha scritto il consigliere comunale di Appello per L’Aquila Ettore Di Cesare, richiesta fin qui inevasa.

Si registra anche una lettera su carta intestata del Comune del dirigente Carlo Bolino, chiamato in causa in alcuni passaggi, che conti di alcuni lavori pubblici alla mano spiega le sue verità e minaccia, pure lui, querele.

LE INTERCETTAZIONI: AFFARI E RICOSTRUZIONE

Il cuore della massa di intercettazioni sono i soldi, quelli della ricostruzione naturalmente, visto che “ormai L’Aquila si è aperta” e per chi saprà muoversi “le possibilità saranno miliardarie”, come dice Lisi al suo socio Ciccone.

I soldi del post-sisma, “la ciccia” è l’eloquente definizione, riguardano in primis l’assegnazione dei lavori che ciascuno studio professionale, prima ancora che le ditte, ha cercato di accaparrarsi: “non puoi fare la trattativa truffa su un lavoro nostro. Il lavoro a te, te lo abbiamo dato noi!”, è uno dei messaggi da recapitare a un tecnico che si azzarda a proporre altri interlocutori.

Fin qui le astuzie, ma nei brogliacci vengono citate anche ipotesi di illeciti veri e propri. “Ha fatto 8 milioni di euro di lavori di puntellamento”, dice sempre Lisi riferendosi a un imprenditore in rapporto a un dirigente comunale, e “8 milioni di euro se sanno quante mazzette so’!”. Al momento non c’è tuttavia notizia di inchieste per corruzione in tal senso.

Ci sono anche lavori che, a leggere le conversazioni, sembrerebbero gonfiati, ma anche qui la procura non ha ritenuto ci siano le basi per procedere: “Gli dobbiamo andare a dire che deve incominciare a rompere il bagno”, sarà spiegato a un proprietario, perché “siccome sta messo alla contabilità lo dobbiamo fare”.

Ma ci sono tanti altri passaggi: i funzionari integerrimi od onnipotenti, “a ordine del sindaco non gli ha fatto i lavori... Al sindaco...”, racconta sempre Lisi a Ciccone di un Bolino, tanto che Cialente pensa di ‘promuoverlo’ per toglierlo da un settore chiave.

Per non parlare dei manufatti temporanei, le ‘casette’ di legno sorte sulla base della delibera 58 del 2010 del Consiglio comunale: “Una la devi intestare tu, una la deve fare tua sorella, una la deve fare tua madre...”, suggerisce Lisi a un consigliere comunale.

Insomma, un pasticcio, e il fatto che non ci siano indagini finisce per diventare un aspetto sì importante, ma formale.

LE (POCHE) REAZIONI

A una settimana dalle rivelazioni si registra una volontà prossima allo zero di parlare di questa vicenda da parte delle istituzioni, tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione, che insolitamente tace: come se da ambo le parti non si vedesse l’ora di chiudere il sipario su questa anomalia.

Nemmeno i più accalorati oppositori del sindaco e dell’amministrazione di centrosinistra si sono azzardati fin qui a prendere la parola, forse preferendo far diradare il nebbione che confonde modi e tempi di uscita di queste carte scottanti.

Il primo a prendere la parola è stato il consigliere comunale Ettore Di Cesare con una nota infuocata, che esprime alcuni concetti poi ribaditi anche ai microfoni di AbruzzoWeb.

“L’unico scopo è la spartizione, il saccheggio, l’arraffare il più possibile - ha scritto - La domanda sorge spontanea: nessuno in Comune si era accorto di nulla? Cinque anni lo si è tenuto questo stinco di assessore a gestire ingenti risorse pubbliche? Una spiegazione da chi ha avuto la responsabilità della sua nomina, il sindaco, appare doverosa”.

Lisi ha parlato attraverso una nota diffusa alle redazioni dal suo avvocato, Antonio Valentini: “Mi pregio comunicare che ho già presentato due querele per gli articoli precedentemente apparsi e ho dato mandato ai miei Avvocati di agire in giudizio nei confronti di tale Di Cesare Ettore per le affermazioni a lui riconducibili e gravemente lesive della mia onorabilità”, la stringata nota che preannuncia beghe giudiziarie.

Ha quindi preso la parola il presidente dell’Associazione costruttori, Gianni Frattale, con un intervento netto. “La trasparenza dei dati è l’unico antidoto al clima non più sostenibile di sospetti, alle polemiche autodistruttive, allo scoppio di continui ‘casi’ veri o presunti tali e a tutti i mali che ostacolano una ricostruzione sana e veloce”, ha scritto.

Dall’altra parte, “vagheggiare in maniera indiscriminata di ‘sistemi’ e di ‘intrecci’ fra imprenditori, politici e amministratori locali lasciando presagire l’estensione di comportamenti anomali di qualche possibile mela marcia a prassi consolidata in città di una intera categoria è oggettivamente difficile da immaginare e da accettare”, ha aggiunto poi.

E la politica? Tutti zitti, tranne una nota, timida, della segreteria comunale del Partito democratico. “Niente è emerso di penalmente rilevante a carico dell’amministrazione comunale aquilana, che ha gestito significative risorse per la ricostruzione - la sottolineatura - Altri enti, a cominciare dalla Provincia e della Regione, non possono dire altrettanto”.

“Detto questo, la vicenda, sebbene non abbia rilievo penale, suscita, alla lettura delle intercettazioni, inquietudine. Perciò riteniamo che i fatti debbano essere chiariti”, hanno aggiunto i democrat.

Nella sua lettera il dirigente Bolino ha assicurato di non essere “mai in alcun modo stato raggiunto da informazioni di garanzia o oggetto di alcuna delle indagini effettuate dalla procura della Repubblica riconducibili a tali intercettazioni”.

Ha aggiunto, inoltre, di essere “assolutamente stupito di tale aggressione perpetrata ai danni dello scrivente, del mio collega Ing. Di Gregorio, a cui rinnovo la mia stima e apprezzamento, e nei confronti dell’intera amministrazione”.

Bolino ha denunciato che “ormai è di moda vomitare gratuitamente sulle persone” e attaccato Di Cesare parlando di “taluni consiglieri comunali che si arrogano il diritto di ergersi a censori e a condottieri di legalità e giustizia”, promettendo conseguenze giudiziarie.

In ultimo lo sfogo su Facebook del primo cittadino. “Alcuni passaggi delle intercettazioni mi hanno colpito e non poco. Fatto male - ha ammesso - Sono le parole di Ermanno il geometra, non certo quelle dell’assessore comunale. Descrivono , e ne riparlerò con lui, un mondo che credo si sia scatenato dopo il sisma”.

“Le intercettazioni sono di 3 ani fa, ed escono solo ora, in un momento di scontro politico particolare con alcuni interessi consolidati nel tempo, di alcuni imprenditori ed altri consolidati ambienti, nella solita rete trasversale di amicizie che spaziano da destra a sinistra”, aggiunge però poi, polemico.

Su politica e magistratura, in un altro commento, parlando di puntellamenti, Cialente aveva scritto: “In questi anni la nostra attività è stata passata al setaccio. Come è giusto che sia. Non abbiamo un procedimento aperto. Eppure siamo quelli che hanno dovuto fare più cose e spendere più soldi. Al contrario delle vicende di Regione e Provincia (che i vari Di Cesare ignorano e non commentano....questione di attributi o distrazione?)”.



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