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C'E' CRISI MA UN IMPRENDITORE SU TRE FA FATICA A TROVARE PERSONALE QUALIFICATO, DATI ELABORATI DALLA CGIA DI MESTRE

LAVORO: IN ABRUZZO OLTRE 9 MILA ASSUNZIONI
SI CERCANO OPERAI, CAMERIERI E INFORMATICI

Pubblicazione: 19 febbraio 2020 alle ore 06:40

L'AQUILA - Tecnici alla vendita, informatici, cuochi, camerieri, operai metalmeccanici ed elettromeccanici, conduttori di mezzi di trasporto, personale amministrativo e di segreteria. Sono queste le figure professionali più richieste in Abruzzo, regione dove sono previste 9.200 assunzioni per il 2020.

Di queste il 35,2% risulta di difficile reperimento.

Sebbene la congiuntura non sia delle migliori e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato. 

Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre - sui risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall’Unioncamere-Anpal, Sistema informativo Excelsior - risulta che il 32,8 per cento delle assunzioni previste in Italia sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.

In particolare la provincia abruzzese con il maggior numero di posti di lavoro previsti è Chieti: si parla di 3.180 assunzioni, di cui il 35,7% non si trova facilmente (17,4% per mancanza di candidati e il 14,3% per la poca preparazione). Qui le figure professionali più difficili da reperire sono: Tecnici alla vendita, cuochi, camerieri, conduttori di mezzi di trasporto.

A Pescara sono 1.960 le assunzioni previste, il 38,5% di difficile reperimento, di cui il 15,1% costituito dalla mancanza di candidati e il 20,9% dalla poca preparazione. Nel capoluogo adriatico, secondo lo studio non si riescono a trovare tecnici di vendita, conduttori di mezzi di trasporto, personale amministrativo e di segreteria. 

Segue Teramo con 2.410 assunzioni: il 34,4% difficile da reperire (17,5% per mancanza di candidati e il 14,6% per la poca preparazione). Tra le figure più difficili da trovare ci sono tecnici alla vendite, cuochi, camerieri, operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

Chiude L'Aquila, provincia in cui sono previste 1.650 assunzioni: il 31,6% difficile da reperire, di questi il 15,7% per mancanza di candidati e il 13,1% per la poca preparazione professionale. Nel capoluogo abruzzese, secondo la Cgia di Mestre, sono difficili da reperire: Tecnici informatici, cuochi, camerieri, operai metalmeccanici.

Su poco meno di 500 mila assunzioni previste a gennaio di quest’anno, il 32,8 per cento degli imprenditori intervistati ha segnalato che, probabilmente, troverà molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro, poco più di 151.300, di cui il 15,7 per cento a causa della mancanza di candidati e un altro 13,8 per cento per la scarsa preparazione. 

“L’offerta di lavoro si sta polarizzando – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”. 

A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest. Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1 per cento sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3 e a Piacenza il 40,5. 

Le figure professionali maggiormente richieste al Nord e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

“Quest’anno - afferma il segretario Renato Mason - sul fronte del mercato lavoro si profila una crescita dell’occupazione a livello nazionale dello 0,4 per cento, anche se in riduzione rispetto allo 0,6 registrato l’anno scorso. Si rischia, pertanto, di interrompere un trend particolarmente favorevole, soprattutto per i giovani che, secondo i dati Istat relativi al 2019, hanno registrato una flessione significativa del tasso di disoccupazione, raggiunto grazie alla buona performance dell’apprendistato che costituisce ancora adesso il contratto più utilizzato per consentire agli under 25 di entrare nel mercato del lavoro”. 

Sebbene al Sud la difficoltà di “coprire” le opportunità lavorative offerte dalle aziende è ovviamente inferiore a quella presente nel Centro-Nord, la percentuale media di difficile reperimento è comunque al 27,5 per cento, con punte del 35,7 per cento a Chieti, del 34,4 per cento a Teramo, del 32,5 a Siracusa, del 32,2 a Potenza, del 31,7 a Taranto, del 31,6 a L’Aquila e del 30,6 a Cagliari. 

Analizzando l’elenco delle professioni di difficile reperimento, emerge che in tutte le principali province del Sud (Bari, Catania, Caserta, Foggia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo e Salerno), le imprese faticano a trovare sul mercato cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori. 

Una cosa che fino a qualche decennio fa era impensabile. Da qualche anno, invece, i giovani non vogliono più fare gli autisti di mezzi pesanti, sia perché il costo per ottenere la patente C o D e la “Carta di Qualificazione del Conducente” (Cqc) ha una dimensione importante che oscilla tra i 2.500 e i 3.000 euro, sia perché è una professione estremamente faticosa. 

Alle ore di guida spesso si accompagnano anche quelle necessarie per compiere le operazioni di carico e scarico della merce trasportata. 

La difficoltà di trovare degli autisti di mezzi pesanti è una delle tante contraddizioni che caratterizzano questo settore che, ricordiamo, negli ultimi 10 anni ha perso quasi 25 mila padroncini, anche se oggi fatica a reperire, persino al Sud, giovani disponibili a mettersi alla guida di un Tir come dipendenti. Più in generale, comunque, il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso che non è riscontrabile tra i nostri principali competitors presenti in Europa. 

Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i paesi UE, gli occupati sovraistruiti presenti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2 per cento degli occupati totali e il 35 per cento degli occupati diplomati e laureati. 

Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per 2 ordini di motivi: pur di lavorare molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito; “mismatch” (disallineamento) esistente tra le competenze richieste e quelle possedute.

Questa specificità provoca un forte disinteresse e una scarsa motivazione per il proprio lavoro che ha delle ricadute molto negative sulla produttività del sistema economico. 

Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre abbiamo un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, etc.) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese. (a.c.p.)



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