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L'AQUILA: PERICOLO AMIANTO IN CENTRO
L'ESPERTO, ''URGENTE UN MONITORAGGIO''

Pubblicazione: 02 luglio 2015 alle ore 08:24

L'AQUILA - "È preoccupante che non siano stati ancora effettuati monitoraggi dell'amianto nel post terremoto, in particolare nel centro storico dell'Aquila".

C’è un’emergenza invisibile nel capoluogo e nel resto del "cratere" sismico, che si è sovrapposta alle altre emergenze dovute al terremoto: quella dell’amianto.

La sollecitazione raccolta da AbruzzoWeb arriva da Massimo Lombardo, componente dell'Osservatorio nazionale sull'amianto.

Da imprenditore che opera proprio nel settore del bonifiche e dello smaltimento del pericolosisimo materiale, di cui nel 1991 sono stati vietati la produzione e l’utilizzo, garantisce che “centinaia di migliaia di metri cubi di amianto sono rimasti imprigionati nelle macerie a seguito del terremoto del 2009, nel capoluogo e anche in decine di centri storici dei paesi".

E se una parte significativa è stata rimossa, altrettanta resta dov'è, sottoposta alle intemperie, nelle aree della città da ricostruire. E nessuno può assicurare che non si respiri aria contaminata da fibre microscopiche che, come la scienza ha dimostrato, possono provocare tumori anche a distanza di anni.

“L'amianto è stato utilizzato prima della messa al bando per la coibentazione di edifici, per i tetti e le coperture, per realizzare pavimenti, serbatoi e canne fumarie - spiega Lombardo - Tutto materiale che è rimasto tra le macerie, presente in abbondanza nei palazzi abbattuti. Per la bonifica delle macerie e per gli abbattimenti si sono adottate tutte le precauzioni possibili, con la rimozione dei frammenti visibili di amianto da parte del personale specializzato. Ma le polveri sono rimaste tutte lì”.

Una bonifica integrale sarebbe stata però impossibile, ammette Lombardo.

"Tutte le macerie risultanti dai crolli si sarebbero dovute catalogare come rifiuto speciale da trasportare in apposite discariche - spiega ancora - cosa evidentemente impossibile, per costi e tempi necessari”.

A maggior ragione, dunque, occorre ora un monitoraggio dell’aria, per individuare eventuali punti della città dove la quantità di polveri aerodisperse superano il livello di guardia.

E un’area critica, è per esempio quella dei Quattro cantoni, nel cuore del centro storico dell'Aquila.

“Nel 2006 una società privata ha effettuato una rilevazione proprio in quel punto - prosegue l'esperto - e ha registrato una concentrazione di polveri di amianto quattro volte superiore alla media, perché è un crocevia dove si determina un addensamento di correnti di aria. Per di più nei paraggi c’erano vecchi tetti di amianto usurati che rilasciavano particelle”.

Quasi tutti i tetti di amianto ora sono stati rimossi a seguito della ricostruzione dei palazzi dell’asse centrale, tanti altri sono ancora al loro posto.

“I Quattro cantoni - conclude Lombardo  - sono ora frequentati, hanno aperto locali, ci passa tanta gente. E c’è chi tornerà a viverci a breve. Le istituzioni devono fare tutto quello che è nelle loro possibilità per garantire la salute dei cittadini”. Filippo Tronca



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