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INTERVISTA AL COMANDANTE DEI CARABINIERI FORESTALI SAMMARONE; OLTRE
500 CONTROLLI, CATEGORIE A RISCHIO ALLEVATORI, CACCIATORI E TARTUFAI

LA LOTTA CONTRO LE ESCHE AVVELENATE,
''CANI DECISIVI, SERVE NORMA TRACCIABILITA'''

Pubblicazione: 19 agosto 2018 alle ore 09:00

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AVEZZANO - Orsi, cervi, lupi, rapaci e altri animali protetti, a prescindere dal loro valore intrinseco e incommensurabile di esseri viventi, rappresentano per l'Abruzzo un potente attrattore turistico per i Parchi abruzzesi. 

Peccato però che su di essi grava la minaccia delle esche avvelenate, disseminate  da mano ignote e criminali, che negli ultimi anni hanno mietuto vittime, con 14 carcasse trovate di animali avvelenati.  I colpevoli vanno cercati principalmente, assicurano gli esperti, tra gli allevatori, i cercatori di tartufi e i cacciatori. Mele marce in categorie, è ovvio sottolineare, composte nella stragrande maggioranza da persone oneste e rispettose dell'ambiente. Mele marce che però quasi mai vengono scoperte e perseguite penalmente, anche perché giacciono in qualche cassetto del Parlamento progetti di legge che intendono rendere tracciabile l'acquisto, previa ricetta dell'agronomo, di antiparassitari, diserbanti, rodenticidi e altre sostanze velenose impiegate in agricoltura, che poi vengono utilizzate anche per confezionare le mortifere esche. Passo in avanti in Abruzzo si è avuto con i progetti europei Life sul tema, e con l'approvazione della legge 35 del 2017, "Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate", che stabilisce il chi fa cosa in caso di rinvenimento di animali avvelenati e di esche.

A fare il punto della situazione con Abruzzoweb è il colonnello Luciano Sammarone, comandante del reparto Carabinieri forestali di Castel di Sangro, a margine della seconda giornata ad Avezzano del Festival internazionale del cinema naturalistico ed ambientale, dove i Carabinieri forestali hanno offerto un pomeriggio di dibattiti, mostre e laboratori  didattici, a cura Nucleo Cinofilo Antiveleno del reparto Parco di Assergi, con tanto di dimostrazione con protagonista un cane "antiveleno", che in pochi minuti, con il suo fiuto infallibile ha individuato e segnalato al suo conduttore, le  esche che erano state disseminate in piazza Risorgimento.  Un modo per far toccare con mano ai cittadini la professionalità dei due nuclei cinofili operanti in Abruzzo: uno nel  Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga,  con due conduttori e 4 cani, il secondo nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, con un conduttore e due cani. 

"Quello delle esche avvelenate - spiega il colonnello Sammarone ad Abruzzoweb - è un fenomeno purtroppo sottostimato, nel senso che è molto difficile avere totale contezza degli episodi che si verificano, visto che i proprietari degli animali domestici avvelenati spesso non denunciano l'episodio,  non collegando la morte del loro animale ad un avvelenamento. Gli animali selvatici avvelenati vengono  invece ritrovati dopo molto tempo, ridotti oramai a carcasse, ed è impossibile a quel punto risalire alle cause della morte". 
Quello che è certo è che negli ultimi anni si è registrato un incremento delle esche trovate, prima ancora che vengano ingerite, e i controlli del territorio hanno avuto senz'altro un effetto deterrente. Nessuno  degli avvelenatori è stato inchiodato alle sue responsabilità. 

"Questo accade però - sottolinea Sammarone -. perché è cresciuta l'efficacia e la costanza dell'attività sul territorio dei nuclei antiveleno. Nell'areale dell'orso, quelle più monitorate,  abbiamo infatti ora tre nuclei cinofili operativi, con 500 ispezioni preventive, e 250 ispezioni di urgenza, a seguito di avvelenamenti".

"Purtroppo non si è riusciti ad effettuare nessun arresto e denuncia, la statistica da questo punto di vista è purtroppo deludente-  prosegue Sammarone -. è molto difficile infatti trovare la pistola fumante che sta dietro all'esca avvelenata". 

Le categorie dove cercare in primis sono però note. 

"Il rinvenimento di esche avvelenate - conferma Sammarone- si hanno prevalentemente in primavera e in autunno.  In primavera l'operazione che si fa più spesso nelle aree monitorate è quella di portare il bestiame al pascolo, in autunno  è il momento più intenso per la caccia e per la raccolta del tartufo. Dunque le categorie più 'a rischio', ma parliamo ovviamente di casi isolati, sono gli allevatori, che con le esche mirano ad eliminare gli animali selvatici predatori, in primis il lupo, e dall'altra parte i cacciatori e i tartufai, che ingaggiano guerre fratricide volte ad eliminare i cani dei concorrenti". 

Infine Sammarone tiene a ricordare che per inchiodare alla loro responsabilità gli avvelenatori sarebbe intanto utile aggiornare la normativa nazionale. 

"La normativa  sulla commercializzazione dei prodotti tossici va rivista, a tal proposito sono state depositate varie proposte di legge in Parlamento. Il nostro lavoro di indagine sarebbe infatti agevolato dalla tracciabilità,  attraverso in primis la certificazione dell'agronomo, di tale commercializzazione delle sostanze tossiche utilizzate in agricoltura, ma che poi qualcuno usa per confezionare esche avvelenate".



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