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CERIMONIA RISTRETTA IN PIAZZA DUOMO; BIONDI, ''IL SILENZIO HA IL VOLTO DI CHI NON C'E' PIU'''; MATTARELLA, ''RICOSTRUZIONE RESTA PRIORITA'''; CANDELE ALLE FINESTRE INVECE DI FIACCOLATA, FASCIO DI LUCE VERSO CIELO

L'AQUILA: CITTA' VUOTA 11 ANNI DOPO IL SISMA,
IL 6 APRILE DELL'EMERGENZA CORONAVIRUS

Pubblicazione: 06 aprile 2020 alle ore 01:00

L'AQUILA -  Un grande fascio di luce azzurro, colore della speranza, a toccare il cielo, dal cuore della città deserta. Migliaia di candele alle finestre, a L’Aquila e frazioni, nei paesi del cratere. Ma anche in tante altre città italiane.  

Il braciere che si accende, per mano di un vigile del fuoco, in piazza Duomo, vuota come gli aquilani hanno conosciuta, negli anni in cui la città era zona rossa, disseminata di macerie, e tristezza. Come è tornata ora, che è in buona parte splendidamente ricostruita. Sotto assedio, però, come mezzo mondo, di un microscopico virus, che ha già ucciso, nella sola Italia, oltre 91mila persone.

Così gli abruzzesi e gli aquilani hanno ricordato per l’undicesima volta il terremoto del 6 aprile 2009, che ha portato via 309 persone. 

Uniche presenze a piazza Duomo quelle istituzionali, delegate a rappresentare l’intera comunità dai familiari delle vittime: il prefetto della provincia dell’Aquila, Cinzia Torraco, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, in rappresentanza dei comuni del cratere del terremoto 2009.

Dopo l’accensione, le autorità sono entrate nella chiesa delle Anime Sante.

Biondi ha letto la lettera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"La ricorrenza di quest’anno - ha scritto Mattarella -, si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità – la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro”.

Biondi ha poi letto il suo intervento. 

"Abbiamo imparato che i sentimenti non vanno consumati, ma protetti; che la politica può e deve essere costruzione; che non può esserci spazio per la rassegnazione; che l’“Io attuale” non può prescindere dall’ “Io ideale” e che la memoria è fondamentale per restare umani, per non far prevalere la barbarie. Cedere all’oscurità significa essere convinti che la luce non tornerà mai", uno dei passaggi significativi dell'intervento di Biondi.

Il prefetto  ha reso omaggio alle lapidi commemorative delle vittime del terremoto nella Cappella della Memoria della Chiesa di Santa Maria del Suffragio.

A seguire la messa, celebrata dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila. 

“L'Aquila diventa per una notte capitale della preghiera, innalzata per le vittime del covid 19 e per famiglie colpite da un dolore indicibile. Stasera il cuore degli aquilani ospita il dolore del  mondo”, uno dei passaggi della sua omelia.  Don Luigi Pinton ha poi letto i nomi delle 309 vittime del sisma.

Al termine della messa, i 309 rintocchi dal campanile della chiesa in memoria delle vittime.

In giorni in cui sono tante, troppe le vittime, questa volta del coronavirus, che il mondo intero piange.

Alle 19 Biondi, che nel 2009 era sindaco del piccolo Comune di Villa Sant’Angelo, martoriato dalle perdite, e l’arcivescovo Petrocchi, hanno deposto un ramoscello d’ulivo benedetto sul luogo dove sorgeva la Casa dello Studente e dove persero la vita 8 studenti.

Illuminati alcuni luoghi simbolo della tragedia del 2009 - via XX Settembre, Casa dello Studente, Piazzale Paoli, via D’Annunzio e Convitto - resi tristemente noti dalla furia distruttrice del sisma. 

Celebrazioni anche a Onna, frazione dell'Aquila, dove i morti nella notte del 6 aprile sono stati 40. Il parroco don Cesare Cardozo ha celebrato una messa nella chiesetta di legno. Anche qui da solo, con l'eccezione, a debita distanza, di una persona per le Letture previste per la domenica delle Palme. 

MATTARELLA, ''RICOSTRUZIONE RESTA PRIORITA'''

“La ricostruzione de L’Aquila resta una priorità e un impegno inderogabile per la Repubblica. I cittadini hanno diritto al compimento delle opere in cantiere, al ritorno completo e libero della vita di comunità, alla piena rinascita della loro città”.

E’ uno dei passaggi della lettera che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha inviato al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, in occasione dell’undicesimo anniversario del sisma del 6 aprile 2009.

“La ricorrenza di quest’anno - ha scritto in un altro passaggio della lettera Mattarella - , si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità –la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro”.

LA LETTERA DI MATTARELLA

"Il ricordo della notte del 6 aprile di undici anni or sono è impresso con caratteri indelebili nelle menti e nei cuori dei cittadini de L’Aquila e di tutti gli italiani. Un terribile terremoto portò morte e devastazioni, gettò numerose famiglie nella sofferenza e talvolta nella disperazione, rese inaccessibili abitazioni, edifici, strade, costringendo a un percorso fortemente impegnativo, prima di sopravvivenza, poi di ricostruzione. Nel giorno dell’anniversario desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza, ai nostri concittadini di numerosi altri territori del centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come a l’aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale e i valori che provengono dalla loro storia".

La ricorrenza di quest’anno si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità, la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro.

La ricostruzione de L’Aquila resta una priorità e un impegno inderogabile per la Repubblica. I cittadini hanno diritto al compimento delle opere in cantiere, al ritorno completo e libero della vita di comunità, alla piena rinascita della loro città.

Di fronte agli ostacoli più ardui possiamo avere momenti di difficoltà ma l’Italia dispone di energia, di resilienza e di una volontà di futuro che ha radici antiche e che, nei passaggi più difficili della nostra storia, è sempre stata sostenuta da una convinta unità del popolo italiano.

Oggi questo senso di solidarietà e di condivisione rappresenta un patrimonio prezioso a cui attingere per superare l’emergenza di questi giorni". 

BIONDI, ''IL SILENZIO DI QUESTA NOTTE HA IL VOLTO DI CHI NON C'E' PIU'''

 "Il silenzio, questa notte, ha il volto di chi abbiamo perduto, ha il respiro di una umanità che lotta contro una minaccia letale, ma quasi irreale nella sua non fisicità, perché materia dei laboratori di ricerca, perché patologia da ospedali".

E' un passaggio dell'intervento del sindaco dell'Aquila Biondi.

IL DISCORSO DI BIONDI

"Sono trascorsi undici anni dalla notte più lunga e dolorosa della nostra vita e oggi la ricordiamo nel silenzio assordante di Piazza Duomo, un silenzio che amplifica e aggiunge al dolore per i nostri cari, vittime del terremoto del 6 aprile 2009, il dolore per i caduti a causa del coronavirus. Il silenzio, questa notte, ha il volto di chi abbiamo perduto, ha il respiro di una umanità che lotta contro una minaccia letale, ma quasi irreale nella sua non fisicità, perché materia dei laboratori di ricerca, perché patologia da ospedali.

Allora, come oggi, piangiamo la morte avvenuta in solitudine, senza la consolazione dei propri cari. Il ricordo della nostra tragedia di undici anni fa è rafforzato da un sentimento unico e solidale che accomuna l’intero Paese, perché qui, in questa piazza deserta - con accanto il prefetto Cinzia Torraco e il sindaco Francesco Di Paolo in rappresentanza dei comuni del cratere - si compie il riconoscimento istituzionale e collettivo del lutto dell’Italia e non solo. Ci troviamo di fronte all’universalità di un dramma e, forse, noi aquilani, senza presunzione ma con l’umiltà di chi ci sta provando, possiamo condividere la nostra testimonianza di rinascita.

Il nostro ricordare, lungo undici anni, rappresenta per noi una scelta rassicurante, nella misura in cui il passato dà senso al presente. Le nostre ferite, non sono solo la conseguenza di un evento drammatico. Il dolore, è stato ed è la spinta per un processo di rigenerazione che stiamo portando avanti con convinzione e determinazione.

Il ricordo del 6 aprile 2009 viene interrogato, raccontato, portato alla luce ogni anno perché senza non potremmo dare valore e visione al futuro dei nostri figli. Il Rinascimento dell’Aquila è l’esito del ricordo che diventa nutrimento per il futuro.

Abbiamo imparato che i sentimenti non vanno consumati, ma protetti; che la politica può e deve essere costruzione; che non può esserci spazio per la rassegnazione; che l’“Io attuale” non può prescindere dall’ “Io ideale” e che la memoria è fondamentale per restare umani, per non far prevalere la barbarie. Cedere all’oscurità significa essere convinti che la luce non tornerà mai.

Questa fiaccola, invece, ci racconta che la luce c’è e che illumina i nostri affetti, i valori a lungo ignorati, i tanti progetti da realizzare.

Ci mostra nuove possibilità e ci sfida ad afferrarle. La notte di undici anni fa fu illuminata dalla luce di alcuni “angeli” emersi dall’ombra: i vigili del fuoco che hanno scavato tra le macerie, i volontari che ci hanno soccorso e consolato, lo Stato che ci ha sostenuto…

Ora, come allora, non siamo soli. Ora, come allora alcuni “angeli” si prendono cura di tutti noi, ora come allora ci danno la speranza in un domani possibile.

In questo momento intendo rivolgermi a tutti i sindaci d’Italia, in particolar modo a quelli dei territori maggiormente colpiti dal coronavirus e ormai da settimane in prima linea, insieme al personale ospedaliero, in questa difficile battaglia.

A loro dico che, nonostante il dolore, la profonda sofferenza e il sentimento di impotenza davanti alle migliaia di lutti che colpiscono familiari e amici devono assolutamente credere nella speranza, devono tornare a imparare a sperare insieme ai loro concittadini.

Non è un imperativo per la sopravvivenza, ma per un futuro nuovo, dove la speranza diventi fattrice di storia, tensione verso uno scopo, impegno per un nuovo umanesimo.

PETROCCHI, ''C'E' OGGI VELO DI TRISTEZZA AGGIUNTA''

“La commemorazione dell’anniversario del terremoto, in questo periodo è avvolto da un velo di tristezza aggiunta. Tuttavia, l’allerta da coronavirus non riuscirà ad ammutolire la memoria del rovinoso sisma del 2009: la Città affiderà la sua voce ai 309 rintocchi di campana che, nella notte, ricorderanno le vittime del terremoto. Questi suoni, mesti e solenni, intendono abbracciare con la loro eco anche il dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari, spesso in circostanze strazianti, a causa del micidiale contagio”. 

Così l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, nel messaggio per l’undicesimo anniversario del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009.

L’alto prelato ha dato al suo intervento il titolo “Popolo temprato dalla storia ad affrontare e superare procve difficili”. 

“A undici anni dal terremoto, che ha devastato il nostro territorio, un altro ‘shock’ si abbatte sulla Comunità Aquilana: questa volta si tratta di ‘onde-d’urto’ non sismiche ma ‘virali’. Il famigerato Covid-19 ha causato i rovinosi ‘sussulti’ sanitari che stiamo soffrendo – scrive ancora Petrocchi -. Le 309 stelle (che rievochiamo) rimarranno sempre accese nel cielo spirituale e civile della Città, così come brilleranno perennemente nell’anima dei loro cari. Nella notte di questo anniversario si accenderanno anche lampade e lumi per commemorare i morti da Covid-19: così, alle luci del ‘firmamento’ aquilano si aggiungono altri ‘bagliori’, simbolo di un’ ‘appartenenza’ destinata ad ardere per sempre”. 

L'EX SINDACO MASSIMO CIALENTE: ''FA MALE RIVEDERE LA CITTA' DESERTA''

C'è chi dice che nel centro storico dell'Aquila non sia cambiato niente da allora: l'unica differenza è che nelle vie deserte non ci sono le macerie, che il silenzio sia solo più pulito. 

È vero fino ad un certo punto, è una specie di provocazione: la ricostruzione prima di fermarsi per il coronavirus era in pieno fermento, ma questo 6 aprile ha un sapore strano perché "la vita ci ha tolto la seconda Pasqua in 11 anni: per ironia della sorte anche quest'anno le 3,32 cadranno di lunedì come allora, il lunedì della settimana di Pasqua. Certo, per noi aquilani è un'altra botta forte alla psiche, ma paradossalmente ci siamo già passati, noi sappiamo cosa voglia dire restare chiusi nelle tende o negli alberghi per giorni in solitudine o in silenzio. L'unica cosa vera è che con questo isolamento ci verrà più difficile elaborare un lutto collettivo". 

Massimo Cialente è il sindaco del terremoto dell'Aquila.

Un sindaco per 10 anni tra le macerie e la ricostruzione "ma certo che girare per L'Aquila in questi giorni è un colpo duro: non si può vedere questo deserto, ti ricordi di quei silenzi, ti rivengono in mente i volti delle persone che non ci sono più - racconta Cialente, medico in pensione - da quel 6 aprile 2009 è passata mezza generazione ma questi giorni ci fanno rivivere il dramma con una intensità diversa".

D'ERAMO: ''DOPO QUELLA NOTTE, NULLA E' STATO COME PRIMA"

“Una giornata che ha fatto da spartiacque nella storia personale di oltre 100 mila persone e nella storia di una regione intera. L'Aquila rivive la domenica delle Palme, come 11 anni fa visse l'ultima giornata della sua 'vita normale';dopo quella notte, nulla è stato come prima".

Così il deputato aquilano Luigi D'Eramo, coordinatore della Lega abruzzese.

"La domenica delle Palme, al tempo del covid19, per noi sarà dolore sommato a preoccupazione e ad altro dolore. Quest’anno non potremo ricordare con le nostre fiaccole chi non c’è più , lo faremo raccogliendoci in silenzio da casa. Una sofferenza che si fa ancora più profonda nella solitudine di questa quarantena. Siamo stati forti e determinati in questi 11 anni; ora siamo chiamati di nuovo a dar prova di noi, della nostra capacità di far fronte alle difficoltà e alla nostra resilienza. Mi stringo in un grande abbraccio virtuale alla mia gente. Alle famiglie delle 309 vittime del terremoto di L'Aquila giunga il mio affettuoso pensiero e tutto il mio cordoglio", spiega ancora.

SANTANGELO, ''RIVEDO OGNI 6 APRILE QUELLA DISTESA DI BARE''

Il vice presidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo, del gruppo civico di Azione politica, sottolinea che “nonostante non possiamo partecipare al corteo e alla santa messa, saremo uniti nel ricordo a distanza e forse, proprio per tale ragione, ci sentiremo ancora più vicini alle famiglie delle vittime”. “Ogni 6 aprile rivedo nei miei occhi quella distesa infinita di bare allineate nel cortile della Guardia di Finanza per la funzione solenne di Stato. Alla collettività, alle famiglie è stata data la possibilità di abbracciare, per l'ultimo saluto, i propri cari ed è stato straziante. Forse, proprio per tale ragione, comprendiamo l'angoscia di tutti coloro che, in questi giorni, non possono vedere, baciare, stringere a se, i cari deceduti a causa del virus, mentre la televisione ci mostra i feretri silenziosi e disadorni di fiori che vengono caricati su squallidi camion militari. Il terremoto è stato un evento non prevedibile, dagli effetti talmente devastanti da minare le nostre certezze – conclude Santangelo -. Noi non molliamo”.

IMPRUDENTE, ''FA MALE QUESTO SILENZIO TOMBALE"

"Come se non bastasse, L';Aquila, in questa triste ricorrenza, è di nuovo avvolta da un silenzio tombale dovuto alle misure del governo e alla quarantena. Ma la nostra città e la nostra regione si rialzeranno più forti di prima – dichiara il vice presidente della giunta regionale, l’aquilano Emanuele Imprudente. 

LA DIRETTA DELLA COMMEMORAZIONE



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