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L'AQUILA: MOSTRA CICCOZZI-SGARBI, 'UNTITLED' ARRIVA IN CENTRO STORICO

Pubblicazione: 04 luglio 2020 alle ore 17:22

L'AQUILA - Giancarlo Ciccozzi espone all’Aquila, nonostante le limitazioni dovute alle severe norme per il contenimento del virus. Rinviata dunque, la mostra prevista per l’apertura della 726esima Perdonanza Celestiniana (bene immateriale UNESCO) del 22 agosto, a cui era prevista la presenza del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Ma l’artista aquilano non si arrende: questa mattina, sabato 4 luglio, per non fermare l’arte che rigenera è stata inaugurata l'esposizione.

Due diverse location cittadine nel centro storico di città coinvolte: corso Principe Umberto n. 9-11-13 presso palazzo Ciolina e in via Indipendenza n. 15 presso palazzo Ciccozzi, fino alla fine di agosto.

La mostra si intitola, “UNTITLED”, ovvero, “SENZA TITOLO”. Ciccozzi, dopo il terremoto è diventato il simbolo dell’anima ferita ma indomita dell’Aquila dopo il terremoto del 2009. Ha fatto conoscere attraverso la sua arte anche il dolore e i sacrifici degli aquilani di quel periodo, esponendo in varie città italiane e straniere, come Tirana, Basilea, New York, Miami, Praga, Parigi e molte altre ancora.

È un simbolo vivente dell’arte che non si arrende di fronte all’orrore e alla tragedia per continuare a generare bellezza e fiducia, ricucendo le fratture e suturando le ferite. Esponente dell’Arte Informale, ad oggi le sue opere sono esposte in alcuni importanti musei e fondazioni, palazzi istituzionali e musei. Ciccozzi compie le sue sperimentazioni fondamentali tra gli anni ‘90 e il 2000; usa materiali usurati, stracci, lamiere arrugginite, legni combusti, sacchi, materiali già vecchi, che danno da subito la sensazione di una durata limitata nel tempo, destinati a mutare, degradare, morire, in una chiara metafora di quello che è il destino dell’uomo: e quando invece utilizza materiali nuovi, li trasforma, li brucia, li tormenta, li straccia, caricandoli, attraverso la sua azione, di un significato inusuale ed intenso, sollecitandoci ad interrogarci sul loro stato, su quello che erano prima dell’intervento dell’artista, su quello che è accaduto e perché si siano trasformati nell’immobile fissità di un’opera d’arte.

Al di là dell’eterogeneità dei materiali e dell’apparente casualità degli accostamenti, le opere di Ciccozzi sono saldamente legate in uno schema strutturale equilibrato e complesso. Lui stesso lo definisce “caos programmato” che secondo una rigorosa legge compositiva di simboli e segni regola rapporti di spazi e fini relazioni tra le inusuali tonalità del colore e i timbri accentuati con gusto quasi classico.

Esalta continuamente il suo personale concetto della “poetica della materia”, anche se non di rado esplode con tecniche e lavorazioni che esulano dal suo modo di essere. Artista poliedrico e grande lavoratore, si concentra nei suoi laboratori dell’Aquila e di Roma; è prossimo a partecipare ad una importante mostra presso la Biblioteca Angelica di Roma in piazza Navona, al Premio Sulmona, a Dubai, e per fine anno ad Artbasel Miami, USA.



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