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L'AQUILA: ''IL MIO PROF E AMICO ALVARO SPACCA'', PERILLI LO RICORDA, ''HA CRESCIUTO GENERAZIONI DI STUDENTI''

Pubblicazione: 18 maggio 2019 alle ore 08:45

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L’AQUILA – “Oggi, con i sistemi di valutazione scolastico e universitario, un professore come Alvaro Spacca non sarebbe tollerato. Mancherà a tutti quelli che ha aiutato nella crescita umana, non solo culturale. Manca già tanto anche a me, suo ex allievo e poi amico fraterno per tanti anni”.

Non dà cenni di cedimento la commozione per la scomparsa di Alvaro Spacca, 70 enne aquilano, ex docente di italiano trovato senza vita, a causa di un malore, lo scorso 13 maggio nella sua abitazione del complesso residenziale Solaria, nel quartiere di Pettino.

Una morte, quella di Spacca, fratello di Giorgio (primario del reparto di Medicina riabilitativa dell'ospedale "San Salvatore" dell'Aquila ed ex consigliere comunale di Articolo 1), che ha prodotto centinaia e centinaia di messaggi ed altre testimonianze di cordoglio.

Specie da parte dei suoi ex allievi poi diventati amici di una vita, diversi dei quali hanno preso parte al funerale, nella chiesa, stracolma, di Pettino, per testimoniare sia a voce che in forma scritta un amore immenso nei confronti del prof, la cui salma è stata portata nella cappella di famiglia vicino Borgorose, in provincia di Rieti. 

Tra questi c’è Enrico Chico Perilli, ricercatore e docente di Psicologia dinamica all'Università degli Studi dell'Aquila, classe 1973, con una lunga esperienza politica nella sinistra e nel centrosinistra condivisa anche con Giorgio Spacca.

“La mia amicizia con Alvaro Spacca – racconta Perilli ad AbruzzoWeb – ha radici lontane e profonde. Si laureò con mio padre in Lettere e Filosofia con una tesi su György Lukács, filosofo, sociologo, politologo, storico della letteratura e critico letterario ungherese. Una scelta non casuale: politicamente, Alvaro restò segnato dalla rivoluzione ungherese del 1956, momento di ‘rottura’ con il Partito Comunista”.

“E poi, Alvaro è stato uno dei miei professori all'Istituto Magistrale – continua Perilli – Non riesco a credere che se ne sia andato così. E pensare che il venerdì prima della sua morte lo avevo sentito al telefono, cercava il numero di un amico in comune”.

“Per lui – fa notare – la prestazione scolastica era davvero l’ultima cosa. Alvaro era un maestro, un professore sensibile, umano, illuminato, che puntava a trasmetterti il senso e l’amore per ciò che spiegava. Riusciva ad attualizzare e ad umanizzare anche gli argomenti più complessi, come la Gerusalemme Liberata. E da uomo buono, empatico, non sopportava le furbizie, i finti perbenismi, le ‘meschinerie’. Ha cresciuto generazioni e generazioni di studenti, ne conosceva un numero indefinito e con molti di loro era rimasto in contatto anche dopo la scuola. Con me ha fatto lo stesso. E non solo per la amicizia di vecchia data con mio padre”.

“Era disponibile, sempre. Ci si poteva aprire, confidare, sfogare. Ed era talmente legato ai ‘suoi’ giovani che lo si poteva incontrare persino alle sessioni di laurea, ma non solo quelle dei suoi ex studenti. Ne conosceva sempre di nuovi in libreria, in biblioteca, in giro per la sua L’Aquila. E li aiutava pure per l’università, tanto che era sempre il primo ad arrivare alle sessioni di laurea. Sempre a piedi, ovviamente”, prosegue Perilli.

“Negli ultimi anni – svela quindi il ‘vecchio’ amico – si era dato follemente alla lettura di Martin Heidegger, il grande filosofo tedesco. In casa non aveva la tv, ma solo la radio”.

“Purtroppo – è il pensiero di Perilli sul ruolo che ebbe il professor Spacca – gli attuali sistemi e scolastico e universitario non ‘tollerano’ professori come lui. E per capirlo basta capire il sistema di valutazione quasi meccanico, prodotto dal liberismo che governa anche quel mondo. Alvaro, di fatto, era montessoriano”.

“E sul fronte politico e culturale, non riusciva a capacitarsi del burrone in cui è caduta l’Italia. Non si aspettava che si potesse cadere così in basso. Quando Silvio Berlusconi era ‘solo’ presidente del Milan, Alvaro metteva in guardia tutti noi dai personaggi come lui. E di sicuro non si aspettava che la sinistra finisse così male”, ammette quindi.

“Il rapporto con gli altri professori? Beh, sicuramente qualcuno avrà sofferto questo rapporto speciale con gli studenti. Però era praticamente impossibile litigare con lui, essendo una persona gentile e misurata come suo fratello Giorgio. Ci mancherà tantissimo”, conclude Perilli. 



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