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L'AQUILA: COSTI ELEVATI C.A.S.E. E M.A.P.,''COMUNE SAPEVA TUTTO''

Pubblicazione: 19 settembre 2014 alle ore 13:22

Il progetto C.a.s.e. di Sassa Nsi

L'AQUILA - Il Comune dell’Aquila già dal 2010 aveva tutti gli strumenti per comprendere che i circa 5500 alloggi dei quartieri post-sismici dei Progetti C.a.s.e e M.a.p, dell’Aquila, avrebbero avuto costi di gestione altissimi, superiori ai 6,5 milioni di euro l’anno, ma nulla ha fatto per cautelarsi e rendere sostenibile economicamente il passaggio di consegne dalla Protezione civile, prima della gestione e poi della proprietà.

E nulla ha fatto per controllare preventivamente la qualità dei lavori e il funzionamento dei servizi e degli impianti, perdendo dunque l’occasione irrepetibile di rivalersi eventualmente sulle ditte costruttrici, imponendogli interventi di miglioria e adeguamento, e facendo firmare i collaudi solo in un secondo momento.

La denuncia non è nuova e arriva da sfollati del quartiere del Progetto C.a.s.e. di Assergi, ai piedi del Gran Sasso, Mariella Cucchiarelli e Bruno Giuliano, e di Sassa, Sandro Sciarra, rappresentati dall'avvocato Fausto Corti.

Oggi esibiscono un lungo e infruttuoso carteggio tra i funzionari del Comune, in particolare tra il funzionario del Servizio per le Opere pubbliche Mario Corridore e l’ex assessore comunale ai Lavori pubblici Ermanno Lisi. Documenti che promettono saranno inviati anche alla Corte dei Conti, perché a loro avviso potrebbe ravvisarsi una grave inadempienza da parte del Comune, che non ha ben gestito i soldi dei cittadini, accollandosi un’enorme spesa futura senza le dovute cautele e garanzie.

Mario Corridore, per completezza di informazioni, è il funzionario contro cui Il Comune dell’Aquila si è costituito parte civile in un procedimento giudiziario che riguarda la ricostruzione privata di un condominio per il quale, secondo accuse tutte da dimostrare, sarebbe stato ottenuto indebitamente un contributo complessivo di 189 mila euro.

Nelle lettere che i cittadini hanno sottratto all’oblìo con un accesso agli atti, il funzionario sollecita comunque nel febbraio 2010 di "procedere urgentemente ad una stima delle spese di gestione del Progetto C.a.s.e.” e di individuare la copertura finanziaria, poiché, avvisa, si potrebbero generare grossi rischi natura di sostenibilità finanziaria.

Pertanto, andava urgentemente "individuata la modalità di versamento delle quote condominiali, del pagamento delle utenze, della gestione delle risorse".

Dal Comune, però, nessuna risposta.

Nel maggio 2010 il solerte funzionario invia all’allora assessore Silvana Giangiuliani un prospetto con la previsione di spesa annuale del C.a.s.e e del M.a.p.

Nel dettaglio per i 4450 alloggi del C.a.s.e e dei 19 nuovi quartieri post sismici: 2,5 milioni di euro di manutenzione ordinaria, 1 milione di manutenzione straordinaria, 380 mila euro di amministrazione parti comuni, 250 mila euro di illuminazione, 1,9 milioni di utenze gas riscaldamento. In totale 6,5 milioni di euro circa.

Per i 1130 M.a.p. invece 600 mila euro di manutenzione ordinaria, 350 mila euro di manutenzione straordinaria, 80 mila di illuminazione, per un totale di un milioni di euro circa.

Lo stesso funzionario nel giugno del 2011, piccato per le mancate risposte, ribadisce che è urgente "che venga approvato da parte del Consiglio comunale un regolamento di condominio, da tempo predisposti, e sottolinea che “sembra impossibile che un ufficio comunale possa effettuare tale gestione per 6.200 alloggi anche in considerazione delle ristrettezze imposte dalla finanziaria riguardo l’assunzione di personale".

Anche perché bisogna tener conto "della posizione di coloro che a causa dell’evento sismico hanno perso oltre l’abitazione anche il reddito e non sono nelle condizioni di poter far fronte economiche alla corresponsione delle quote condominiali”.

In altre lettere si mette in guardia dal rischio che prima o poi esplodano i costi per la manutenzione straordinaria, perché i lavori di realizzazione degli edifici sono stati troppo serrati dal punto di vista temporale, e già si riscontrano con segni evidenti di deterioramento.

"Stante il breve lasso di tempo rimasto al trasferimento della gestione - scrive Corridore- del patrimonio immobiliare, occorre procedere urgentemente alla stima delle spese da far inserire nelle risorse per la prosecuzione degli interventi".

"Adesso non ci si deve stupire se i balconi cascano da soli, se i tetti vengono scoperchiati dal vento, se vengono recapitate bollette pazze - commenta l’avvocato Corti - e se il Comune non trova le risorse per far fronte a crescenti consti di gestione sia ordinaria che straordinaria. Questo problema andava posto subito, prima di accettare di diventare proprietari del patrimonio edilizio. Un scelta a dir poco avventata".

"Il Comune -denuncia l'avvocato -  ha fatto scadere le cauzioni depositate dalle ditte aggiudicatrici degli appalti, che avrebbero potuto essere utilizzate per fare le riparazioni dei guasti segnalati dai cittadini. Non solo. Il Comune ha omesso di utilizzare anche la polizza decennale postuma per i vizi e le difformità che era stata stipulata dalle ditte con alcune compagnie assicurative. Dalle carte risulta che la Protezione civile trasmise al Comune tutta la documentazione, che però a oggi risulta irreperibile"

Il Comune dell’Aquila, speigano i cittadini, non doveva accettare a queste condizioni, anche perchè, a differenza di quanto affermato dal sindaco, c’erano tutti i documenti utili, consegnati dalla Protezione civile, per comprendere l’enorme rischio economico a cui tutti i cittadini sarebbero stati sottoposti.

“Il Comune - aggiunge Bruno Giuliano – avrebbe dovuto prima di assumere la proprietà del C.a.s.e. verificare la qualità dei lavori, la coibentazione delle pareti che in teoria avrebbe dovuto garantire un grande risparmio energetico, il buon funzionamento degli impianti, e se qualcosa non andava avrebbe potuto obbligare le ditte ad intervenire e porre rimedio, bloccando i deposti cauzionali, evitando di firmare i certificati di collaudo. Ora invece questi costi saranno accollati ai cittadini”.

Filippo Tronca

 



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