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L'AQUILA: CASO MENSE, 'RISPARMIO DI MEZZO MILIONE'
CORTE CONTI, PEZZOPANE E GLI ALTRI SI DIFENDONO

Pubblicazione: 22 settembre 2015 alle ore 13:23

Stefania Pezzopane
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L'AQUILA - L'archiviazione della posizione del dirigente del Settore comunale competente Fioravante Mancini da parte del tribunale penale è stato il fulcro della difesa della senatrice Stefania Pezzopane, rappresentata dall'avvocato Piermichele De Matteis, all'udienza oggi in Corte dei Conti.

Davanti alla magistratura contabile la parlamentare deve rispondere di un presunto danno erariale insieme ai componenti della giunta comunale del 2010, della quale faceva parte con la delega al Sociale, per l'appalto delle mense scolastiche.

"Abbiamo fatto un dibattimento verbale su tutte le questioni controverse" spiega ad AbruzzoWeb l'avvocato De Matteis, che stamattina ha depositato l'ordinanza di con la quale il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha archiviato la posizione di Mancini, inizialmente coinvolto essendo dirigente del settore competente che ha materialmente provveduto all'espletamento della gara d'appalto, dicendo che non c'era nulla di illegittimo da rilevare.

Una ordinanza di archiviazione ritenuta "dirimente" per De Matteis, che oltre alla Pezzopane difende l'ex assessore Ermanno Lisi e che nella memoria presentata prova a dimostrare come l'amministrazione abbia "conseguito un evidente vantaggio economico" dal passaggio dai pasti monorazione allo scodellamento.

La Procura che, come racconta sempre l'avvocato, "ha insistito sulle argomentazioni contenute nell'ordinanza di citazione, da noi ritenute totalmente destituite di fondamento", ha ora novanta giorni per depositare la sentenza. Termine comunque non perentorio.

Al sindaco viene attribuito il 10%, pari a 45.498 euro, alla Pezzopane il 65%, cioè 295.737 euro, agli assessori di allora, Giampaolo Arduini, Marco Fanfani, Ermanno Lisi, Giuliano Lalli e Roberto Riga, il 5%, pari a 22.749 euro ciascuno.

Era il 2010 quando l'esecutivo affidò la gestione delle mense scolastiche alla società Vivenda, producendo, secondo l'accusa, un danno erariale che supera complessivamente i 454 mila euro.

L'inchiesta della magistratura contabile ha preso le mosse da un esposto presentato il 19 luglio 2012 dall'avvocato Fausto Corti in rappresentanza di una società esclusa dall'aggiudicazione nella successiva gara.

La Corte avrebbe riscontrato una serie di illegittimità nell’affidamento e gestione del servizio mensa.

Il vice procuratore generale Roberto Leoni ha puntato l'indice contro la delibera 378 del 28 ottobre del 2010 con la quale la Giunta Cialente avrebbe permesso all'impresa di aumentare il prezzo per ogni pasto di 1,12 euro + Iva. L'aumento, applicato su circa 400 mila pasti, avrebbe prodotto il danno erariale da mezzo milione di euro.

L'amministrazione ha giustificato l'aumento con la scelta di passare dal servizio di monorazione a quello di scodellamento dei pasti. Secondo il capitolato d'appalto, però, la Vivenda avrebbe dovuto assumersi gli oneri nel caso di attivazione di nuove modalità del servizio.

Nella memoria difensiva l'avvocato De Matteis fa invece notare come per il Comune non ci sia stato un danno economico ma anzi un risparmio, nei due anni di proroga dell'affidamento alla Vivenda, di circa mezzo milione di euro l'anno. E richiama l'articolo 1 del capitolato allegato al contratto tra il Comune dell’Aquila e la Vivenda Spa, che "aveva previsto la diversa modalità di erogazione del servizio, ovvero in multiporzioni, ove tale modalità avesse raggiunto la percentuale del 40% dell’intero servizio, legittimando una rinegoziazione del prezzo".



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