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TRA ASSOLUZIONI E PRESCRIZIONI, SCAGIONATI I DEL BEATO E UNA FUNZIONARIA

L'AQUILA: CADONO ACCUSE PER
MANUFATTO DI VIA DI VINCENZO

Pubblicazione: 23 marzo 2016 alle ore 19:49

Il manufatto sequestrato
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L’AQUILA - Tra assoluzioni e prescrizioni, cadono le accuse 5 anni dopo l’inchiesta shock: non era abusivo il manufatto per 12 attività commerciali realizzato nella periferia Ovest dell’Aquila, in via Giovanni Di Vincenzo, già dissequestrato e del quale ora si bloccherà l’iter di demolizione, puntando, anzi, a collocarci dei negozi all’interno quanto prima.

La decisione è stata presa ieri dal giudice monocratico del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco, che ha scagionato i 3 rimasti imputati da un iniziale gruppo di 12, in parte per assoluzione, in parte per intervenuta prescrizione.

Si tratta dei costruttori Aldo Del Beato, proprietario del terreno e amministratore unico della ditta esecutrice “Aldo del Beato & Company srl”, e Marco Del Beato, direttore tecnico e direttore dei lavori della stessa ditta, e Tiziana Moro, funzionario municipale che era stata componente della conferenza dei servizi in rappresentanza dell’ufficio tecnico del Comune.

La prescrizione, in particolare, non va giù agli imprenditori che si aspettavano un’assoluzione piena perché si ritengono del tutto innocenti: e così, per bocca del loro legale, Ernesto Venta, annunciano “il ricorso in Appello per giungere a un’assoluzione complessiva, una volta che il giudice avrà emesso le motivazioni”, ovvero entro 15 giorni.

Secondo le accuse iniziali, in parte smentite dalla sentenza di primo grado, quel manufatto era stato realizzato grazie ad abusi, omissioni in atti d’ufficio e reati di natura urbanistica, senza il permesso di costruire, senza la denuncia di inizio lavori, senza presentazione del progetto di costruzione e senza l’autorizzazione del Genio Civile, violando anche la delibera del Consiglio comunale numero 57 del 2009 sui manufatti temporanei, le cosiddette “casette”.

Proprio il futuro utilizzo del manufatto al momento sarà la priorità su cui concentrarsi da parte degli imprenditori assolti, come spiega l’avvocato Venta.

“C’è un ordine di demolizione del Comune che pende in giudizio, il Tar l’aveva disposta (con un’ordinanza cautelare confermata anche dal Consiglio di Stato, ndr) ma nel merito deve ancora esprimersi - precisa - Alla luce dell’assoluzione dovrebbe essere in discesa la strada, anche se i tempi saranno lunghi. Ancora non è fissata un’udienza, farò istanza di prelievo per farla fissare subito”.

Il destino, comunque, è legato anche a quello complessivo dei 6 mila manufatti temporanei stimati tra L’Aquila e il “cratere”, le “casette” in attesa di normazione.

“Sono scaduti anche i termini di validità delle autorizzazioni provvisorie, che erano di 3 anni più 3, forse rientrerà nel calderone delle ‘casette’ ma questo dipenderà dal Comune, ce ne sono 6 mila e qualche decisione si dovrà prendere”, conclude il legale.

“Mi auguro che, pur con tutte le lungaggini, ora riescano a trovarci posto attività commerciali, sono molto soddisfatto di come è andata a finire”, commenta invece Giorgio Del Beato, uno dei procuratori generali dell’impresa.

“Anche se ci sono voluti 5 anni avrei potuto attendere ancora, quello che mi interessava era fare luce su questa vicenda incresciosa perché le accuse iniziali erano pesantissime e invece sono felice che il pm abbia chiesto l'assoluzione per tutte le accuse, anche se poi per alcune è intervenuta la prescrizione”, conclude.

L’inchiesta aveva fatto scalpore anche perché coinvolgeva, in partenza, due assessori dell’allora Giunta Cialente, Marco Fanfani, oggi presidente della Fondazione Carispaq, che aveva la delega al Commercio, ed Ermanno Lisi, che aveva la competenza delle Opere pubbliche.

Tuttavia la posizione dei due amministratori era stata archiviata in udienza preliminare assieme alle altre sette.



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