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L'AQUILA: BUONI SPESA PER EMERGENZA CORONAVIRUS, INSORGONO OPPOSIZIONI, ''CRITERI VERGOGNOSI''

Pubblicazione: 04 aprile 2020 alle ore 20:12

L'AQUILA - Monta la protesta a L'Aquila e insorgono le opposizioni dopo l'approvazione della delibera di Giunta che stabilisce i criteri di assegnazione dei buoni alimentari  per sostenere i cittadini che versano in condizione di difficoltà economica a causa dell'emergenza coronavirus.

I buoni spesa, viene spigato, "sono proporzionati rispetto alla consistenza del nucleo familiare secondo la seguente ripartizione: nuclei monocomponente € 100,00; nuclei con due componenti € 200,00; nuclei con tre componenti € 300,00; nuclei con quattro componenti € 400,00; nuclei con cinque o più componenti € 500,00".

A scatenare le proteste è il fatto che alle somme stanziate dal governo al Comune dell'Aquila, pari a 368mila euro, "potranno accedere attraverso un'autocertificazione, coloro che dichiareranno di essere in stato di bisogno a seguito dell’emergenza Covid 19, cittadini italiani e stranieri residenti in città. Questi ultimi dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno di lunga durata".

Il Circolo di Sinistra Italiana L’Aquila denuncia così le "inaccettabili discriminazioni da parte dell’Amministrazione comunale nell’erogazione dei buoni spesa, in favore delle famiglie bisognose. La Giunta ha deliberato ammettendo al beneficio solo gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, escludendo così tutte quelle famiglie straniere che hanno un permesso di soggiorno a durata".

Dello stesso avviso Coalizione Sociale che parla di criteri "vergognosi" e sottolinea "la mancanza di rispetto e di qualsiasi scrupolo con cui il governo cittadino, sindaco in testa, sta cavalcando la crisi sociale ed economica".

Interveine anche Italia Viva che la definisce una "discriminazione ingiusta e in contrasto con le vigenti norme di legge". 

SINISTRA ITALIANA: "UNA PROVA INDECENTE D RAZZISMO SENZA LIMITI"

"Simili esclusioni sono illogiche, ingiuste e in contrasto con le vigenti norme di legge. Sono interventi che devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale particolare situazione, indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio", si legge nella nota di Sinistra italiana a firma di Gamal Bouchaib e Pierluigi Iannarelli.

"In particolare, per quanto riguarda i titoli di soggiorno, va ricordato che numerose norme (artt. 2, 41 e 43 TU immigrazione, oltre a varie direttive UE) garantiscono la parità di trattamento con gli italiani nell’accesso alle prestazioni di assistenza sociale a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno per famiglia, lavoro o protezione internazionale; pertanto non è consentito ai Comuni operare distinzioni a seconda del titolo di soggiorno".

"Quanto agli stranieri privi di titolo di soggiorno, va tenuto conto – senza voler considerare qui la evidente opportunità di un provvedimento di regolarizzazione – che in questa particolare situazione essi non hanno alcuna possibilità di lasciare il nostro paese stante il blocco della mobilità internazionale e l’indisponibilità dei paesi di origine a riammetterli nel territorio. Si tratta dunque di persone “irregolari”, ma di fatto costrette a restare nel nostro paese; e di persone che, a causa dell’emergenza, hanno dovuto abbandonare i loro precari lavori (rider, badante ecc.)  subendo le conseguenze più immediate e pesanti del blocco: non vi è dunque alcun motivo per escluderli dall’aiuto assegnato a titolo di 'solidarietà alimentare' (come infatti dispone l’Ordinanza n. 658 del 29.03.2020 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30.03.2020)".

"Infine, quanto al requisito della residenza nel Comune, lo stesso non deve essere considerato (né per gli italiani, né per gli stranieri) come residenza anagrafica, pena l’esclusione dei soggetti senza fissa dimora che sono anch’essi in condizione di particolare bisogno o dei richiedenti asilo che, in conseguenza dell’entrata in vigore del primo decreto sicurezza, non vengono iscritti all’anagrafe dalla maggior parte dei Comuni, pur avendo comunque diritto, ai sensi dell’art. 13 d.l. 113 convertito in l. 132/2018, ad accedere ai servizi erogati sul territorio".

"Per questi motivi, chiediamo con forza l’immediata eliminazione di ogni disposizione comunale che ponga criteri di accesso o priorità alle misure per garantire generi di prima necessità a chi è duramente colpito dalla crisi, a esclusione di quelli legati alla condizione di bisogno del nucleo familiare. E’ una responsabilità delle istituzioni, in tutte le sue articolazioni, occuparsi di chi è più in difficoltà e in questo momento rischia di essere lasciato solo. Devono quindi essere eliminati i requisiti di cittadinanza e/o residenza in quanto oltre a essere al di là di ogni limite di decenza, sono anche privi di ogni fondamento costituzionale".

"E’ criminale e miope questo atteggiamento ultra ideologico della destra aquilana, il teatrino peggiore che si poteva vedere in un momento di emergenza storica che ci dovrebbe far riflettere sul senso comune. Il virus non conosce ne confini ne nazionalità, non creiamoli all’interno della nostra comunità", conclude la nota.

COALIZIONE SOCIALE: "SCIACALLAGGIO SULLA PELLE DEGLI ULTIMI"

"La mancanza di rispetto e di qualsiasi scrupolo con cui il governo cittadino, Sindaco in testa, sta cavalcando la crisi sociale ed economica conseguente all’emergenza Covid è semplicemente vergognosa. L’inseguimento del consenso politico attraverso misure discriminatorie è addirittura criminale", si legge nella nota di Coalizione sociale.

"È da primo giorno di questa crisi che le tante piccole e grandi realtà di volontariato del nostro territorio si adoperano per andare incontro alle esigenze delle persone più fragili. Sono le realtà che da sempre si confrontano col disagio e che da sempre sono in contatto con i Servizi sociali del Comune come della ASL per offrire sostegno e spesso anche per risolvere tempestivamente situazioni di grave privazione".

"Queste realtà non solo non si sono mai fermate, modificando ovviamente le modalità per assicurare sostegno e garantire la sicurezza di operatori e utenti dei servizi, ma hanno visto drammaticamente aumentare la domanda. Sia il Governo nazionale che regionale hanno riconosciuto tali interventi come indispensabili ancor più in questo momento che vede aumentare il disagio per le persone che già soffrono la marginalità: parliamo del mondo della salute mentale, dei disabili, dei bambini, delle donne vittime di violenza domestica, dei poveri di sempre a cui si sommano le nuove fragilità legate alla perdita di lavori precari e saltuari, già poco retribuiti e non tutelati, che non riescono già dai primi giorni di questa crisi ad acquistare nemmeno i beni di prima necessità. Si tratta spesso di cittadine e cittadini stranieri da cui la nostra società esige i lavori più umili".

"Da subito abbiamo richiesto all’Amministrazione che queste attività di sostegno venissero riconosciute e organizzate nell’ambito di un tavolo di coordinamento pubblico per valorizzare al meglio tutte le risorse disponibili sul territorio e rafforzare la rete degli interventi a domicilio, cruciali in ragione della particolare emergenza che stiamo vivendo. Un coordinamento sollecitato ultimamente anche dalla Circolare della Direzione generale per la lotta alla povertà del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Oggi ci ritroviamo con un Sindaco che in veste istituzionale sponsorizza la legittima,  ci mancherebbe, iniziativa di un’associazione solo perchè vicina politicamente, in assenza di qualsiasi atto che ratifichi una collaborazione con il Comune e soprattutto in spregio di tutte quelle realtà che da anni si adoperano per le varie fragilità del nostro territorio".

"Di questa 'sponsorizzazione' chiediamo al Sindaco di riferire in Consiglio comunale che riteniamo debba tornare a riunirsi subito con tutte le cautele che la situazione impone. Nel frattempo l’Assessore alle Politiche sociali prova a riprendersi la scena annunciando finalmente un’intesa con il Centro Servizi Volontariato che dovrebbe, ma attendiamo di leggere la delibera, occuparsi di coordinare le varie realtà già operative".

"E soprattutto finalmente escono i criteri con cui si pensa di assegnare i 368.000 euro messi a disposizione dal Governo, criteri basati sulla residenza in città e, per i cittadini stranieri, sui permessi di soggiorno di lunga durata. Criteri dunque escludenti proprio delle fasce che più patiscono questa crisi e in contrasto non solo con il dovere etico di non lasciare indietro nessuno, ma persino con le norme nazionali, come stanno già denunciando tante realtà che si occupano di persone straniere e migranti. Per questo crediamo che la Giunta farebbe bene a ritirare immediatamente l’atto, definendo criteri basati sul domicilio che rispondano alla realtà del nostro territorio anche per scongiurare crisi sociali. Basterebbe stare a sentire le tante e i tanti che si occupano da sempre di marginalità, invece di pensare a fare propaganda", conclude Coalizione sociale.

ITALIA VIVA, "NESSUNA DISCRIMINAZIONE, AIUTI PER TUTTI"

"La discriminazione nell’erogazione degli aiuti per l’emergenza da parte dell’amministrazione comunale è ingiusta e in contrasto con le vigenti norme di legge. I buoni spesa devono essere rivolti a tutti coloro che hanno subito gli effetti dell’emergenza, indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio. L’amministrazione comunale ha invece deliberato l’esclusione dagli aiuti degli stranieri non titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato", si legge nella nota di Italia Viva a firma di Edlira Banushaj, Elisabetta Vicini e Paolo Romano.

"Questi sono interventi straordinari destinati alla sussistenza della popolazione con fragilità provocate dall’emergenza. In quanto tali, devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale situazione.  In particolare, per quanto riguarda i titoli di soggiorno, va ricordato che gli artt. 2, 41 e 43 del Testo Unico dell’ immigrazione, oltre a varie direttive dell’Unione Europea, garantiscono la parità di trattamento con gli italiani nell’accesso alle prestazioni di assistenza sociale a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno per famiglia, lavoro o protezione internazionale; pertanto non è consentito ai Comuni operare distinzioni".

"Quanto agli stranieri privi di titolo di soggiorno, va tenuto conto che in questa particolare situazione essi non hanno alcuna possibilità di lasciare il nostro paese stante il blocco della mobilità internazionale e l’indisponibilità dei paesi di origine a riammetterli nel territorio. Si tratta dunque di persone “irregolari”, ma di fatto costrette a restare e di persone che, a causa dell’emergenza, hanno dovuto abbandonare i loro lavori seppur in nero (come ad esempio quello di badante) subendo le conseguenze più immediate e pesanti del blocco. Non vi è dunque alcun motivo per escluderli dall’aiuto assegnato a titolo di 'solidarietà alimentare'".

"Infine, quanto al requisito della residenza nel Comune, lo stesso non deve essere considerato (né per gli italiani, né per gli stranieri) come residenza anagrafica, pena l’esclusione dei soggetti senza fissa dimora che sono anch’essi in condizione di particolare bisogno o dei richiedenti asilo che, in conseguenza dell’entrata in vigore del primo decreto sicurezza, non vengono iscritti all’anagrafe dalla maggior parte dei Comuni, pur avendo comunque diritto, ai sensi dell’art. 13 D.L. 113 convertito in l. 132/2018, ad accedere ai servizi erogati sul territorio".

"Per questi motivi chiediamo che i criteri di ripartizione dei contributi per l’emergenza Covid tengano conto dei seguenti criteri:
Includere in ogni caso tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno breve, per non incorrere in violazioni delle norme di legge in materia provocando, oltre che una palese ingiustizia, un inevitabile contenzioso giudiziario. Includere in ogni caso gli stranieri nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno, tenendo conto che tutti i permessi in corso sono prorogati fino al 15.6.2020 (art. 103 DL 18/2020). Includere anche gli stranieri privi di titolo di soggiorno, facendo riferimento al domicilio nell’ambito comunale sulla base delle informazioni reperibili anche tramite i servizi sociali. Includere coloro che (italiani o stranieri) risultino privi di iscrizione all’anagrafe pur essendo effettivamente domiciliati nel Comune".

"Il virus non conosce confini e steccati: non bisogna ricrearli all’interno della nostra comunità locale; bisogna invece valorizzare il patrimonio di solidarietà e di coesione sociale che abbiamo sperimentato in queste settimane", conclude Italia Viva.



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