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PRESENTATA UNA DIFFIDA PER BLOCCARE IL PROVVEDIMENTO ADOTTATO DAL CONSIGLIO COMUNALE: ''INASCOLTATI I NOSTRI ALLARMI''

L'AQUILA, AMBIENTALISTI E URBANISTI CONTRO IL COMUNE: ''BORGHI MINORI, RISCHIO DEREGULATION DEMOLIZIONI''

Pubblicazione: 07 luglio 2019 alle ore 16:35

L'AQUILA - "Danni al patrimonio materiale e immateriale, totale deregulation che viene aperta a demolizioni volontarie incontrollate con aumento di cubatura, comportando lo stravolgimento dell'immagine dei centri storici minori". E' lo scenario che preconizzano le associazioni INU – sezione Abruzzo-Molise, Italia Nostra – sezione dell’Aquila, Archeclub d'Italia Onlus L’Aquila, Legambiente Abruzzo Beni Culturali e Pro Natura Abruzzo che hanno presentato formale diffida al sindaco  dell’Aquila, Pierluigi Biondi, all’assessore all’Urbanistica, Daniele Ferella, alla Segretaria Generale e al dirigente del settore urbanistica e pianificazione (e per conoscenza anche al Presidente del Consiglio Comunale, al Prefetto dell’Aquila e alla Soprintendente all’Archeologia, Belli Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila ed i Comuni del Cratere).

Lo scopo è revocare in autotutela il provvedimento del consiglio comunale 21 dell’11 aprile 2019, ovvero il provvedimento con cui sono state adottate uove misure per la ricostruzione e le demolizioni degli aggregati storici nelle frazioni. "Sottolineamo - dicono le associazioni - come le nuove misure siano state approvate senza l’ascolto dei cittadini, eludendo l'obbligo di legge di sottoporre a pubblica partecipazione una variante che si è completamente stravolta rispetto a quella iniziale in corsa; ci preoccupano le pericolose conseguenze come i danni al patrimonio materiale e immateriale, ma soprattutto la totale deregulation che viene aperta a demolizioni volontarie incontrollate con aumento di cubatura, comportando lo stravolgimento dell'immagine dei centri storici minori; infine, ci allarma il fatto che l'illegittimità del provvedimento finirebbe per produrre esiti gravi, dalla dubbia validità giuridica,  ma sostenuti da fondi pubblici. 
Di questi danni i diffidati verranno considerati personalmente responsabili in sede giudiziaria".

"La diffida è stata necessaria - concludono le associazioni - poiché non c’è stato riscontro alcuno da parte dell’Amministrazione, nè sulle nostre precedenti osservazioni nè sui dubbi sollevati e debitamente trasmessi in sede di Consiglio.  Al fine di tutelare non solo la città, ma anche il paesaggio e le frazioni, con le loro comunità ed i loro centri storici, le associazioni continueranno a lavorare nell’interesse generale, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio storico culturale, costituito dai tessuti storici, è elemento essenziale per la rinascita della città, attraverso interventi di ricostruzione consapevoli della importanza di detto patrimonio".



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