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ASSESSORE VALLE CASTELLANA, ''CHI LAVORA DAVVERO E' IN GINOCCHIO PER CROLLO COSTI LATTE E CARNE, MENTRE SOCIETA' DEL NORD AFFITTANO NOSTRE TERRE E FANNO SOLDI A PALATE CON MINIMO SFORZO''

INCETTA DI PASCOLI PER PRENDERE FONDI EUROPEI; ALLEVATORE, ''BASTA SPECULAZIONI!''

Pubblicazione: 12 aprile 2019 alle ore 06:15

TERAMO - C'è chi vive nelle montagna abruzzese ed eroicamente continua a fare l'allevatore, con tanti sacrifici, nonostante il crollo del prezzo del latte e della carne. E tira avanti perché per fortuna l'Europa garantisce un aiuto finanziario. 

Ci sono poi altri ?forestieri", società di altre regioni, che accaparrano ettari ed ettari di pascolo, facendo schizzare in alto il loro prezzo, solo per ottenere ricchi contributi, facendo sostanzialmente "finta" di fare gli allevatori, magari vivendo comodamente in città. 

Questa, in sintesi, l'insopportabile stortura rappresentata dai meccanismi con cui vengono erogati i contributi europei dei Titoli Pac, da parte dell'Agenzia per le erogazioni in Agricoltura (Agea), nonostante le modifiche dei regolamenti che hanno posto un freno, nel 2011, a speculazioni ancora più clamorose, visto che non era nemmeno necessario avere animali sopra i pascoli.  

Nel silenzio e nell'indifferenza generale, a dire basta a questa "ingiustizia" è però Battista Caterini, assessore comunale di Valle Castellana, nel cuore dei Monti della Laga, in provincia di Teramo. 

Che di professione fa proprio l'allevatore, con oltre mille pecore. 

"Il latte ha ormai un prezzo ridicolo - premette Caterini - , per non parlare poi dell’importo pagato dai commercianti di agnelli per le carni prodotte. Tutto questo fa sì che gli incassi derivanti dalla vendita di questi prodotti non permettono di coprire neanche il 50 per cento delle spese sostenute”. 

Per questo motivo, "il sostegno proveniente dai contributi dei Titoli Pac diventa di vitale importanza per la sopravvivenza delle piccole imprese agricole-zootecniche, non solo quelle di Valle Castellana".

Accade però, conferma Caterini, che "ci sono molti casi in cui grossi gruppi e consorzi del nord Italia, continuano a prendere in affitto, anche in Abruzzo, grandi superfici a pascolo e prato pascolo, che hanno canoni nettamente inferiori rispetto alle superfici seminative. Questo infatti permette a chi intende speculare, di incassare l’alto valore dei loro titoli pagando un canone di affitto terreni ad un prezzo molto superiore al reale valore di mercato".

Insomma, aumento gli ettari, e di conseguenza i contributi. Ma con questo meccanismo il mercato degli affitti delle zone montane è passato in pochissimo tempo dai 30-40 euro per ettaro che gli allevatori nostrani pagavano in passato fino a prezzi a tre-quattro volte superiori.

Gli "accaparratori", con la modifica delle regole di erogazione, dal 2011 non possono più permettersi di non pascolarci nemmeno un capo di bestiame. 

Ma possono comunque far finta di farlo, con un numero minimo per ettaro, del tutto disinteressati a fare vera impresa, producendo cioè latte e carne di qualità, visto che quello che per costoro conta è solo incassare i contributi europei con la minimo sforzo, e la minima spesa. 

“Le istituzioni - protesta Caterini - devono vigilare affinché vengano rispettati gli accordi ed i terreni siano effettivamente utilizzati per quanto dichiarato: se un terreno è dichiarato “da pascolo”, e come tale riceve  contributi, si deve vigilare affinché venga effettivamente utilizzato per questo scopo e non soltanto sulla carta, e per finta". 

E si chiede Caterini trattenendo a stento la rabbia: "quale beneficio porta alla nostra comunità un soggetto che reperisce sul mercato appezzamenti di terreno solo per chiedere il pagamento di un contributo che, e questo voglio sottolinearlo, nei principi dell’Unione Europea ha il solo scopo di mantenere il ruolo dell’agricoltura e dell’agricoltore? Come si può perorare una norma che favorisce gli speculatori rispetto a quanti lavorano per far sopravvivere un settore storico del nostro Paese? Ma soprattutto come si possono avvantaggiare imprenditori che non curano l’ambiente, non producono alimenti, non mantengono in buone condizioni i terreni e non producono né ricchezza né lavoro?”. 

Caterini ha intenzione di chiedere a breve un incontro con tutte le associazioni di categoria, con l’assessore regionale all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, e anche con il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio.

“E' necessario cambiare le regole: i fondi devono essere erogati in base ai giorni effettivamente pascolati, il pagamento delle domande PAC arrivi entro l’11 novembre dell’anno di riferimento, in quanto i canoni di affitto vengono pagati entro questa data e soprattutto perché è il termine naturale dell’annata agrari. Serve un ufficio Agea che risponda in maniera diretta, comprensiva e tempestiva quando vi sono anomalie sulla domanda Pac”. 

“I nostri allevatori attendono risposte concrete altrimenti molte aziende rischiano di chiudere i battenti, infliggendo così un nuovo duro colpo alle aree montane già duramente colpite da spopolamento e calamità naturali”, conclude l'allevatore e assessore Caterini.



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