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EX PRESIDENTE REGIONE E SENATORE DEM SU HUFFPOST PROPONE RICETTA SU MACCHINA AMMINISTRATIVA; MEMORABILI I SUOI SCONTRI A PALAZZO SILONE CON DIPENDENTI E DIRIGENTI ''VENTISETTISTI'' E ''SANGIACCHISTI''

IL BLOGGER D'ALFONSO CONTRO I BUROCRATI
'VIA PREMI PRODUZIONE IN ENTI INADEMPIENTI'

Pubblicazione: 31 maggio 2020 alle ore 07:44

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PESCARA - Rendere efficienti le amministrazioni pubbliche, anche azzerando le indennità di risultato dei dirigenti, “demolire tutto quanto c’è di contundente nel potere degli uffici nei confronti dei diritti del cittadino”. Far saltare la "burocrazia malata che conosciamo”, per non far saltare l’Italia e per essere “all’altezza di questo interrogante tempo nuovo di fronte a noi che non permette incertezze ed esitazioni”.

Non ha dubbi su quale debba essere una delle priorità per far fronte alla crisi economica e sociale che il coronavirus sta già provocando, il senatore del Partito democratico Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione Abruzzo, che ha da poco intrapreso l’esperienza da blogger sull’Huffington Post, popolare quotidiano on line di cui è vicedirettore il giornalista aquilano Alessandro De Angelis, e neo direttore Mattia Feltri, dopo l'addio di Lucia Annunziata.

Nella disamina di D’Alfonso sui mali dell’amministrazione pubblica e sulle improcrastinabili soluzioni, sviluppata con uno stile senz’altro ben più castigato e pianeggiante, rispetto alla sua pirotecnica esuberanza retorica, spicca la proposta dell'azzeramento dei premi di produzione ai vertici dirigenziali, "qualora un ente pubblico locale e territoriale non porti a termine nei tempi e nei modi previsti atti e interventi fondamentali".

Obiettivo da libro dei sogni verrebbe da dire, almeno nel suo Abruzzo, visto che il centrodestra del presidente, Marco Marsilio di Fratelli d’Itallia, con l'assessore al personale Guido Liris, anche lui di Fdi, ha provato ad aprile a non aumentare l'indennità di posizione ai direttori, atto a dir poco politicamente imbarazzante in una regione messa in ginocchio dal covid 19 e dal lockdown, per poi essere costretto a maggio ad una repentina retromarcia, dietro la minaccia di ricorsi, denunce e ammutinamenti.

Da ricordare che l’ex governatore abruzzese è stato spesso contestato per le pretese eccessive in merito alle performance dei suoi funzionari e dirigenti, e che la Giunta di centrodestra ha confermato in larga parte la classe dirigente della precedente amministrazione di centrosinistra guidata proprio da D’Alfonso, che si suppone mantiene sull'apparato ancora un ascendente. 

Ma anche lui quando era presidente, ha dovuto ingaggiare durissimi scontri con gli apparati burocratici della Regione Abruzzo.

Esplosi a seguito della riforma della tecnostruttura del 2015 che è stata uno dei primi atti della sua Giunta, e che ha introdotto la figura del direttore generale, ridisegnato i dipartimenti, determinando giri di valzer tra dirigenti da un ufficio e l'altro, e da una città all'altra.

Provocando con ciò molto scontento tra dipendenti e dirigenti e rispettivi sindacati, che accusavano D'Alfonso di essere una sorta autocrate arroccato nella sua torre attorniato da un nutritissimo staff presidenziale a nomina diretta. Come non dimenticare poi i suoi memorabili interventi d’aula e le godibili filippiche contro i "sangiaccati", a evocare gli intoccabili feudi della burocrazia dell'impero ottomano, o ancora contro i "club degli aperitivi" e i "ventisettisti", che aspettano solo il giorno del pagamento dello stipendio.

Plastica icona di questa laica guerra contro la mitologica figura del burosauro, è stata la schiacciasassi, donata dall'Anas, fatta collocare all'inizio del 2015 da D’Alfonso all'ingresso di palazzo Silone a L'Aquila, sede della Giunta regionale, a simbolo della sua pervicace volontà di sbriciolare e spianare le inefficienze nella tecnostruttura regionale. Ingombrante monumento rimosso a settembre 2019 dalla giunta di centrodestra di Marsilio, tra le hola e le ovazioni di dirigenti e dipendenti, che già avevano stappato lo spumante in occasione della decisione di D’Alfonso di candidarsi al Senato nel marzo 2018, e lasciare dunque la Regione un anno in anticipo rispetto alla scadenza del mandato.

Nel suo articolo su Huffington Post il senatore cita il “Rapporto sui principali problemi della Amministrazione dello Stato" cita che il grande giurista ed ministro della funzione pubblica Massimo Severo Giannini, inviò alle Camere nel lontano novembre 1979, e dove erano rubricati e analizzati i tutti i mali atavici della burocrazia italiana, e le relative terapie che dopo quasi mezzo secolo la classe politica italiana di ogni colore e livello, non è stata capace di attuare.

In quel rapporto rimarca D’Alfonso, “memorabile il giudizio su un potere pubblico che viene sovente a presentarsi come un singolare malfattore legale, che permette a sé ciò che invece reprime nel privato”. A seguire la sua ricetta per tradurre finalmente in pratica gli obiettivi che sono noti da decenni.

Ovvero “l’accelerazione delle modalità di reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle previsioni costituzionali, anche con l’ausilio di sistemi automatizzati”, “la previsione di fasi innovative nella decisione pubblica: tramite l’introduzione di momenti fondati sull’oralità per la progressione dei procedimenti amministrativi, al fine di aumentarne la velocità e riconoscere spazio all’immediatezza nonché per favorire la trasparenza e la corretta informazione nei confronti di cittadini e imprese”, e ancora "il rafforzamento dei procedimenti formativi dei pubblici dipendenti: soprattutto rispetto ai processi di digitalizzazione”,

E soprattutto propone D’Alfonso: “qualora un ente pubblico locale e territoriale non porti a termine nei tempi e nei modi previsti atti e interventi fondamentali, come tali individuati ad esempio nel Documento unico di programmazione, scattano misure che determinano l’azzeramento delle indennità di risultato dei dirigenti, l’impossibilità di conferire incarichi consulenziali e di assumere nuovo personale. Contestualmente vanno pensati incentivi e giusta retribuzione dei dirigenti e funzionari parametrati ai risultati e alla complessità del lavoro svolto, nonché aggregazione di personale al fine di rendere maggiormente funzionali le realtà più piccole”.

 



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