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FOTOGRAFIA SCATTATA DAI SISTEMI DI SORVEGLIANZA PASSI E PASSI D'ARGENTO: VIZIO PER UN ITALIANO SU 4; IL CONSUMO MEDIO GIORNALIERO E' DI 12 SIGARETTE; 16,2% DEGLI ABRUZZESI E' RIUSCITO A SMETTERE

FUMO: ABRUZZO TRA PEGGIORI D'ITALIA PER CONSUMO, MA CALA NUMERO DI CHI HA IL VIZIO

Pubblicazione: 14 luglio 2020 alle ore 06:57

L'AQUILA - Scende il numero dei fumatori in Abruzzo, ma resta tra le regioni in testa alla classifica, con le quote più elevate di fumatori del Centro-Sud.

L'Abruzzo nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019 i fumatori si attestano al 26,9 per cento, -3,1% rispetto ai dati riferiti al 2009-2012, quando il 30 per cento dei cittadini aveva ammesso di essere un fumatore.

È la fotografia scattata dai Sistemi di sorveglianza Passi e Passi d'Argento, coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e volti a monitorare e prevenire i fattori di rischio per la salute. 

Il 36,3 per cento degli abruzzesi intervistati hanno ammesso di aver provato a smettere di fumare, ma soltanto l'8,9 per cento di questi vi è riuscito, mentre la percentuale di coloro che possono considerarsi ex fumatori è pari al 16,2%.

In Italia, la maggioranza degli adulti 18-69enni non fuma (57%) o ha smesso di fumare (18%), ma un italiano su 4 fuma (25%). Il fumo di sigaretta è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate (meno istruiti e/o con maggiori difficoltà economiche) e negli uomini. 

Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, tuttavia quasi un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto. 

La variabilità territoriale mostra in testa alla classifica delle Regioni con le più alte quote di fumatori alcune del Centro-Sud, in particolare Umbria, Lazio, Sicilia e Abruzzo. 

Anche in Emilia-Romagna la prevalenza di fumo resta elevata. 

Dal 2008, la percentuale di fumatori va riducendosi significativamente in tutto il territorio italiano. 

Questa riduzione coinvolge di più le persone senza difficoltà economiche e meno le persone economicamente più svantaggiate, fra le quali è più alta la quota di fumatori. 

La quota di ex fumatori cresce all’avanzare dell’età, è maggiore fra le persone senza difficoltà economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri e fra i residenti nelle Regioni settentrionali; ma la quota più alta di ex fumatori è tra i residenti della Sardegna. 

Ancora troppo bassa l’attenzione degli operatori al fumo: solo un fumatore su 2 riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario.

Dai dati di Passi d’Argento raccolti nel quadriennio 2016-2019, in Italia, emerge che la maggioranza degli ultra 65enni non fuma (63%) o ha smesso di fumare da oltre un anno (27%), ma una persona su 10 è ancora fumatore (10%). Con l’avanzare dell’età, l’abitudine al fumo, corrente o passata, è più difficilmente rintracciabile: dalla classe di età 65-74 anni a quella over 85 la quota di fumatori scende dal 14% al 3% e la quota di ex fumatori passa dal 30% al 21%. È invece più probabile intercettare chi non è mai stato fumatore: sono il 57% degli intervistati di 65-74 anni e il 77% degli ultra 85enni.

Se il fumo di sigaretta è più frequente fra gli uomini (13% vs 7% nelle donne) e nelle classi economicamente più svantaggiate (12% in chi ha molte difficoltà vs 9% di chi non ne ha), l’istruzione si comporta in modo differente: la prevalenza di fumatori fra gli ultra 65enni laureati infatti è quasi il doppio (13%) di quella fra i meno istruiti (7% fra coloro che hanno al più la licenza elementare). Sebbene il consumo medio giornaliero sia di circa 11 sigarette, oltre un quinto di tutti i fumatori ultra 65enni consuma più di un pacchetto al giorno .

La variabilità regionale mostra percentuali maggiori di fumatori nelle Regioni del Centro-Sud: in particolare, Lazio, Umbria e Puglia (12% in ciascuna delle tre).

Per quanto riguarda l’abbandono dell’abitudine tabagica, la si rinviene più frequentemente in chi è più avvantaggiato per reddito o per istruzione: la quota di ex-fumatori è significativamente maggiore fra le persone senza difficoltà economiche (30% vs 22% di chi riferisce di averne molte) e fra le persone più istruite (33% fra diplomati o laureati contro il 21% fra chi ha, al più, la licenza elementare). Sebbene la vita in famiglia sembri non incidere sull’abitudine al fumo, si osserva una maggiore prevalenza di ex-tabagisti tra chi abita con altre persone (29%) rispetto a chi vive da solo (21%).

Due terzi dei fumatori riferiscono di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da parte di un medico o un operatore sanitario nei 12 mesi precedenti l’intervista.

DATI ABRUZZO 2009-12

Nel periodo 2009-2012 il 16% degli adulti tra 18 e 69 anni era un ex fumatore e il 54% aveva dichiarato di non aver mai fumato.

La percentuale di fumatori in questo caso è leggermente superiore rispetto a quella dell'Italia (28%). 

L’abitudine al fumo risulta più diffusa negli uomini, nei giovani e negli adulti rispetto agli anziani, tra le persone con livello di istruzione medio, aumenta all’aumentare delle difficoltà economiche e nei cittadini stranieri.

Tra le Asl regionali la prevalenza di fumatori è compresa tra il 26% di Lanciano-Vasto-Chieti al 36% di AvezzanoSulmona-L’Aquila; quest’ultimo valore risulta significativamente differente rispetto al dato regionale.

Il numero di sigarette fumate in media al giorno è pari a 14 . Tra i fumatori il 31% (28% in Italia) è un forte fumatore (più di 19 sigarette al giorno).

Per l’89% degli abruzzesi il divieto di fumo nei luoghi pubblici è sempre/quasi sempre rispettato (conformemente alla legge).

In Italia questo valore è pari all’88%. Tra i lavoratori abruzzesi, il 91% dichiara che il divieto di fumo è rispettato sempre/quasi sempre. In Italia questo valore è pari al 90%. Il 28%% degli abruzzesi (il 24% in Italia) permette di fumare nella propria abitazione; il 24% limitatamente ad alcune stanze e il 4% ovunque. L’astensione dal fumo in casa è più alta nelle abitazioni in cui vive un bambino, fino a 14 anni .

Tuttavia, anche in presenza di bambini, nel 21% dei casi il fumo non è stato completamente bandito dall’ambiente domestico.

Tra chi fumava nei 12 mesi precedenti l’intervista, il 32% ha tentato di smettere e di questi, il 78% ha fallito (fumava al momento dell’intervista), l’11% stava ancora tentando di smettere (non fumava al momento dell’intervista, ma aveva smesso da meno di 6 mesi), mentre l’11% è riuscito a smettere (non fumava al momento dell’intervista e aveva smesso da oltre 6 mesi e meno di un anno).

Tra le persone che hanno tentato di smettere di fumare nell’ultimo anno, indipendentemente dall’esito del tentativo, il 96% l’ha fatto da solo. In Abruzzo, al 34% delle persone che negli ultimi 12 mesi hanno avuto un contatto con un operatore sanitario, è stato chiesto se fuma e tra i fumatori il 49% ha ricevuto il consiglio di smettere.

Nella maggior parte dei casi il consiglio è stato dato sia a scopo preventivo sia per motivi di salute.

In Abruzzo, nel periodo 2009-12, si stima che circa una persona su tre é classificabile come fumatore; l’abitudine tabagica è più diffusa nelle età giovanile ed adulta.

Deve essere migliorato l’interesse da parte degli operatori sanitari (solo un fumatore su tre ha riferito di aver ricevuto il consiglio di smettere), devono essere valorizzati metodi di disassuefazione efficace ( solo un tentativo di smettere su 10 va a buon fine) e va ampliata l’offerta di opportunità di smettere di fumare presente a livello delle Asl regionali (la maggior parte degli ex fumatori ha dichiarato di aver smesso di fumare da solo).

L’esposizione al fumo passivo in abitazioni, luoghi pubblici e di lavoro rimane un aspetto rilevante da mantenere monitorato nel tempo.

Secondo i dati 2015-18 del sistema di sorveglianza Passi, nella provincia di Chieti il 25% degli adulti 18-69 anni fuma sigarette. Il 20% è, invece, ex fumatore e il 55% non ha mai fumato.

La percentuale dei fumatori nella Provincia di Chieti non presenta differenze, statisticamente significative, rispetto sia a quella regionale (28%) sia a quella nazionale (26%).

Il numero di sigarette fumate in media al giorno è pari a 12. Tra i fumatori, il 27% è un forte fumatore (più di un pacchetto di sigarette al giorno) mentre meno dell’1% e’ un fumatore occasionale (meno di una sigaretta al giorno).

Il tabacco trinciato

Negli ultimi anni le vendite di tabacchi trinciati sono andate aumentando nell’Unione europea e anche in Italia. La loro maggiore diffusione è in parte spiegata dal minor costo, determinato da una minore pressione fiscale rispetto a quella imposta sulle sigarette confezionate, ma anche dal falso preconcetto che fumare sigarette confezionate a mano con tabacco sciolto sia meno dannoso per la salute, per l’uso di un tabacco più naturale e con meno additivi rispetto a quello utilizzato nelle sigarette confezionate industrialmente. In realtà i danni alla salute sono gli stessi.

Per cui è grande la preoccupazione che il ricorso alle più economiche sigarette rollate a mano possa rendere debole una delle misure di contrasto tabagismo più efficace, la pressione fiscale e l’aumento dei prezzi al consumo delle sigarette confezionate, che riduce la domanda e la prevalenza di fumatori. Ancora più grave è la possibilità che, in virtù del minor costo dei trinciati, segmenti della popolazione, come i meno abbienti o i più giovani, diventino insensibili alle politiche fiscali dei prezzi, e possano migrare verso questo prodotto più economico ma altrettanto dannoso per la salute, contribuendo cosi anche all’incremento delle disuguaglianze sociali nel tabagismo.

Nel quadriennio 2016-2019 poco meno del 14% dei fumatori intervistati dichiara di utilizzare esclusivamente o prevalentemente sigarette confezionate a mano con tabacco trinciato. Utilizzato più frequentemente dai giovani fumatori 18-24enni (25%) e mediamente più istruiti, ma fra le persone più mature per età, l’uso dei trinciati è prerogativa dei meno abbienti. I dati annuali confermano un progressivo e significativo aumento dall’11% del 2015 al 15% del 2019.

La sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica è un dispositivo che, riscaldando una soluzione di una sostanza (in genere glicole propilenico o glicerolo con o senza nicotina o aromi), produce aerosol; l’inalazione di questo aerosol consente di provare sapore e sensazione simili a quelle provocate dal fumo di tabacco, con la differenza sostanziale che, mancando la combustione, il rischio cancerogeno è teoricamente più basso. 

A partire dalla loro immissione sul mercato nel 2006, in Italia si è verificato un forte interesse da parte di fumatori alla ricerca di alternative meno nocive al tabacco, o di un ausilio per smettere di fumare, con un conseguente incremento nelle vendite. D’altra parte, a causa della novità del prodotto, della varietà delle sostanze impiegate e della rapidità della sua diffusione è stato ed è tuttora difficile ottenere prove certe sulla loro sicurezza a lungo termine e sulla loro efficacia per smettere di fumare.

Nel quadriennio 2016-2019 l’uso della sigaretta elettronica coinvolge mediamente meno del 3% della popolazione. Anche questo prodotto è più in auge fra i più giovani di 18-24 anni coinvolgendo comunque una quota contenuta di persone (meno del 4%). I dati annuali mostrano un lento e modesto aumento dell’uso della sigaretta elettronica, passando da poco meno del 2% del 2014 a poco più del 3% nel 2019. La geografia e il profilo delle persone che usano la sigaretta elettronica ricalca quello dei fumatori di tabacco, dal momento che la gran parte di loro è un fumatore abituale che ne fa un uso combinato.

Le sigarette di tabacco senza combustione

Si tratta di un prodotto entrato nel mercato solo recentemente (per la prima volta in Giappone nel 2016, con un grande boom di vendite). Funziona inserendo una piccola sigaretta di tabacco all’interno un apparecchio che scalda il tabacco senza bruciarlo. Per questa ragione viene commercializzato con un prodotto meno nocivo alla salute, alternativa alla sigaretta.

Dal 2018 Passi ha iniziato a raccogliere informazioni sull’uso di questo prodotto che in Italia è ancora appannaggio di pochissime persone 7 su 1000 nel biennio 2018-2019.

I numeri sono troppo contenuti per evidenziare differenze significative o un profilo particolare di consumatori di questo prodotto se non nel mostrare un uso più frequente fra i più giovani di 18-24 anni (13 su 1000). (a.c.p.)



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