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FASE 2 TERAMO: IV, ''COMUNE VESSATORIO SU OCCUPAZIONE SUOLO PUBBLICO''

Pubblicazione: 25 maggio 2020 alle ore 15:09

L'AQUILA - Il Coordinamento Comunale “Italia Viva” di Teramo attacca frontalmente il sindaco del centrosinistra Gianguido D'Alberto, contro  la manifestazione di interesse per la regolamentazione degli spazi urbani da destinare all’ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercenti del settore food and beverage. Misura ritenuta "vessatoria", per un comparto già in ginocchio a casua dell'emergenza coronavirus.  Tenuto conto che sarebbe bastata "una semplice domanda per via telematica all’ufficio competente del Comune".

LA LETTERA DI ITALIA VIVA

Caro Sindaco, apprendiamo con stupore, frammisto ad incredula rassegnazione, come vi stiate superando nell’ostinato e pervicace atteggiamento vessatorio perpetrato nei confronti delle categorie produttive e segnatamente dei commercianti teramani. 

Già in precedenza i suoi uffici avevano sostenuto che vi fosse un obbligo non scritto di comunicare (successivamente all’emanazione del D.L. n. 18 del 17.03.2020 c.d. “Cura Italia”, convertito nella Legge n. 27/2020), nonostante chiaramente non dovuta, la sospensione delle licenze/autorizzazioni amministrative connesse alla pubblica somministrazione degli alimenti e bevande, a voler dimostrare l’evidente inadeguatezza, condita da rigurgiti dirigisti dell’amministrazione comunale. 

Credevamo davvero che un simile tentativo di superfetazione normativa fosse frutto di qualche zelante funzionario che, anziché comprendere lo stato di estrema difficoltà ed indigenza nel quale versavano e versano consistenti fette del mondo produttivo teramano, si premurava di tutelare le proprie rendite di posizione burocratica piuttosto che agevolare l’economia reale, a supporto della quale l’Ente Pubblico trova la propria ragione di esistenza. 

Ed invece assistiamo sgomenti alla reiterazione di un siffatto approccio collettivista, in virtù del quale il suo Assessore al ramo, al secolo Antonio Filipponi, si è inventato una manifestazione di interesse per la regolamentazione degli spazi urbani da destinare all’ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercenti del settore food and beverage, con scadenza peraltro, al 17.05.2020 (che cadeva di domenica!!!). Corre l’obbligo di sottolineare che l’art. 181 del D.L. n. 34 del 13.05.2020 (c.d. “Decreto Rilancio”) fosse ormai di pubblico dominio già dalla conferenza stampa del Presidente del Consiglio tenutasi in pari data e che detto articolo prevedesse, non solo l’esenzione dalla TOSAP, ma al comma 2, - sempre al fine di favorire la ripresa delle attività economiche colpite dall’emergenza Covid - l’esplicita semplificazione del regime autorizzatorio in materia di occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse, introducendo per un periodo transitorio che va dall’1.05.2020 al 31.10.2020 una procedura speciale che ritiene sufficiente, per l’emanazione del provvedimento finale, una semplice domanda per via telematica all’ufficio competente del Comune con allegata la sola planimetria, il tutto in deroga alla normativa vigente e senza applicazione dell’imposta di bollo. 

Ad ulteriore comprova dell’inadeguatezza manifesta del suo delegato di Giunta, sono stati riscontrati comportamenti non ortodossi, quasi a voler rappresentare surrettiziamente ai commercianti in buona fede che l’ampliamento dello spazio pubblico da poter occupare fosse una concessione dell’Amministrazione comunale (o peggio ancora dell’Assessore medesimo). 

Tale metodo di stampo medievale, che richiama il vassallaggio, temiamo sia quantomeno inadeguato al ruolo istituzionale che il suo delegato riveste anche e soprattutto per il momento di estrema difficoltà che vivono i commercianti teramani, alle prese con affitti non pagati, debiti di fornitura da saldare, personale in cassa integrazione, finanziamenti bancari ancora da ricevere, debiti erariali da ottemperare ed un futuro quantomai incerto. 

Pertanto, alla luce delle magre figure istituzionali sopra menzionate, chiediamo per il futuro – piuttosto che creare ulteriori danni ad un settore profondamente penalizzato ed in difficoltà oggettiva – quantomeno di astenersi da qualsivoglia estemporanea iniziativa paralegislativa, che si rivelerebbe ulteriore sale sulle ferite. 



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