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FASE 2: CONFESERCENTI CENTRO ABRUZZO, ''CHIMERA CREDITI DALLE BANCHE''

Pubblicazione: 11 maggio 2020 alle ore 15:45

SULMONA - "Se non si riparte il Centro Abruzzo è rovinato".

Per la Confesercenti del Centro Abruzzo, il sistema economico, in particolare quello delle piccole imprese, è quello che ha bisogno più di sostegni e "purtroppo le risposte che sono state date fino ad oggi sono risposte insufficienti. Basti pensare a tutti i dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione con la cassa in deroga: la stragrande maggioranza non ha ricevuto ancora nulla. I crediti che le banche avrebbero dovuto garantire ai piccoli imprenditori, quei famosi 25mila euro che dovevano essere dati senza procedure eccetera, sono diventati una chimera. Anzi, sono diventati una disposizione salva-banca. Le banche cosa hanno fatto? Hanno utilizzato queste risorse per coprire le posizioni non garantite in precedenza dagli stessi imprenditori". 

"Quando si ripartirà non sarà più come prima: le imprese dovranno spendere tantissimo in sicurezza. È necessario sollecitare le aperture. Occorre affidarsi alla responsabilità degli imprenditori e dei cittadini. La ripresa delle attività economiche è indispensabile. Se non si riparte il Centro Abruzzo è rovinato. Lo Stato e la Regione debbono garantire tutto quello che le imprese hanno perso, a fondo perduto e senza burocrazia". 

La Confesercenti del Centro Abruzzo pone l’attenzione "sulla crisi economica che ha colpito le imprese e sulla urgente necessità di interventi mirati a sostegno delle attività commerciali. Questo è un mondo variegato, dove c’è molta occupazione e dove vi è una valenza forte per il PIL e per il territorio. L’attenzione va alle attività di prossimità, ai negozi di vicinato, ai laboratori artigianali e all’importanza che hanno anche per l’economia turistica perché fanno la qualità della vita del territorio. Bisogna intervenire per mantenere in vita queste imprese e metterle in condizione di affrontare questa Fase 2 che non potrà dare i numeri che si facevano prima. Per questo occorre una collaborazione fattiva tra Imprese, Associazioni di categoria, Comuni, Regione e Governo"



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