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DOPO LA ROVINOSA CADUTA DI RANALLI, PARTITO DEMOCRATICO A PEZZI,
GEROSOLIMO TRAMA ALLEANZE, FI MEDITA DI RINUNCIARE AL SIMBOLO

ELEZIONI SULMONA: METAMORFOSI CIVICHE E REGIE OCCULTE

Pubblicazione: 02 marzo 2016 alle ore 13:18

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SULMONA - A Sulmona, città del poeta Ovidio, le metamorfosi politiche sono di casa, con vecchi e nuovi protagonisti, che dopo l’ennesima legislatura crollata anzitempo, in vista delle elezioni di  giugno si muovono, segno dei tempi, come battitori liberi e trasversali, fuori dai partiti, sotto il brand del civismo, che va sempre più di moda.

Un'intricata partita in cui ha forse una marcia in più l’assessore regionale Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, grande stratega delle sorti della sua città, e che gioca su più tavoli. Dopo essere stata sua la longa manus che ha fatto cadere il sindaco Giuseppe Ranalli del Partito democratico, forza politica con cui pure Gerosolimo è alleato in Regione.

In questa partita, passando in rassegna i protagonisti, a raccogliere i cocci è il Pd, dopo il tradimento interno di Fabio Ranalli Alessio Di Masci, figlio di Bruno Di Masci, eterno uomo forte della politica sulmontina, già due volte sindaco, presidente della Provincia dell’Aquila e consigliere regionale. E che come altre volte ha fatto, ha accoltellato alle spalle il sindaco della sua parte politica, incurante delle minacce del segretario regionale Marco Rapino che ha tentato di fermare i ribelli fino alla fine, minacciando l’espulsione dal partito del suo erede Alessio, e di Ranalli.

Ora il circolo di Sulmona è commissariato da un triunvirato composto da Rapino, dal segretario provinciale Mario Mazzetti e Amedeo Fusco, membro del regionale ed ex consigliere provinciale.

Ci si prepara anche all'espulsione dei consiglieri "traditori", che però si rischia di pagare elettoralmente, visto che Masci padre controlla pur sempre un cospicuo pacchetto di voti.
Fusco si maligna, è legato al deputato Tommaso Ginoble, a sua volta amico di Gerosolimo, un dettaglio non da poco nelle settimane in cui si moltiplicano incontri per comporre liste e tramare alleanze e convergenze.  

Ma la vera spallata al sindaco Ranalli è arrivata da Gerosolimo, mediante i quattro consiglieri a lui fedeli in consiglio comunale: Luigi Santilli, il più votato nel 2013, uscito dalla maggioranza e dal Pd in rotta con Ranalli, anche per la sua mancata elezione a presidente del Consiglio comunale; Alessandro Pantaleo, eletto nella lista civica Certo che partecipo in appoggio a Ranalli, che è stato poi folgorato da Gerosolimo, sostenendolo a spron battuto alle elezioni, diventando poi suo collaboratore in Regione; Daniele del Monaco, della  lista civica Pronti per Cambiare, un nome un programma, visto che senza problemi ha cambiato posto in Consiglio passando dalla maggioranza alla minoranza, giurando fedeltà a Gerosolimo; infine Gianfranco Di Piero, consigliere di opposizione di Sulmona Al Centro, anche lui diventato stretto collaboratore politico in Regione di Gerosolimo.

Nel disperato tentativo di tenere in piedi la sua maggioranza, il sindaco Ranalli ha provato a liberarsi degli avidissimi "dimasciani", imbarcando in maggioranza proprio i "gerosolimiani", offrendo loro poltrone in Giunta.

Argomento caro a Gerosolimo, avrà pensato l’ingenuo Ranalli, visto che l’esponente di Abruzzo civico assieme a Mario Olivieri e Luciano Monticelli del Pd, ha aperto la crisi in Regione nell’estate scorsa, ritrovando la pace con il presidente Luciano D’Alfonso grazie anche e soprattutto ad un posto in Giunta.

A Sulmona però è andata diversamente.

L'apertura di Ranalli a Gerosolimo non ha fatto altro che far infuriare gli altri esponenti della maggioranza, e invece del rimpasto sono arrivate nel piatto per Ranalli le fatali dimissioni di massa firmate il 22 febbraio proprio dai quattro gerosolimiani, dai due dimasciani, dal forzista Luigi La Civita e dall’ex Pd della lista di opposizione Sulmona Unita Mimmo Di Benedetto, e infine dal consigliere di opposizione Alessandro Lucci, di Sulmona Bene comune.

E il sospetto è che Ranalli sia in realtà caduto in una trappola tesa dall'abilissimo Gerosolimo, che ora passa all’incasso e gioca su tutti i tavoli, a destra, centro e sinistra per assicurarsi il trionfo civico, e suo personale, nella sua città.

Del resto Ranalli aveva remato contro la candidatura di Gerosolimo in Regione, che prima delle elezioni avrebbe esclamato: "Se vinco, Ranalli è finito". Detto, fatto.

Anche Forza Italia intanto medita di nascondersi dietro una lista civica, riproponendo il candidato sindaco La Civita, già sconfitto nel 2013 da Ranalli.

"La decisione se partecipare alle prossime elezioni di Sulmona con o senza simboli è secondaria rispetto al programma che verrà presentato per il rilancio della città", hanno concordato nell’ultimo incontro a Pratola Peligna Antonella Di Nino, coordinatrice provinciale Fi, il coordinatore regionale Nazario Pagano e lo stesso La Civita.

A non essere d’accordo è però la parlamentare Paola Pelino, latrice a Sulmona della volontà del partito nazionale, e di Sivio Berlusconi in persona, che il simbolo alle amministrative lo vuole eccome.

Di Nino ha però osservato che è necessario "un ragionamento a 360 gradi anche in termini di civicità".

E se si parla di civismo, a Sulmona si parla di Gerosolimo. E infatti si vocifera con insistenza di contatti in corso tra Fi e Gerosolimo, per costituire questa nuova entità oltre i partiti, da poter riempire in modo assortito da esponenti provenienti da tutti i partiti e non certo con novizi della politica.

Si fanno a tal proposito insistenti le voci di una candiatura a sindaco "gerosolimiano", dell’imprenditrice Anna Maria Casini, già candidata come consigliere comunale nella lista del Psi nel 2013.

Nel campo socialista, da sempre forte a Sulmona, scalpita però anche Luisa Taglieri, avvocato, già candidata nelle elezioni regionali con il Psi, e poi diventata la vice del sindaco Ranalli.

L’unica forza civica davvero fuori dai partiti, Sulmona bene in comune (Sbic), che alle elezioni del 2013 ha preso un sorprendente 10 per cento, conta invece di ricandidare il consigliere uscente Alessandro Lucci, o Catia Di Nisio, geologa.

Sbic potrebbe avere l'appoggio anche degli elettori del Movimento 5 stelle, che sono a Sulmona in forte fibrillazione: l’ex candidato sindaco, senza troppa fortuna, Gianluca De Paolis è accusato di essersi rifatto vivo solo in vista delle nuove elezioni, e di voler costituire una lista tutta sua, scavalcando il movimento, "per sola ambizione personale". Altro problema è che M5S per statuto non può fare alleanze ed apparentamenti, un enorme handicap in una città con un quadro politico così frammentato e sui generis. Ed allora prende forza l'ipotesi di non presentarsi alle elezioni, lasciando la libertà di voto, con il "suggerimento" di mettere però la croce sul simbolo di Sbic.



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