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IN RIVA ALL'ADRIATICO CENTRODESTRA SPACCATO, IL PD CERCA LO SFIDANTE
NELLA CITTA' DI GIANNI CHIODI I NOMI DEI CANDIDATI CIVICI E GLI OUTSIDER

ELEZIONI: PESCARA E TERAMO ALLE URNE,
E' SFIDA MASCIA-TESTA, BRUCCHI HA L'OK

Pubblicazione: 21 gennaio 2014 alle ore 08:04

Dall'alto Luigi Albore Mascia, Guerino Testa, Moreno Di Pietrantonio, Maurizio Brucchi, Manola Di Pasquale e Gianluca Pomante
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PESCARA - Scaldano i motori i partiti in vista delle amministrative previste per il 25 maggio prossimo, nell'election day che vedrà gli abruzzesi chiamati alle urne anche per europee e regionali.

I centri più importanti interessati dal voto sono Pescara e Teramo, sempre che non si aggiunga L'Aquila se il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, dovesse scegliere di non ritirare le dimissioni presentate lo scorso 12 gennaio.

In entrambi i capoluoghi di provincia, a guidare l'amministrazione comunale sono due esponenti di Forza Italia: Luigi Albore Mascia in riva all'Adriatico e Maurizio Brucchi all'ombra del Gran Sasso.

Mentre per il secondo l'investitura per tentare un secondo mandato sembra cosa scontata, a Pescara la coalizione è attraversata da tensioni e ambizioni, in particolare quella espressa dall'attuale presidente della Provincia, Guerino Testa, spalleggiato dal suo partito, il Nuovo centrodestra, che chiede spazio per un proprio pretendente.

Sull'altro fronte, a Teramo per il centrosinistra si fa spazio la candidatura di Manola Di Pasquale, presidente dell'assemblea regionale del Partito democratico e consigliere comunale in carica, anche se incontra forti resistenze tra l'ala più dura della coalizione, che pensa a un proprio nome, così come sicuramente faranno i movimenti civici.

Affollatissimo il parterre democrat pescarese: per la fascia di sindaco affilano le lame il capogruppo in Comune, Moreno Di Pietrantonio, che ha fatto una prova di forza tappezzando la città con la sua faccia sui manifesti 6x3, il collega d'aula Alessandro Blasioli e Antonello Ricci, manager con un passato da dirigente del Partito comunista.

Si affiderà al responso delle consultazione dei militanti, invece, il Movimento 5 stelle, chiamato al battesimo del fuoco in competizioni di rango dopo l'exploit delle politiche del febbraio 2013, quando quasi un abruzzese su tre di quelli che si erano recati ai seggi aveva tracciato la croce sul simbolo dei grillini.

PESCARA

Potrebbero essere le primarie a decidere chi saranno i candidati sindaco di centrodestra e centrosinistra a Pescara.

Da un lato e dall'altro, infatti, non c'è l'indicazione unanime su chi debba correre per lo scranno più importante di palazzo di città.

L'uscente Albore Mascia deve scontare le perplessità del Ncd, che per bocca dei parlamentari Filippo Piccone e Federica Chiavaroli, quest'ultima neo coordinatrice regionale degli alfaniani, ha stoppato il primo cittadino al tavolo delle trattative.

Albore Mascia, inoltre, ha incassato il niet delle due anime in cui è divisa l'Unione di centro: quella di Vincenzo Dogali e quella di Licio Di Biase.

Per cercare di dirimere la situazione, ieri il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, fresco di nomina a responsabile abruzzese di Fi, ha convocato un summit allargato agli alleati.

Il vertice è stato interlocutorio e si è concluso con l'impegno a riconvocarsi domani.

Non è escluso che per la prima volta in regione il centrodestra debba avviare una consultazione cittadina per individuare la testa di serie che dovrà cercare di conservare il governo municipale, a meno che non arrivi la mano di Roma a mettere d'accordo (o a scontentare) tutti.

Primarie che per l'attuale opposizione, invece, sembrano inevitabili per scegliere tra Di Pietrantonio, Blasioli, eventualmente Ricci, che al momento si tiene fuori dai giochi, e uno tra Giovanni Di Iacovo, consigliere di Sinistra ecologia libertà che ha dato la propria disponibilità dopo il no di Enzo Fimiani, e il sempreverde Maurizio Teodoro, ora in Futuro e libertà ma in passato con Margherita e Forza Italia, partiti che ha rappresentato all'Emiciclo.

I cinque sono protagonisti degli incontri organizzati da Giacomo Cuzzi, il capogruppo renziano del Pd alla circoscrizione Porta nuova, ufficialmente per discutere di programmi, ma in realtà nati per dare una prima scrematura sui nomi.

Chi ha già detto che sarà della partita è l'ex assessore dell'Udc Vincenzo Serraiocco, che punta sul filone dell'antipolitica e ha annunciato di voler fare "il sindaco gratis".

I grillini, infine, coerenti con la democrazia del web che ha fatto la loro fortuna, affideranno la scelta agli attivisti e ai simpatizzanti del movimento, a Pescara come a Teramo.

TERAMO

Strada spianata verso il tentativo di conquistare il secondo mandato per il sindaco di centrodestra Maurizio Brucchi.

C'è l'ok dei forzisti, del Ncd, dell'Udc, di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale e in suo sostegno ci sarà anche la lista "Futuro in" che fa capo all'assessore regionale berlusconiano Paolo Gatti.

Frammentata in più pezzi, al contrario, l'opposizione, Pd in testa, che spinge senza troppa convinzione su Manola Di Pasquale.

Alcune realtà civiche, come "Il popolo di Teramo", "Teramo 3.0", unitamente al Mov139 frutto della scissione nell'Italia dei valori, che a livello abruzzese ha nel consigliere regionale Carlo Costantini il suo punto di riferimento, hanno individuato nell'avvocato Gianluca Pomante l'uomo giusto per rappresentare la discontinuità fuori dagli schieramenti maggiori.

A sinistra Sel e Rifondazione lavorano per una propria candidatura: i nomi in ballo sono quelli dell'ex assessore comunale dei Comunisti italiani Germana Goderecci, di Valdo Di Bonaventura, capogruppo in Consiglio di "Città di virtù" e, soprattutto, del medico Vincenzo Cipolletti, esponente dei vendoliani.

Al centro si muove anche Fli, con il capogruppo in Consiglio regionale, Berardo Rabbuffo, ex vice sindaco di Gianni Chiodi prima che il governatore spiccasse il volo verso la Regione.

La sua compagine si chiamerà "Teramo cambia" e punta a mettere in crisi il centrosinistra: l'obiettivo è quello di far tramontare l'ipotesi "rosa" della Di Pasquale, ritenuta poco aggregante, spingendo i democrat a convergere sull'ingegnere Raffaele Di Gialluca, professionista senza tessere di partito in tasca.



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