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LOLLI NON VUOLE FARE IL ''GAMBERO'' E NICCHIA, SI ACCENDE IL DUELLO DEM;
OGGI RIUNIONE, ALLA FINE COMUNQUE IL VICE PRESIDENTE PUO' ACCETTARE

ELEZIONI L'AQUILA: SUPER PRIMARIE NEL PD,
RIVERA, DI BENEDETTO, DI STEFANO, BENEDETTI

Pubblicazione: 10 ottobre 2016 alle ore 13:12

Pietro Di Stefano, Americo Di Benedetto, Carlo Benedetti e Vincenzo Rivera

L’AQUILA - Il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, 65 anni, da tempo e da molti indicato come la prima e unica scelta per il dopo Cialente come prossimo sindaco dell’Aquila, non scioglie il nodo e il Partito democratico, e quello che rimane del centrosinistra, battono la strada di un piano B.

Una strategia che passa per le primarie con le quali 'svecchiare', lanciando anche una linea giovane.

Ma non sembra un cambio generazionale definitivo visto che quelli della triade che ha monopolizzato gli ultimi 30 anni della politica provinciale e regionale, che comprende, oltre a Lolli e al sindaco uscente, Massimo Cialente, la senatrice Stefania Pezzopane, fanno capire di avere ancora molto altro da dire.

Se ne parlerà in riunioni già oggi. Secondo indiscrezioni trapelate da ambienti legati al Pd, per la poltrona di sindaco alle elezioni comunali della prossima primavera ci sarebbe anche l’ipotesi di pre-consultazioni a quattro con figure emergenti e di esperienza.

In particolare, il presidente della società di gestione del ciclo idrico integrato Gran Sasso Acqua, il commercislista Americo Di Benedetto, nome già in ballo da tempo, e una new entry, l'attuale dirigente dello staff della presidenza della Regione, Vincenzo Rivera, ex consigliere ed assessore comunale, uomo vicino a Lolli e al consigliere regionale aquilano Pierpaolo Pietrucci.

Tra i due giovani, politicamente parlando, non ci sono rapporti personali cordiali quindi la battaglia sarà molto dura.

Il terzo uomo forte delle primarie è l'assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, uno della generazione dei cinquantenni del Pd.

Un altro posto è del presidente del Consiglio comunale uscente, Carlo Benedetti, anche lui della vecchia guardia, non molto amato dalla dirigenza del partito anche per il suo recente attivismo su vari temi e gli scontri con il segretario comunale, Stefano Albano.

Sarebbero da definire le candidature di esponenti del centro o della sinistra e non c’è il timore della proliferazione di candidati. Nel 2006 Cialente, allora deputato, vinse le primarie che vedevano altri 6 candidati: Vittorio Sconci, Vito Albano, Gian Paolo De Rubeis, Franco Colonna, Pierluigi Pezzopane e Giulio Petrilli.

C’è da sottolineare che nonostante il Pd abbia deciso di rompere gli indugi, nulla è definitivo, anzi, tutto è in evoluzione. Ma in questa settimana si cominceranno a mettere ufficialmente le carte in tavola.

Comunque, c'è chi saggiamente nel Pd e fuori fa una profezia: "Alla fine le dirigenze del partito, locali e nazionale, chiameranno il vice presidente Lolli per fargli accettare la candidatura e presentarlo come il salvatore della patria, l'unico in grado di dare la vittoria a un centrosinistra che, nonostante la latitanza degli altri poli, dovrà essere sudata".

E Lolli? Allo stato attuale, l'ex parlamentare del Pd e sottosegretario del governo Prodi per ora non scioglie il nodo, ma propende per il no, volendo completare il suo lavoro con competenze di responsabilità come la gestione delle crisi industriali e dei fondi per il rilancio delle zone terremotate, nella Giunta regionale il cui mandato scade nel 2019, salvo dimissioni anticipate per la candidatura di Luciano D’Alfonso al Parlamento.

Lolli stesso ha amaramente fatto notare, durante un recente Consiglio regionale: “Io sono l’unico che fa carriera politica a passo di gambero, da sottosegretario a parlamentare a vice presidente della Regione e ora vogliono farmi fare il sindaco”, detto non con disprezzo per la parte, ma con la consapevolezza che, con il suo cursus honorum, potrebbe ambire a nuovi incarichi romani piuttosto che mettersi a battagliare per la tarda ricostruzione nel capoluogo.

E poi c’è la considerazione di cui Lolli gode in seno alla Giunta e anche al Consiglio, da cui pure è fuori essendo l’unico esterno, come tutore degli equilibri della sgangherata maggioranza di centrosinistra, dilaniata dalle crisi interne, dalle ambizioni personali del presidente che non ha nascosto di voler essere il prossimo ministro delle Infrastrutture.

Perfino un assessore come Donato Di Matteo, che non le manda a dire e ha litigato più volte con altri esponenti della Giunta come Marinella Sclocco, su Lolli ha ammesso: “È troppo importante per la nostra squadra, un elemento autorevole che normalizza la situazione”.

I DUE “GIOVANI”

Aquilanissimo da generazioni, 45 anni da compiere, laureato in Scienze politiche, Rivera attualmente è a capo della Struttura di coordinamento e raccordo istituzionale del presidente D’Alfonso, un incarico fiduciario a chiamata diretta.

Un incarico simile a quello che aveva già ricoperto oltre un decennio fa con un altro presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, di dirigente del servizio Gabinetto della presidenza.

Rivera non sarebbe un esordiente in Comune. Proprio come delfino di Del Turco, con tanto di foto assieme nei manifesti elettorali, dal 2007 al 2012 è stato eletto e si è seduto tra i banchi dell’amministrazione comunale, come consigliere prima e poi, per pochi mesi, anche come assessore di Cialente.

Sindaco uscente al quale ora potrebbe succedere, nonostante un rapporto fatto da sempre di alti e bassi. Nelle fasi migliori, in ottica cialentiana nel 2008 è diventato presidente dell’Aquila Rugby.

Ma quando il sindaco si è dimesso nel 2011, Rivera è stato l’ultimo consigliere a firmare il documento della maggioranza di sostegno, e comunque auspicando apertamente l’arrivo di un commissario piuttosto che un ritorno poi avvenuto.

È stato poi nominato assessore nonostante avesse avuto in passato numerosi screzi con il primo cittadino, che infatti ha dichiarato: “Lo prendo in Giunta, mica me lo sposo!”.

La delega, i Rapporti con il ministero dell’Economia, all’epoca della grande caccia ai fondi per la ricostruzione, in un periodo in cui suo fratello Alessandro era dirigente della quarta direzione Sistema bancario e finanziario - Affari legali del dipartimento del Tesoro.

Quanto a Di Benedetto, da 10 anni è ai vertici della Gsa, e di recente ha ottenuto una proroga unanime per un altro anno e per gestire al meglio la realizzazione dei nuovi sottoservizi del capoluogo, di cui l’azienda è stazione appaltante.

Quella partita da 80 milioni di euro che, copyright Pezzopane, “fa bene a spendersi a livello politico” nel gioco del consenso.

“Chicco” piace molto ai sindaci del territorio (che però non votano), sta simpatico a molti, sta stringendo contatti con il mondo produttivo e delle categorie proprio nel corso degli incontri sul “tunnel” intelligente, ma è inviso alla classe dirigente “mediana” del Pd, quelli come Di Stefano o Benedetti che lo vedono come fumo negli occhi e che, sempre da quanto appreso, con Lolli potrebbero mantenere i loro incarichi di assessore alla Ricostruzione e presidente del Consiglio, entrambi già svolti per due mandati.

Per queste e altre ragioni, Di Benedetto non buca del tutto e una sua discesa in campo alle primarie del centrosinistra provocherebbe quasi con certezza una contro-candidatura di bandiera dei ribelli dem a spaccare il campo, con frattura interna alla coalizione e conseguenze forse irreparabili. (alb.or. - b.s.)



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