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LUNGA MEDIAZIONE VERTICI SALVINIANI CON CAPOGRUPPO IN REGIONE CHE HA SBATTUTO LA PORTA. DOMANI A PESCARA SUMMIT CENTRODESTRA. OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO: ''SEGNALE DI COME AGISCE LA LEGA: SPACCATURE E POLTRONE''

DIMISSIONI QUARESIMALE: C’E’ TRATTATIVA LEGA, SPIRAGLIO CLAMOROSO RIENTRO

Pubblicazione: 18 febbraio 2020 alle ore 01:12

L’AQUILA - La mediazione è andata avanti a lungo.

Sia nell’immediatezza dell’improvviso comunicato che ha scosso l’intero centrodestra abruzzese, sia per tutta la giornata di oggi.

Ma il dietrofront auspicato dai vertici della Lega, non solo abruzzesi con il coordinatore regionale, il deputato aquilano Luigi D’Eramo in prima linea, ancora non c’è.

Pietro Quaresimale, il capogruppo che ha annunciato l’addio al Carroccio con contestuale passaggio al Gruppo misto e, secondo i rumors, con un futuro in Fratelli d’Italia, al momento resta sulle sue posizioni.

Oggi in consiglio regionale era assente.

Ancora deluso e quindi distante dal partito, al quale ha sbattuto la porta in faccia, definendolo addirittura una “zavorra”: l’ex sindaco di Campli, uno dei più votati alle regionali del 10 febbraio dello scorso anno, non ha ceduto alla possibilità di un clamoroso passo indietro per sanare uno strappo che ha comunque aperto uno squarcio non di poco conto nella maggioranza di centrodestra in Regione, già alle prese, in questo primo anno di legislatura, con una lunga serie di tensioni.

Il silenzio dei salviniani anche nella giornata di oggi, fa capire che il tentativo è ancora in atto anche se non è facile la ricucitura visto che stando a quanto si è appreso, mister circa 9.000 preferenze non ha ancora smaltito la delusione della mancata nomina ad assessore sentenziata dall’allora coordinatore, il deputato rosetano ma residente nelle Marche, Giuseppe Bellachioma.

Bellachioma che gli ha preferito il tecnico Piero Fioretti, che non ha buoni rapporti con l’ex capogruppo.

Ma intanto il caso Quaresimale ha creato imbararazzi e terrà banco domani nella seduta del Consiglio regionale a Pescara, dove prima della riunione dell’assemblea è stato fissato un summit di centrodestra nel corso della quale gli alleati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia chiederanno spiegazioni ai leghisti che sono comunque gli azionisti di maggioranza della coalizione con 10 consiglieri su 18 e 4 assessori su 6.

Le dimissioni di Quaresimale hanno fatto suonare un campanello di allarme tanto che si è mosso anche il livello nazionale del partito. Quantomeno per capire quali potessero essere le motivazioni dell’addio di un capogruppo del partito più forte della coalizione.

Lo sfogo di Quaresimale, al momento tocca solo presunte decisioni verticistiche, mancato coinvolgimento nelle scelte, scarsa collegialità. E non, piuttosto, fantomatiche sirene di Fratelli d’Italia che non arriverebbe, comunque, dall’Abruzzo, come hanno tenuto a chiarire i vertici del partito, a partire dal governatore, Marco Marsilio. Alcune indiscrezioni vogliono che Quaresimale avrebbe avuto contatti con l’ex sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, passato da Fi a Fdi.

Per tentare una mediazione, o quantomeno per capire cosa possa aver spinto Quaresimale a tanto, si è ovviamente mosso anche il coordinatore regionale, D’Eramo, che ha incontrato faccia a faccia Quaresimale. E l’ex capogruppo non avrebbe fatto mistero delle sue rivendicazioni: in testa il fatto di non essere stato inserito nel coordinamento regionale, di essere stato commissariato nel suo territorio, la provincia di Teramo, a livello provinciale con il responsabile Enti locali, Gianfranco Giuliante, presidente di Tua, aquilano trapiantato a Pescara, e con la nomina come coordinatore cittadino del sindaco di Silvi, Andrea Scordella, suo nemico politico.

In questa situazione di disagio, l’ennessima in maggioranza, l’ennesima, l’opposizione attacca senza esclusione di colpi.

"L’addio di Quaresimale alla Lega è la conferma di una spaccatura sempre più profonda nella maggioranza regionale, che spiega in modo chiarissimo qualità e livello di questo governo - ha detto il capogruppo Pd, Silvio Paolucci - Abbiamo più volte denunciato illegittimità e inopportunità nel modus operandi della Lega-  ha spiegato ancora Paolucci - oggi abbiamo una conferma importante del clima che ha governato fin qui le scelte di Marsilio e della maggioranza, con diktat troppo spesso imposti per via degli obiettivi politici romani, com’è accaduto con il referendum elettorale, o le norme manifesto riprodotte dalla segreteria nazionale della Lega e di Fratelli d’Italia, o ancora più spesso legate alle varie nomine, tutti temi che sono ben lontani dalle questioni dell’Abruzzo".

"Prendiamo atto, per ora, che a un anno appena dall’elezione, la compagine che è stata chiamata a governare la nostra Regione è già divisa e molto indebolita".

Rincara la dose il M5S.

"Altro non è - ha detto il deputato pentastellato Fabio Berardini - che la conferma di una maggioranza regionale sempre più immersa nei litigi e nel caos. Questa vicenda rivela chiaramente il modus operandi della Lega, la quale risponde solamente alle esigenze di partito imposte dall’alto anziché ai bisogni del territorio. Niente che non mi meravigli quando non si condividono temi e questioni con chi è sul territorio e vorrebbe essere rappresentativo dello stesso".

"Quaresimale è stato molto chiaro nelle sue dichiarazioni. Queste dovrebbero far aprire gli occhi agli abruzzesi sul modo di fare politica della Lega nella nostra Regione. Una mera spartizioni di poltrone ed incarichi che nulla hanno a che fare con il benessere dei cittadini abruzzesi".



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