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CASO EX RETTORE UNIVAQ RECLUSO DA OLTRE UN MESE A REBIBBIA, PARLANO DIFENSORI: DETENZIONE NON COMPATIBILE CON CONDIZIONI SALUTE, A SETTEMBRE UDIENZA PER SCARCERAZIONE. RICOVERATO IN INFERMERIA. ALCUNI PROF AMICI: DORMIAMO CON TE

DI ORIO IN CARCERE: ''FIDUCIOSI POSSA USCIRE, PENA VESSATORIA, MA LOTTA; NON SI ARRENDE''

Pubblicazione: 05 agosto 2019 alle ore 13:15

Ferdinando Di Orio

L’AQUILA - “Siamo fiduciosi che questa situazione possa finire, anche alla luce delle condizioni di salute del nostro assistito, che non sono assolutamente compatibili con il carcere, e della storia del professor Di Orio, che non merita un epilogo così inutilmente vessatorio, vista peraltro la pena lieve che gli è stata inflitta”. 

Mentre l’arresto dell’ex rettore dell’università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, fa discutere negli ambienti universitari e non, non solo aquilani e abruzzesi ma anche nazionali, sulla vicenda intervengono gli avvocati Mauro Catenacci, del foro di Teramo, e Guido Calvi, del foro di Roma. 

L’ex senatore di centrosinistra è da oltre un mese recluso nel carcere romano di Rebibbia per scontare una pena di 2 anni e mezzo di reclusione per induzione indebita nei confronti del suo collega di Ateneo Sergio Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti. 

Di Orio, 71 anni, è finito in carcere su disposizione della Procura della Corte di Appello di Roma per la recente legge ‘Spazzacorrotti’ che è stata applicata retroattivamente dai giudici e che per reati del genere prevede l’arresto immediato, dopo il terzo grado di giudizio, anche se la piena è inferiore a quattro anni. 

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha fissato per il prossimo 19 settembre l’udienza per discutere della istanza di scarcerazione e affidamento ai servizi sociali presentata dai due legali, i quali sottolineano che il loro assistito “da lottatore quale è sempre stato, non si arrende e continua a tenere duro”. 

Sulla carcerazione di Di Orio c’è stato il più stretto riserbo: la certezza si è avuta solo sabato da una notifica a Rebibbia di un atto legato ad un altro processo che vede coinvolto l’ex rettore.

L’ex rettore, ora in pensione, che secondo i suoi legali, “è in uno stato di prostrazione”, stando ad indiscrezioni è ricoverato nella infermeria del carcere per le precarie condizioni di salute. 

Sul caso, sul quale si dibatte anche in sede di Corte Costituzionale in riferimento ad eccezioni presentate soprattutto sull’applicazione reatroattiva della norma, ha similitudini con quello dell’ex presidente della Regione Lombardia ed ex senatore di centrodestra, Roberto Formigoni, che dopo circa 10 mesi di reclusione seguito alla condanna definitiva a 6 anni, ha ottenuto da poco la misura dei domiciliari. 

“Purtroppo – proseguono gli avvocati Catenacci e Calvi -, sull'art. 4 bis dell'Ordinamento Penitenziario sta prevalendo, in questo come in altri casi, l’interpretazione più sfavorevole, da noi e da molti altri fin da subito contestata e che ha portato la stessa Corte di Cassazione a sollevare un'eccezione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale – continuano i legali -. Il nostro assistito è in uno stato di profonda prostrazione anche se, da lottatore quale è sempre stato, non si arrende e continua a tener duro. Come abbiamo fatto con la Procura presso la Corte di Appello di Roma, chiederemo al Tribunale di Sorveglianza, nell'udienza già fissata per il 19 settembre, che per il professor Di Orio cessi lo stato di detenzione e che lo stesso venga affidato ai servizi sociali, così come una corretta interpretazione del suddetto art. 4 bis imporrebbe – concludono Catenacci e Calvi, quest’ultimo ex componente del Csm.

La conferma della carcerazione di Di Orio, colpito da gravi lutti familiari, che passa dall’Ermellino alla tuta carceraria, emerge dalla notifica, da parte della Corte di Appello di Roma, della prima udienza, fissata per il prossimo 22 novembre, del processo nell’ambito del quale il rettore, insieme all’ex sindaco di Antrodoco (Rieti), Maurizio Faina, è stato condannato a 4 mesi con l’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito di una operazione di trasferimento, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, di alcune sedi universitarie nel comune reatino. 

Intanto, in seno all’università aquilana non sono state molte le reazioni. Bocche cucite da parte del rettore uscente, Paola Inverardi, e del suo successore dal prossimo mese di ottobre, il professor Edoardo Alesse, si registra un post su Fb la professoressa Giusi Pitari ha scritto: “molti di noi questa notte hanno dormito accanto a te. Stretti stretti”. 

In primo grado, l’ex rettore era stato condannato a tre anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto Tiberti, con il quale in passato aveva intessuto un’amicizia, a consegnargli denaro non dovuto oltre a regali anche molto costosi per diverse decine di migliaia di euro. Tra i due, una volta incrinato il rapporto, si è innescato un duro contenzioso giudiziario. 

In appello la pena era stata ridotta di sei mesi perché, come ha sottolineato il difensore del docente, Giorgio Tamburrini, del foro di Roma, alcuni reati sono andati prescritti. 
Dopo la condanna in primo grado l’ex rettore era stato sospeso dall’insegnamento di storia della Medicina e dallo stipendio per via della legge Severino. 

Su Di Orio, ora, pende anche il risarcimento danni da stabilire in sede civile da parte dello stesso professor Tiberti. (b.s.)



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