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LIBRI: DE NICOLA RICORDA 30 ANNI DI PERDONANZA
''OCCASIONI PERSE MA FA PARTE DELLA CITTA'''

Pubblicazione: 24 agosto 2014 alle ore 10:38

La chiusura della Porta Santa della basilica di Collemaggio nell'edizione 718 della Perdonanza
di

L'AQUILA - "A trent’anni dalla rivitalizzazione della Perdonanza Celestiniaa moderna da parte del sindaco Tullio De Rubeis e del curatore Errico Centofanti vale la pena mettere un punto".

Con queste parole, il giornalista e scrittore aquilano Angelo De Nicola spiega i motivi che lo hanno spinto a dedicarsi alla realizzazione di Trent'anni di Perdonanza, la raccolta documentale che sarà presentata oggi, 24 agosto, alle 18, presso lo storico palazzo Cappa rinato nel centro storico aquilano.

Un libro che, come spiega ad AbruzzoWeb lo stesso cronista aquilano, nasce con l'intento di "valutare come, anno per anno, sia arrivata a un così importante traguardo. Come nell’evolversi di successi, insuccessi, scandali, polemiche, eventi piccoli e grandi, beghe, pettegolezzi, inchieste giudiziarie - racconta - sia entrata a far parte dell’identità di una città, tanto da tenersi anche in quell’agosto del 2009, quando la spoglie di Celestino V sfilarono nel centro storico martoriato, su un carro dei Vigili del fuoco, aggirando la tendopoli sorta sul prato della Basilica di Collemaggio."

"L’Aquila è la Perdonanza e la Perdonanza è L’Aquila - asserisce in questo senso l'autore - Come il Palio è Siena, come la Giostra della Quintana è Foligno o quella del Saracino è Arezzo o il Festival dei Due Mondi è Spoleto. Identità e grande risorsa, forse la più grande risorsa dell’Aquila".

"È chiaro a tutti infatti che, sia se considerata da un punto di vista laico, sia nella sua funzione più prettamente religiosa, la manifestazione lasciata in eredità dal papa del rifiuto rappresenta a tutti gli effetti una delle maggiori testimonianze concrete di quella che è stata nel tempo, ed è ancora oggi, l'evoluzione sociale e culturale dell'intero capoluogo", insiste.

"La Perdonanza è il 'dono' di un grande Papa ma anche di un grande uomo - prosegue De Nicola - La Bolla sancisce, infatti, il più importante concetto della cristianità, il perdono, ma anche un’arguta mossa politico-sociale che nessuno è mai riuscito a cancellare e che anzi, negli anni e addirittura nei secoli, ha rinsaldato il suo valore fino a diventare parte sostanziale della storia aquilana".

Una storia aquilana che, come già affermato, ha però spesso dovuto fare i conti con i problemi finanziari, con i pettegolezzi e con quelle beghe burocratiche che, in un modo o nell'altro, hanno in un certo senso reso ardue le reali capacità della comunità cittadina di adeguarsi nel tempo all'imponente portata simbolica della manifestazione.

Quest'anno ricorre però il 30° anniversario della sua rinascita, anniversario che, a detta della stesso autore "è passato in sordina come avvenne per quello dei 25 anni, quando invece tutta la municipalità dovrebbe cercare di onorare il patrimonio lasciatoci Celestino V".

"Ho attuato la mia ciclopica raccolta di informazioni proprio per questo motivo - sostiene - La mia ambizione è infatti quella di costruire una sorta di piattaforma di confronto sulla base di cui, magari anche tutti insieme, realizzare una Perdonanza e, perché no, una città che possano essere migliori".

"Alle soglie di un altro straordinario avvenimento che potrebbe diventare strategico per il futuro della città, il riconoscimento cioè della manifestazione come Patrimonio dell’Umanità da parte dell'Unesco - aggiunge inoltre - si dovrebbe cercare di imparare dal passato e, evitando gli errori già fatti, cercare di realizzare una sorta di struttura della festività attraverso cui rendere meno onerosi tutti quei problemi che in passato hanno reso ostica tutta l'organizzazione".

Tante infatti le polemiche scaturite nel corso degli anni nei confronti delle amministrazioni comunali e dei comitati che si sono trovati a occuparsene, polemiche che, secondo De Nicola, farebbero capo a "un massimo comun denominatore fatto per lo più dei ritardi di approccio e delle conseguenti carenze di fondi che, a lungo andare, hanno minato allo stesso assetto della stessa Perdonanza".

"Ricordo sicuramente di eventi dall'eco più positiva rispetto agli altri - precisa in questo senso - ad esempio quella del 1989, dedicata all'Amazzonia, fu a mio avviso una delle migliori, o quella del 1998 che, per la questione relativa al foro nella testa di Celestino V, ebbe una ripercussione a livello internazionale non indifferente, ma dalla mia ricerca emerge soprattutto il leitmotiv di Perdonanza intesa come sagra delle occasioni perse".

"Ritengo però - conclude - che continui anche a rappresentare anche una grande risorsa per la comunità che, se ben sfruttata, potrebbe dare davvero tanto alla città e diventare a tutti gli effetti un'occasione di rinascita sociale e culturale per la 'intera città dell'Aquila".



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