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COVID: SCONTRO A L'AQUILA SU BUONI SPESA STRANIERI
CENTRODESTRA, 'POLEMICHE FOLLI, CRITERI STATALI''

Pubblicazione: 05 aprile 2020 alle ore 16:01

L'AQUILA - "È stucchevole, soprattutto in momenti come questi, volere a tutti i costi alzare i toni e portare sul piano della discriminazione provvedimenti come quello delle misure urgenti di solidarietà alimentare finalizzate all’acquisto di buoni spesa per generi alimentari e prodotti di prima necessità".

 Non  si fa attendere la reazione dei capigruppo di Maggioranza del Consiglio Comunale di L’Aquila, agli esponti del sindacato e del centro sinistra che contestano il criterio stabilito dall'assessore Francesco Bignotti per l'erogazione dei buoni alimentari, a cui potranno accedere attraverso un'autocertificazione, coloro che dichiareranno di essere in stato di bisogno a seguito dell’emergenza Covid 19, sia cittadini italiani che stranieri residenti in città. Questi ultimi però "dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno di lunga durata".

I buoni sono proporzionati rispetto alla consistenza del nucleo familiare secondo la seguente ripartizione: nuclei monocomponente 100 euro; nuclei con due componenti 200 euro, nuclei con tre componenti 300 euro; nuclei con quattro componenti 400 euro nuclei con cinque o più componenti 500 euro".

"È altresì stucchevole che ogni qualvolta si parli di tematiche sociali si utilizzi una narrazione monodirezionale che stravolge la realtà dei fatti - attacca il centrodestra -. Le persone che fanno proclami di questo genere omettono volutamente di dire ai cittadini aquilani che esistono già, o sono stati già deliberati, una serie di altri servizi come la rete territoriale con le associazioni, la solidarietà alimentare, la misura per l’acquisto di beni di prima necessità, oppure servizi attivi da anni come lo Sprar, le case famiglia, i C.a.s. e altri servizi, tutti sostenuti con fondi statali".

"La strada intrapresa da questa amministrazione - si legge nella nota - si basa su linee guida ministeriali, alle quali non c'è stata alcuna opposizione, che hanno suddiviso le somme spettanti ai comuni italiani in base al numero di residenti di ciascun comune, e proprio secondo la medesima logica le somme stesse vengono destinate ai residenti. Basta aprire il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per rendersi conto della bontà del procedimento e leggere ad esempio che, chi può fare domanda per il Reddito di Cittadinanza deve essere “cittadino italiano o europeo o lungo soggiornante e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa”.

"Come mai per questa scelta non c'è stata una levata di scudi nazionale? Quasi tutti i comuni hanno inserito in questi giorni, per ottenere i buoni spesa, il requisito della residenza e anche per vedere questo basta fare un semplice giro on-line. Però si può andare ancora più a fondo. L'ordinanza di Protezione Civile 658/2020 descrive chiaramente che la platea dei beneficiari deve essere individuata tenendo conto del nesso tra l’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e gli effetti economici da essa derivanti e dando la priorità ai nuclei non già assegnatari di sostegno pubblico. Quello che proprio non si vuole capire è che l'utenza, in questo caso, non è la solita dei servizi sociali comunali, ma è caratterizzata da famiglie che mai ne avrebbero usufruito in condizioni normali. È probabile che quelle stesse persone che ci attaccano per atteggiamenti discriminatori a breve arriveranno a dirci che anche l'essere residenti in un comune italiano è fonte di discriminazione", conclude la nota.



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