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COVID. FIVA, ''NESSUNA CERTEZZA PER COMMERCIO SU AREE PUBBLICHE''

Pubblicazione: 28 aprile 2020 alle ore 13:42

L'AQUILA - “Sono trascorsi quasi due mesi e non si può pensare alla sola riapertura delle attività commerciali in sede fissa, lasciando nella totale incertezza le migliaia di commercianti su aree pubbliche. L’assenza di qualunque riferimento alle aree mercatali che si svolgono all’aperto, e dunque potenzialmente in condizioni di sicurezza, è davvero inspiegabile”. 

Lo affermano i presidenti regionali di Fiva Confcommercio, Alberto Capretti e di Anva-Confesercenti, Domenico Gualà.   Gli esponenti regionali hanno sollecitato un incontro con l’assessore alle Attività produttive della Regione Abruzzo, Mauro Febbo per poter definire delle linee guida sulle quali i Comuni possano fare leva per la riapertura dei mercati su aree pubbliche, provvedimento che "porterà anche un alleggerimento della pressione sulle altre attività in sede fissa, diluendo il flusso di acquirenti e facilitando il rispetto del distanziamento sociale".

“Due mesi fa c'è stata la chiusura, a seguito dell’emergenza sanitaria legata al Covid19, di tutti i mercati: da allora sono state riavviate solo alcune attività commerciali specifiche, tuttavia ad oggi - ricordano gli esponenti delle associazioni di categoria - la vendita al dettaglio di determinati articoli è consentita sono nelle attività in sede fissa. È arrivato il momento d'iniziare a considerare la riapertura anche delle aree mercatali.”

La categoria “è consapevole del fatto che sia necessario adottare tutte le precauzioni richieste al fine di garantire l'adeguato contenimento dei contagi, come ad esempio ribadire l'importanza della distanza di sicurezza indicando su apposita cartellonistica i comportamenti da adottare. La natura intrinseca del mercato che si svolge in aree aperte di per sé consente naturalmente il rispetto delle suddette norme.  Bisogna dare un segnale e ribadire l’esigenza di prepararsi a ripartire.  Va inoltre sottolineato che il comparto commerciale su aree pubbliche è animato in massima parte da piccole imprese familiari e monoreddito, per le quali non sono previsti ammortizzatori sociali che possano garantire un minimo vitale in assenza di incassi e che le indennità erogate ad oggi sono solo un pannicello caldo. Oggi, dopo 60 giorni di mancati incassi, ci troviamo costretti a rivendicare il diritto al lavoro. Non è possibile in alcun modo lasciare che il destino di migliaia di imprese commerciali sia lasciato nel limbo come sta avvenendo in questi giorni: queste aziende, come tante altre ancora, attendono che vengano comunicati rapidamente tempi e modalità di ripartenza”. 

 



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