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COSA FARE IN CASO DI TERREMOTO DURANTE L'EMERGENZA SANITARIA, COMUNE L'AQUILA PRIMO AD ELABORARE PIANO

Pubblicazione: 07 maggio 2020 alle ore 13:12

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L'AQUILA - E se si verificasse un terremoto, non necessariamente distruttivo, con una emergenza sanitaria in corso? Come deve comportarsi la popolazione visto che le norme di buon comportamento per i due eventi sono in contraddizione tra loro? Esco di casa per mettermi a riparo dal sisma, ma non si può uscire per le restrizioni messe in campo per fermare il contagio, cosa si fa? Come agisce l'amministrazione?

Per rispondere a queste domande, il Comune dell'Aquila, ha elaborato una integrazione al piano di emergenza comunale di Protezione civile, che prende in considerazione anche il rischio sanitario dovuto all'emergenza Coronavirus in corso e i rischi interferenti inattesi, come per esempio un evento sismico.

Questa mattina, collegati in videoconferenza, il sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, l'assessore alla Protezione civile Fabrizio Taranta e il dirigente del settore Lucio Nardis hanno esposto i punti principali del Piano, sottolineando di averne inviato una copia al capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli.

"Il comune aquilano, infatti, è il primo in Abruzzo, ma credo anche in Italia, ad aver elaborato un documento del genere", ha spiegato Biondi.

La sismicità del nostro territorio - hanno precisato nel'incontro - è molto attiva e non perde mai occasione di far sentire la sua presenza. L'unica arma di difesa a nostra disposizione è la prevenzione e la pianificazione.

"Abbiamo immaginato una situazione in cui, dopo una scossa, la gente si riversa in strada, tra loro sicuramente ci saranno anche cittadini in isolamento o addirittura positivi, che non hanno avuto sintomi tali da richiede un ricovero presso le strutture sanitarie - ha aggiunto il sindaco - quindi, abbiamo cercato di esaminare quello che poteva succedere, oggi la situazione a livello di contagi Covid è migliorata, ma abbiamo ritenuto importante calare la nostra esperienza precedente nel piano di protezione civile comunale. Abbiamo tracciato una rotta che anche altri comuni potranno seguire, adeguando la nostra pianificazione alle proprie esigenze".

"Questa integrazione nasce da una riflessione dell'unità di crisi che ci ha portato, in un clima di collaborazione, a cercare di riportare sul piano il difficile momento che stiamo vivendo: la gestione di un qualcosa di nuovo", ha esordito Taranta, che poi è sceso nel dettaglio per spiegare i punti focali della pianificazione.

RISCHIO SANITARIO

In questa prima sezione aggiuntiva viene codificato a livello comunale quanto disposto dalla circolare numero 10656 del 3 marzo 2020.

Vengono definiti il modello di intervento e le procedure operative da attuare in caso si fosse sviluppato un focolaio da Covid-19; vengono rimodulate le funzioni di supporto in base alle esigenze dettate dalla crisi in atto in modo da coinvolgere tutte le figure necessarie con compiti e attribuzioni predefinite.

Inoltre, viene definita la modulistica di base per le operazioni di assistenza alla popolazione e la scheda triage per il personale operante "in presenza" nell'Amministrazione e nel Coc (Centro operativo comunale) per abbattere il rischio di importare all'interno della struttura una eventuale fonte di contagio, garantendo quindi l'operatività del sistema.

RISCHI INTERFERENTI INATTESI

In questa sezione aggiuntiva viene elaborato un modello di intervento che cerca di conciliare procedure ed operazioni che non potrebbero sussistere prese singolarmente.

Vengono definiti il modello di intervento e le procedure operative da attuare in caso di evento sismico durante l'emergenza sanitaria; vengono poi rimodulate le funzioni di supporto in base alle esigenze dettate dalla crisi in atto in modo da coinvolgere tutte le figure necessarie con i compiti e le attribuzioni predefinite.

Infine, viene definito il vademecum dei comportamenti da tenere in caso di evento sismico e in considerazione che questo possa accadere.

CITTADINI POSITIVI IN ISOLAMENTO

La popolazione viene classificata in base alla condizione rispetto al contagio e alla tipologia di abitazione: I soggetti affetti da Covid, non ospedalizzati ma collocati presso il proprio domicilio, sono distinti in due tipologie.

La prima riguarda i malati domiciliati presso i Map o i progetti C.a.s.e. che usciranno dalle proprie abitazioni solo se si presentano danni o equilibrio precario di arredi o suppellettili e comunque dovranno garantire il distanziamento sociale o indossare le protezioni facciali fino all'arrivo del personale destinato alla loro cura.

La seconda categoria è quella di tutti i positivi al virus che sono domiciliati in abitazioni diverse da quelle dell'emergenza (Map e C.a.s.e.): una volta abbandonata la propria casa, dovranno attendere l'arrivo del personale sanitario e dei verificatori Fast che provvederanno a valutare se la loro abitazione può essere utilizzata o meno. Sempre garantendo il distanziamento sociale e l'utilizzo dei dispositivi di protezione.

CITTADINI NON CONTAGIATI

Tutte le persone non contagiate, invece, dovranno avere cura di recarsi presso le aree di attesa di protezione civile distribuite sul territorio, ponendo particolare attenzione a mantenere la distanza di sicurezza e indossando le protezioni facciali quando necessarie.
       



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