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L'EUROPARLAMENTARE DELLA LEGA AD ABRUZZOWEB MENTRE L'EUROGRUPPO E' ANCORA IN CORSO, ''DRAGHI PREMIER? RISCHIA DI ESSERE COME MARIO MONTI, MA E' IPOTESI CONCRETA. PER L'ITALIA SOLO PRESTITI A STROZZO COME IN GRECIA''

CORONAVIRUS: ZANNI, ''IL MES? LO VOGLIONO CONTE, GUALTIERI E L'AQUILANO RIVERA''

Pubblicazione: 07 aprile 2020 alle ore 22:42

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L’AQUILA – “Non credo a una guerra tra Gualtieri, Conte e Rivera, credo invece che si siano divertiti a giocare a ‘poliziotto buono – poliziotto cattivo’, ma stanno rischiando di consegnare il Paese in mano alla Troika e di ipotecarne il futuro”.

Lo afferma ad AbruzzoWeb Marco Zanni, responsabile esteri della Lega e presidente del gruppo Identità e Democrazia nel Parlamento Europeo, nel giorno, difficilissimo, dell’Eurogruppo, la riunione, in videoconferenza causa emergenza Coronavirus e ancora in corso al momento della pubblicazione di questo articolo, dei ministri delle finanze dei 19 Stati membri che adottano l’Euro.

Riunione che si protrarrà fino a notte fonda.

Zanni, in una lunga intervista a questo giornale, oltre a riassumere ciò che c’è sul tavolo europeo in quanto a strumenti economici necessari a salvare in particolare l’Italia da un possibile crollo a due cifre del prodotto interno lordo, dice la sua anche sul presunto cattivo rapporto, dovuto a quelle che sarebbero divergenze sulle ‘armi’ che l’Italia dovrebbe utilizzare per uscire dalla crisi il Covid-19, tra il premier, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, da una parte, e dall’altra il potentissimo burocrate aquilano, Alessandro Rivera, direttore generale del ministero di Gualtieri e fedelissimo dell’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, “che non può fare nulla in questo sistema. O che può fare ciò che in Italia ha fatto Mario Monti”.

Quel Draghi che non dispiace neanche a qualcuno della Lega, come ad esempio al leader Matteo Salvini, e che in caso di clamoroso ribaltone potrebbe ritrovarsi, anche grazie al lavoro ‘dietro le quinte’ di Rivera, addirittura al posto di Conte. 

“Tutti e tre condividono la stessa responsabilità di fronte a un percorso che non ha niente di democratico, perché, ricordiamolo, gli strumenti sul tavolo dell’Eurogruppo sono stati negoziati dal governo italiano, quindi da Rivera sui tavoli tecnici, da Gualtieri all’Eurogruppo e da Giuseppe Conte al Consiglio europeo senza coinvolgere il Parlamento. Stanno rischiando di consegnare il Paese in mano alla Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea, ndr), e di ipotecarne il futuro”, è l’opinione di Zanni. 

“Qui – prosegue – c’è il terzo primo ministro d’Europa che di fronte alle richieste della Lega nell’estate del 2019 di andare a elezioni ci dà delle lezioni di democrazia parlamentare, mentre oggi tiene all’oscuro il Parlamento stesso su una cosa così importante e vitale”.

Sul tema Eurogruppo, “C’è grande caos, che dimostra che ancora una volta come l’Europa sia incapace di prendere qualsivoglia decisione. L’Europa non esiste. Nel migliore dei casi è inutile, nel peggiore è dannosa come abbia spesso visto. Ancora una volta, ma non mi aspettavo nulla di diverso da questo Eurogruppo, cincischierà un po’, butterà la palla a un’altra riunione, o magari alla riunione dei Capi di Stato e di governo che dovrebbe tenersi il 16 aprile, ma quello che uscirà da questo tipo di consesso non sarà niente di diverso da quello che è sul tavolo, quindi utilizzo del Mes, magari cambieranno linguaggio, ma la condizionalità rimarrà, magari la edulcoreranno un momento attualmente, ma le condizioni potranno anche essere cambiate a maggioranza qualificata, quindi anche senza l’Italia, in qualsiasi momento.

Passando agli strumenti da adottare per combattere la crisi economica, Zanni dichiara che “Quello che uscirà da questo tipo di consesso non sarà niente di diverso da ciò che è sul tavolo: utilizzo del Mes (il Meccanismo europeo di stabilità, o Fondo salva-Stati), con condizionalità, magari con un ‘linguaggio’ diverso. Ed è l’ennesima prova del fatto che l’Europa non esiste. Nel migliore dei casi è inutile, nel peggiore dei casi è dannosa. E con il Mes, l’Italia sarà ridotta come la Grecia”.

“Sul tavolo europeo – entra nel merito e nel tecnico l’europarlamentare leghista, ex Movimento 5 stelle – ci sono tre proposte sotto il ‘cappello’ della presunta solidarietà: il primo è il Mes, cioè il Meccanismo europeo di stabilità, lo strumento che attiva linee di credito, cioè prestiti, a condizionalità rafforzata, ossia con delle condizioni molto forte imposte dai creditori. Uno strumento molto pericoloso e comunque non utile, sia con che senza condizionalità, ma pure con condizionalità ‘leggere’ che però possono essere attivate successivamente anche senza il coinvolgimento dell’Italia. Si tratta di prestiti, tra l’altro, da uno strumento cui l’Italia ha contribuito”.

Il secondo strumento, continua Zanni, “è venduto come una assicurazione contro la disoccupazione, di cui si è tanto discusso all’interno dell’Unione europea con varie proposte. È un meccanismo chiamato Sure, un acronimo, che in inglese vuol dire certo. Come funziona? Non è un meccanismo con cui viene dato un supporto solidale, ma con cui, attraverso delle contribuzioni in termini di garanzie degli Stati membri, la Commissione raccoglie delle risorse sui mercati finanziari e le presta agli Stati membri, ma non per sostituire gli strumenti come la cassa integrazione. Li presta qualora questi strumenti appunto come la cassa integrazione non siano sufficienti a coprire delle esigenze, quindi non è uno strumento di assicurazione ma di riassicurazione che interviene in seconda istanza e fatto anch’esso di prestiti, contratti grazie a delle garanzie che l’Italia, in quanto terzo Paese più grande dell’Eurozona e dell’Unione europea dopo la Brexit, dovrà ‘portare in dote’. Parliamo di 25 miliardi di euro di garanzie, di cui quattro dovrebbero essere quelle italiane. Poi, tra un po’ di tempo, forse, ci presteranno un po’ di soldi dicendoci come dobbiamo spenderli e sempre a delle condizionalità perché questo è quello che viene istituito nei Trattati. E non parliamo di uno strumento che, seppure inefficace, può essere messo in piedi subito, ma di uno strumento che sarà messo in piedi tra cinque o sei mesi visto il complesso iter legislativo”.

Il terzo strumento è invece la Bei, la Banca europea degli investimenti. 

“Anche qui – secondo l’esponente leghista – sempre con lo stesso meccanismo. È una banca pubblica partecipata dagli Stati membri. I primi tre azionisti, con una quota paritetica per ciascuno di circa il 20 per cento sono Germania, Francia e Italia. Oggi, però, purtroppo, la Bei è impegnata al massimo nella sua attività di credito che fra l’altro è focalizzata su alcuni settori come grandi infrastrutture, grandi collegamenti infrastrutturali, energia, eccetera. Quindi, la Bei si propone di garantire, perché difficilmente fa prestiti diretti, non ne fa mai alle piccole e medie imprese, ma fornisce garanzie alle banche private come Intesa San Paolo, Unicredit, che poi fanno i prestiti. Con questo meccanismo complesso, ancora una volta, gli Stati membri e gli azionisti sono chiamati a prestare una garanzia, per l’Italia circa 5 miliardi di euro su 25 miliardi, per poi farci prestare del denaro che può essere investito con dei vincoli. Non sono strumenti di solidarietà, come li ha definiti Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea”.

“Siamo sempre nell’alveo di questo meccanismo perverso per cui noi diamo dei soldi che ci vengono poi prestati con delle condizioni. E dobbiamo pure dire grazie”, polemizza quindi Zanni, che si dice preoccupato soprattutto per il post-emergenza Covid-19.

“Una volta risolta, speriamo prima possibile, la crisi sanitaria – afferma a tal proposito – ci ritroveremo in un mondo ultra-indebitato. Oggi le regole del Patto di stabilità e crescita del Fiscal compact sono temporaneamente sospese, ma quando ci troveremo con le regole riavviate, come farà un Paese come l’Italia, anche se dovesse aver ricevuto dei prestiti all’inizio senza condizionalità, a rispettare queste regole partendo da un debito pubblico molto più alto di quello attuale. La condizionalità ci sarebbe una volta usciti dall’emergenza, con la Commissione europea che ci chiederebbe di rientrare, quindi di tagliare il welfare, di fare avanzi primari, cioè tutte le riforme strutturali che hanno fatto in Grecia”.

“A questo punto – è convinto l’europarlamentare – si è arrivati perché politicamente l’Europa non esiste. Ed è dimostrato dal fatto che gli Stati membri non sono in grado di mettersi d’accordo. Si spende capitale politico su strumenti inefficaci. Io oggi, da italiano, spenderei capitale politico sulla Banca centrale europea. Eppure siamo in questa condizione, il risultato di una follia politica portata agli estremi per trent’anni da una classe dirigente irresponsabile che messo davanti l’utopia degli Stati Uniti d’Europa di fronte all’interesse e al benessere dei cittadini e di fronte a quelle che effettivamente erano le condizioni socio-culturali all’interno dell’Europa”.

“C’era un motivo per cui in Europa esistono nazioni e Stati con culture diverse, non è il caso ma il frutto di un’evoluzione storico-culturale. In Europa quello che si è tentato di annullare e cancellare queste differenze tramite la legge dall’alto, ma di esempi, anche recenti, di esperimenti politici di questo tipo ne abbiamo avuti. E non sono finiti benissimo, mi vengono in mente l’Unione Sovietica o la Jugoslavia di Tito. Quando la politica, dall’alto, per leggi, cerca di amalgamare ciò che è diverso, produce un risultato disastroso. Questo sta succedendo in Europa. Questa è una delle cause, la causa principale del motivo per cui noi oggi siamo qui e per cui le istituzioni europee non sono in grado di dare una risposta veloce e concreta alla più grande crisi dal dopoguerra”, afferma ancora.

“L’ipotesi di Draghi? Molto concreta”, risponde sul nome ‘forte’ che circola da giorni.

“C’è una convergenza pericolosa, si sta andando velocemente verso il disastro. E sappiamo che, quando si crea panico, quando la politica, come ha dimostrato questa maggi‘e’oranza, non è in grado di agire, quando la democrazia è di fatto sospesa, perché non credo che se oggi ci fosse una crisi di governo ci manderebbero a elezioni, stante la situazione di emergenza, si arriva a queste figure che piacciono tanto, dei risolutori, dei tecnici, che per qualche motivo a me ancora sconosciuto visto che l’evidenza empirica ha dimostrato il contrario, siano più in grado di politici eletti a risolvere delle problematiche. Draghi non potrebbe fare niente di diverso in questo sistema, rispetto a quello che sta facendo questo governo. Noi abbiamo bisogno di pensare alla situazione economica post-virus, cioè al fatto che, volenti o nolenti, sarà necessario cancellare o sterilizzare una parte del debito pubblico che è stato contratto in questa maniera se non a tuttora. O lo fa la Banca centrale europea, oppure arriva la ristrutturazione del debito, cioè quello che è successo in Grecia, una situazione rischiosa per i risparmi di tutti gli italiani. Draghi, nel caso, arriverà per fare quello che ha fatto Mario Monti”, non va per il sottile Zanni.

“Il 5 Stelle staccherà la spina al governo Conte? È sempre stato capace delle più grandi inversioni a ‘u’ e di far digerire ai suoi eletti qualsiasi dedcisione, non mi stupirei se dovesse in un futuro molto vicino votare a favore dell’utilizzo del Mes e della sottoscrizione di un Memorandum. Certo, non so cosa succederà al governo, ci sono delle tensioni tra 5 Stelle e Partito democratico. Le ultime le abbiamo avute anche su questo decreto varato ieri, ma di cui dobbiamo ancora vedere il testo, per cui non discutevano di soldi, ma si faceva una lotta politica su dove dovesse finire Sace, che è questa controllata di Cassa depositi e prestiti che dovrebbe fornire le garanzie per questi ‘fantamila’ miliardi che dovrebbero arrivare dal sistema bancario.

È chiaro che c’è una frattura, ma non credo che porterà alla caduta del governo a meno che non ci sia la garanzia di un nuovo governo senza passare dalle elezioni. Perché l’incentivo della poltrona, senza voler essere populisti, ma è così, è un ‘collante’ forte che ha fatto digerire le peggiori porcherie anche a persone che magari avevano speso una vita politica contro certi argomenti e contro certi strumenti. Insomma, non mi aspetto una chiamata alle armi, o una rivolta da Spartaco, da parte dei 5 Stelle”, conclude. 



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