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CONTE ANNUNCIA AGLI ITALIANI CHE ''PURTROPPO TEMPO NON CE N'E''' E LA VITA QUOTIDIANA VIENE RIVOLUZIONATA IN POCHE ORE: DALLE FABBRICHE ALLO SPORT, DALLA SCUOLA AI VIAGGI

CORONAVIRUS: UN MESE DI LOCKDOWN, COME E' CAMBIATA L'ITALIA DALLA SERA DEL 9 MARZO

Pubblicazione: 09 aprile 2020 alle ore 09:06

ROMA- Tempo reale 31 giorni. Tempo percepito tanti di più. La bolla rossa in cui è finita l'Italia per l'emergenza coronavirus, nasce un mese fa. 

È la sera del 9 marzo e il premier Giuseppe Conte annuncia agli italiani che "purtroppo tempo non ce n'è". 

Troppi malati, troppi morti (le vittime erano 463, oltre 17 mila adesso). Perciò dal 10 marzo, un nuovo decreto e lockdown. Parola dal suono duro per dire che il Paese si chiude e si ferma, tranne i servizi essenziali. Il giorno dopo l'Organizzazione mondiale della sanità sentenzia: è pandemia. 

L'Italia - si legge sull'Ansa - sceglie una doppia quarantena forzata fino al 3 aprile, poi estesa al 13. Improvvisamente 'siamo tutti Codogno' e come i 16 mila del comune lombardo si resta a casa per frenare i contagi. Loro ci stanno dal 23 febbraio.

Dall'8 marzo tutta la Lombardia è blindata, compresi Alzano e Nembro che sono la Wuhan cinese in terra bergamasca e che alcuni avrebbero voluto chiudere prima.

È una delle polemiche più calde, insieme a quella sulle mascherine introvabili (quasi 82 milioni quelle distribuite finora, secondo la Protezione civile). Annunciando il lockdown, Conte non parla di zona rossa ma di "zona protetta".

E così protetti per 31 giorni, attraverso 5 decreti del premier, 80 fra ordinanze della Protezione civile, del commissario per l'emergenza Arcuri e norme dei ministri, 4 moduli diversi di autocertificazione per uscire, l'Italia cambia. Fuori e dentro. 

Il pieno resta negli ospedali, nelle case, in carcere. Il vuoto largheggia per strada. Gli assembramenti sono vietati e il mantra diventa "almeno un metro di distanza".

Ecco un mese di novità ai tempi del coronavirus.

SCUOLA 

Chiusa in tutt'Italia dal 5 marzo. Lo stop vale dagli asili alle università ed è una rarità in un Paese in cui nemmeno la seconda guerra mondiale fermò le lezioni, mentre il colera al sud ritardò l'inizio dell'anno scolastico nel '73. Adesso lezioni a distanza, esami universitari e lauree in streaming. Niente prova di terza media, la maturità sarà orale on line e gli altri studenti promossi di default. 

SPESA

'Resiste' in supermercati, discount, botteghe. Fuori in fila e mai vicini. Dentro, distanza d'obbligo e spesso guanti e mascherine. Sono cambiati gli orari: dopo il Dpcm del 22 marzo, le porte si chiudono alle 19 in settimana e la domenica alle 15. Tranne alcune eccezioni come i supermarket in Sicilia, aperti fino al sabato. Nei mercati rionali sopravvivono i banchi degli alimentari e si entra un po' alla volta. 

'APERTI PER VIRUS' 

Restano aperte farmacie, edicole, tabacchi, benzinai. Lo specifica il Dpcm dell'11 marzo includendo ottici, ferramenta, negozi di elettronica, lavanderie e pompe funebri. Garantiti i servizi di banche, poste e assicurazioni e dal 21 marzo quelli dei bar che sono in aeroporti e ospedali. Di recente hanno riaperto i vivai, ma solo per consegne a casa di fiori e piante. 

'CHIUSI PER VIRUS' 

Dal 12 marzo serrande giù per estetisti, parrucchieri, barbieri ma anche negozi di abbigliamento, librerie. Diventa un ricordo il caffè al bar, la cena al ristorante o il gelato fuori. I locali sopravvivono con le consegne a domicilio, altri con le vendite on line. I capelli si adeguano, a modo loro. Un ciuffo si ribella pure al presidente Mattarella. Il suo portavoce glielo fa notare prima di registrare un videomessaggio e il capo dello Stato risponde: "Eh Giovanni, neanch'io vado dal barbiere!". Il filmato va in onda per sbaglio e Mattarella osannato dagli italiani in quarantena. 

FABBRICHE AL MINIMO 

Dal 22 marzo il motore produttivo del Paese è in letargo. "Ma non lo fermiamo", assicura Conte in un'altra videoconferenza. In realtà lo stop è generalizzato e le eccezioni racchiuse in 80 voci in allegato al decreto (dall'agricoltura all'industria alimentare, dalla chimica-farmaceutica ai rifiuti fino al carbone). 

CINEMA E TEATRI, MUSEI E CONCERTI

A livello nazionale la chiusura si consuma in pochissimi giorni, passando dallo spiraglio degli spettacoli con posti a distanza o ingressi centellinati previsti dal Dpcm del 4 marzo, fino alla sospensione totale con il decreto dell'8.

SPORT

Prima, gare a porte chiuse o all'aperto senza pubblico e salvi gli allenamenti dei professionisti al chiuso. Serrate invece le palestre. Dal 10 marzo si ferma tutto lo sport e dal 4 aprile gli allenamenti. Così ad esempio niente basket né calcio: l'ultimo goal di serie A è il 3-0 di Sassuolo-Brescia del 9 marzo. Stop al tennis fino a sua maestà Wimbledon e pure al ciclismo. Dopo lunghi tira e molla, il 22 marzo si annullano le Olimpiadi in Giappone. Finora solo la guerra le ha fermate, il virus le rinvia all'estate 2021. Resta il dibattito sul movimento all'aperto e sulla corsa. Le risposte in un'ordinanza del ministro della Salute in vigore dal 21 marzo: sì all'attività motoria purché da soli e vicino casa. La stessa norma è definitiva sui parchi: chiusi tutti e ovunque, sanando così decisioni autonome di Comuni e Regioni. 

ADDIO VIAGGI

Prima del lockdown, era possibile spostarsi se "strettamente necessario". Non a caso la notte tra il 7 e l'8 marzo ci fu l'assalto ai treni verso la Lombardia che stava per chiudersi. Poi, gli appelli dei politici del sud contro i ritorni a casa di potenziali 'untori'. Dal 23 marzo la stretta: ognuno resta dov'è, anche se è nato o vive altrove. Per spostarsi valgono solo esigenze di lavoro dimostrabili, di salute e assoluta urgenza. Vietato andare in due in moto. Super blindate Sicilia e Sardegna. Continua solo il trasporto merci. Eccezioni per i passeggeri "per improrogabili esigenze" e solo dagli aeroporti di Cagliari, Palermo e Catania (unici aperti). 

CHIESE PER POCHI

Restano aperte ma le messe sono senza fedeli. Sposarsi si può solo con celebrante e testimoni, mentre sono sospesi i funerali. La pandemia impone solitudine: da soli in ospedale, solitaria la morte e pure l'addio.



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