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IL CAPOGRUPPO PRC: ''C'E' NUCLEO 'GELATINOSO' CHE GOVERNA LE ISTITUZIONI''

COMUNE L'AQUILA: CASO INTERCETTAZIONI,
PERILLI, ''DA 30 ANNI C'E' POLITICA OPACA''

Pubblicazione: 22 dicembre 2013 alle ore 09:33

Il capogruppo comunale di Rifondazione comunista Enrico Perilli
di

L'AQUILA - "Le intercettazioni da un certo punto di vista testimoniano una sorta di nucleo gelatinoso, opaco, che attraversa molte istituzioni e che è finalizzato a creare una specie di associazione, che di fatto amministra la città, ma non è qualcosa legato al post-sisma. Da trent'anni è così, è un modo di fare politica e impresa in modo 'sotterraneo', basta vedere le convenzioni urbanistiche".

Interviene ad AbruzzoWeb Enrico Perilli, capogruppo del Partito della rifondazione comunista (Prc) in Consiglio comunale all'Aquila, sui temi più caldi del capoluogo abruzzese terremotato.

Perilli torna sulle intercettazioni delle conversazioni dell'ex assessore alle Opere pubbliche Ermanno Lisi con  imprenditori, tecnici comunali e professionisti aquilani, recentemente rese note da un giornale online, seppure archiviate dalla magistratura e senza rilevanza penale.

E tuona sulle convenzioni urbanistiche. "In questa città ci ritroviamo con edifici, centri commerciali, costruiti in assenza di ogni licenza, con titoli fasulli, farlocchi", lamenta Perilli, che poi aggiunge: "ma è accaduto negli ultimi trent'anni perché c'è stato chi ha fatto finta di non vedere, chi si è voltato dall'altra parte, chi è stato realmente complice. Le intercettazioni svelano questa realtà".

Per l'esponente di Rifondazione comunista la soluzione è già bella e pronta: "L'applicazione delibera già adottata dal Comune che recepisce il decreto anti-corruzione, che prevede la rotazione dei dirigenti e dei funzionari che si sono occupati e si occupano dei ruoli più a rischio, per evitare il crearsi e consolidarsi dei gruppi di interesse che possono far riferimento a una persona all'interno dell'ente. Il Consiglio comunale ha chiesto all'assessore Betty Leone di procedere nella maniera più veloce possibile".

Sul versante fondi per la ricostruzione, Perilli continua a battere sullo stesso chiodo. "Dare alla città un flusso costante di risorse per i prossimi cinque, dieci anni. I soldi vanno presi dove sono, vedi grandi opere, missioni militari, armamenti, patrimoniali. Se si tolgono 5 miliardi dalla Tav, se togliamo 15 miliardi dall'acquisto di F-35, possiamo ricostruire L'Aquila e bonificare la 'terra dei fuochi'".

"Sono terrorizzato - commenta Perilli - dall'idea, credo realistica, che si ricostruirà solo una piccola parte di centro storico perché non ci sono le risorse". Ma niente sconti all'Unione Europea. "Il governo italiano è esautorato, dopo la firma dei vari Trattati il campo di gioco si è ristretto. Alle elezioni europee Rifondazione proporrà una lista anti-austerity, è in gioco la sopravvivenza dei popoli".

Uno 'schiaffetto' Perilli lo ha riservato anche all'opposizione, "che fa il suo mestiere, noi l'abbiamo fatta per tanti anni, ma registro che ci sono più opposizioni. Il centrodestra è impigliato in un logorante dibattito interno, un infinito dibattito interno, che ricorda più i dibattiti interni alla sinistra che sono logoranti e infiniti. Ma c'è un'opposizione culturalmente e politicamente molto simile a noi, come quella di Angelo Mancini ed Ettore Di Cesare".

E sui rapporti con il sindaco Massimo Cialente, sempre molto complessi nonostante Rifondazione sia in maggioranza, Perilli conferma e precisa.

"Su alcune cose c'è sintonia, su altre permangono delle differenze culturali, vedi sviluppo della montagna, o grandi questioni ambientali. Direi che c'è una visione del mondo completamente diversa, ma sulla legalità da riportare all'interno di alcune situazioni come il rispetto delle convenzioni urbanistiche, se non ci fosse stato il sindaco ad imporre ad alcuni dirigenti delle scelte, saremmo ancora a carissimo amico".

"Mi preoccupa il clima culturale del Paese - conclude il capogruppo del Prc in Consiglio comunale - perché di fronte ad una crisi così grave c'è anche una crisi socio-culturale. Mancano i grandi partiti e i grandi sindacati che possono dare un'orizzonte alla protesta, il rischio barbarie in questo caos frammentato c'è. Ci sono le partite i.v.a., spesso una nuova forma di proletariato, che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, che guadagnano mille euro e ne devono pagare 2.500. Ma se non si individua il responsabile, in questo caso l'Europa, si scatena la guerra dei poveri, come all'Aquila quando dopo il terremoto si discuteva se la casa dovesse essere data ai migranti o solo agli aquilani". (r.s.)



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