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L'EX SINDACO DELL’AQUILA SVELA EPISODI DEL SUO LIBRO. ''SCONGIURATO LO SPOPOLAMENTO, PERCIO' ACCETTAI IL PROGETTO C.A.S.E.'', ''CHI SI LAMENTA HA POCHI INTERESSI''

CIALENTE, DALLA ''NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI'' AD OGGI, ''NON C'E' NULLA? E' UNA SCUSA''

Pubblicazione: 30 marzo 2019 alle ore 19:21

Massimo Cialente
di

L'AQUILA - "Una tempesta terribile dalla quale ancora non siamo sicurissimi di essere usciti, forse la tempesta sta finendo ma nessuno di noi sarà più lo stesso".

Così Massimo Cialente se gli si domanda di descrivere a uno straniero cosa siano stati gli ultimi dieci anni all'Aquila, dei quali otto vissuti da sindaco nel momento più buio che, racconta in un'intervista ad AbruzzoWeb in cui premette che "Dio mi ha dato mille virtù tranne quella della sintesi", non è stato quello delle 3,32, o almeno ce n'è stato uno altrettanto drammatico che definisce "la notte dei lunghi coltelli".

La racconta quasi col magone, è quella del 4 maggio 2009 quando "un'ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri firmata dall’allora premier, Silvio Berlusconi prevedeva il trasferimento di tutti gli uffici e le agenzie statli e regionali, dei reparti ospedalieri, cioè di tutte le funzioni tranne il Comune, nelle città vicine".

"In quell'occasione mi sono giocato tutto - ricorda - la tengono nascosta tutt'ora perché è la pagina più vergognosa, più drammatica, il momento in cui ho toccato il baratro. Veniva di fatto evacuata la città, feci un 'cinema bestiale', interruppi i lavori del briefing minacciando tutti di abbandonare la città sennò li avrei fatti circondare dagli aquilani, mi tolsero il telefono, mi cercava l’allora sottosegretario Gianni Letta. L’allora capo della protezione civile, Guido Bertolaso, mi capì, raccontai dei moti del '71 in cui si mise fuoco alla città, dissi di annullare l'ordinanza e alle 2 di notte arrivò l'annullamento".

Una delle pagine che Cialente racconta nel libro L'Aquila 2009. Una lezione mancata curato dalla giornalista aquilana Antonella Calcagni e che è stato presentato oggi pomeriggio alle 17,30 all'auditorium dell'Ance in via De Gasperi.

"Se ho rimorsi o rimpianti? Quello di non essere riuscito a moralizzare, a mettere più regole sulla ricostruzione privata, di non aver fermato suito il non rispetto della delibera sulle casette - dice - quando non ci siamo accorti che la gente stava facendo il cemento armato, si doveva fare ma andava creata una struttura di controllo ma quel periodo era difficile. Ho il grande rammarico, poi, di non aver avuto personale a sufficienza per poter lavorare. So solo che gli aquilani li ho costretti a una vita difficilissima in una città che è virtuale, ma che comunque c'è".

Cialente vede comunque la luce in fondo al tunnel: "La città sarà migliore, c'è stata una battuta d'arresto rispetto al progetto complessivo, ma la città in futuro sarà migliore, dal punto strutturale e di sicurezza sarà tra più le sicure d'Italia, dal punto di vista estetico sarà tra le migliori d'Italia, dal punto di vista funzionale anche, basti pensare a quello che saranno i sottoservizi".

"Bisogna vedere come riempirla di una qualità della vita che passa attraverso il lavoro - ammette - ma abbiamo fatto molto per costruire una città della conocscenza e dell'innovazione, è invece completamente fermo il settore del turismo che tirerebbe anche gli altri settori".

E dà una tirata di orecchie ai criticoni a ogni costo. "Questa storia che all'Aquila non c'è niente è diventata una scusa per una pigrizia esistenziale - afferma - di luoghi di ritrovo, siano essi ristoranti, pub, bar ce ne sono sin troppi, anche di qualità e per tutte le tasche, da un punto di vista dell'offerta culturale vorrei sapere quante sono le città di provincia in cui c'è tutta l'offerta che abbiamo noi".

"L'Aquila, se hai l'interesse, una cosa ti consente di farla, ma devi avere l'interesse - fa notare - per lo sport c'è la piscina, il campo d'atletica, con o senza il cane puoi salire a San Giuliano o sulla via Mariana, in bicicletta hai di fatto delle piste ciclabili vere e proprie, chiedo cosa hanno gli altri più di noi! Mancano i portici e i negozi ma perché li stiamo rifacendo, non capisco di cosa ci si lamenti, ogni giorno c'è un'iniziativa culturale, ci sono librerie".

"E poi è una città che permette di studiare, alcuni vanno a Bologna, che è distraente perché sin troppo ludica, qui studi ma devi avere interesse a farlo, se pensi di uscire tutti i giorni è diverso, chiaramente manca il centro storico ma tornerà, che stia mancando una politica di ripresa è vero. Ma quelli che si lamentano mi sembrano ragazzi con pochi interessi".

E vede il bicchiere mezzo pieno: "Bertolaso diceva che ci volevano trent'anni a ricostruire, se non facevo la città virtuale chi sarebbe tornato? Perciò accettai il Progetto C.a.s.e., dal censimento del 2011 rispetto al 2001 avevamo perso solo 6 o 700 abitanti, che poi stanno tutti a Scoppito o Pizzoli. Stanno andando via i giovani in cerca di lavoro e non le famiglie, ma è un fenomeno che riguarda tutto l'Abruzzo".

"Il momento più buio? I funerali delle vittime, li ho vissuti col massimo del dolore - afferma - l'immagine terribile che ho ancora in mente è la file di carri funebri incolonnati".



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