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ANCORA CAOS E SU ACCORPAMENTO L'AQUILA TERAMO: CONSIGLIERE PD PRESENTA RISOLUZIONE PER IL NO, INCURANTE DELLE ASSOCIAZIONI: ''MARSILIO INTERVENGA'', INIZIATIVA DI LANCIOTTI E SOCI GELA OPPOSIZIONE AL PROGETTO

CAMERA GSD'I: PEPE, ''FUSIONE VA STOPPATA'' LEGALE ENTE TERAMANO, ''ANDARE AVANTI''

Pubblicazione: 26 giugno 2019 alle ore 19:31

L'AQUILA -  È ancora dibattito e ancora caos sulla costituenda Camera di commercio Gran Sasso d’Italia, progetto che prevede la fusione degli enti camerali dell’Aquila e di Teramo, al palo dal 2016 nonostante le deliberazioni congiunte dei due organismi, su base volontaria.

In particolare, vengono fuori ancora profonde contraddizioni: mentre il consigliere regionale del Pd Dino Pepe, ex assessore all'Agricoltura della Giunta di centrosinistra, presenta una risoluzione urgente in consiglio regionale nella quale chiede che il progetto venga sospeso “perché il matrimonio porterebbe più svantaggi che vantaggi al territorio”, emerge che i vertici teramani che si sono schierati contro la fusione, avrebbero affidato la questione al parere di un legale esterno, che avrebbe presentato un documento nel quale si sottolinea che dal punto di vista procedurale, il progetto deve andare avanti, anche perché previsto nella riforma nazionale.  

Un atto che smentisce la volontà del presidente teramano, Gloriano Lanciotti, che si è pronunciato ufficialmente per il no, contestato dai vertici dell’ente camera aquilano che, attraverso il presidente, Lorenzo Santilli, hanno espresso chiaramente l’intenzione di andare avanti. Una posizione confermata dall’assessore regionale alle attività produttive Mauro Febbo che nei giorni scorsi ha sentito le due parti, per sbloccare impasse e progetto di fusione, peraltro previsto nella riforma nazionale.

A sostegno della fusione si sono schierate di recente le associazioni teramane e aquilane: le due Confcommercio, le due Confindustria, Confesercenti regionale. Un via libera a patto di un "riequilibrio" tra le sedi. Oggi la legale è prevista all'Aquila e la secondaria a Teramo. 

Una presa di posizione arrivata all'acme dello scontro e che è destinata ancora ad alimentare polemiche e veleni. Va ricordato che la fusione è stata sancita prima da due distinte delibere camerali, varate in contemporanea da L'Aquila e Teramo. E poi, in maniera definitiva, dai decreti ministeriali. Resterebbe solo l'ultimo step: le elezioni per scegliere i consiglieri e il presidente. Nelle delibere si sancisce che il patrimonio delle due camere sarà messo in comune, ma ognuno potrà continuare a investire i propri profitti sul territorio di competenza.

Pepe, dal canto suo, ha depositato una risoluzione nella quale impegna il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, e la Giunta ad adottare una specifica deliberazione di Giunta regionale con la quale vengono sospesi i procedimenti relativi all’accorpamento delle Camere di Commercio di Teramo e L’Aquila, "atteso che il quadro giuridico di riferimento non consente di procedere al completamento dell’iter amministrativo"; a porre in essere nei confronti del Governo nazionale, ed in particolare del presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dello Sviluppo Economico, tutte le iniziative necessarie affinché venga predisposto un intervento “ex lege” che permetta, "tenuto conto delle difficoltà territoriali", di bloccare il percorso di fusione delle Camere di Commercio per quei territori colpiti da calamità naturali e inseriti nel cratere sismico; di definire, in sede di Conferenza Stato-Regioni e presso le istituzioni competenti, iniziative di coordinamento volte a ridiscutere l’intero impianto normativo in essere con specifica attenzione alle caratteristiche morfologiche, economiche, sociali, produttive dei territori oggetto di accorpamento-fusioni.

"Oramai tutte le parti - dice Pepe - sono concordi sul fatto che quello tra le Camere di Commercio di Teramo e L’Aquila è un “matrimonio che non s’ha da fare” perché porterebbe più
svantaggi che benefici ai due territori. Ho raccolto il grido d’allarme che arriva dalla provincia di Teramo, dai sindaci, dai vertici della Camera di Commercio, dalle associazioni di categoria, dalla politica e da quanti, da mesi, chiedono una sospensione in attesa di un chiarimento legislativo su questa vicenda”.

"Auspico ovviamente una convergenza su questa risoluzione ed il fattivo supporto da parte di tutti i Consiglieri regionali teramani, consci che a chiederci questa unione di intenti è un intero territorio che sta vivendo, con allarme e preoccupazione, questa fusione che rischia di creare seri problemi all’intero comparto", chiosa il vice capogruppo regionale del Pd.



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