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NESSUN CHIARIMENTO DALLA RIUNIONE DI IERI NEL CAPOLUOGO TERAMANO, NE' POSIZIONE UFFICIALE SU UN PROCESSO AVVIATO NEL 2016. SERVE INTERVENTO ISTITUZIONALE PER SBLOCCARE IMPASSE

CAMERA COMMERCIO GRAN SASSO, NIENTE ACCORDO FUSIONE TRA TERAMO E L’AQUILA

Pubblicazione: 24 maggio 2019 alle ore 11:11

Lorenzo Santilli e Gloriano Lanciotti

TERAMO - Niente accordo sulla costituzione della nuova Camera di commercio Gran Sasso d'Italia, nata sulla carta a fine 2016, ma non ancora operativa anche in virtù del ritardo accumulato dalla Camera di commercio dell'Aquila nella definizione dell'iter procedurale.

L’impressione è che senza interventi istituzionali “esterni” l’impasse che dura da anni non si sbloccherà. Anche perché non sono chiare le posizioni e le motivazioni alla base del tempo perduto volontariamente, da parte dei due cugini, soprattutto quella della Camera aquilana dai cui vertici è difficile avere comunicazioni e chiarimenti ufficiali. 

Comunque, i dati sulla composizione numerica delle associazioni di categoria sono stati trasmessi alla Regione, per costruire il consiglio camerale unificato, appena un mese fa.

Intanto, ieri sera, nella sede dell'ente teramano si è tenuta una riunione tra i presidenti e i direttori delle associazioni di categoria dei due territori, alla presenza del presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, e di quello dell'Aquila, Lorenzo Santilli.

Vertice che si è concluso con un nulla di fatto: i teramani hanno ribadito la ferma volontà di interrompere il processo di unificazione, arrivato allo step finale.

Concetto già espresso con un atto deliberativo della giunta camerale di Teramo e con la presentazione di un ordine del giorno in consiglio comunale, che impegna il sindaco, Gianguido D'Alberto, a chiedere al Governo, e al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, la sospensione del percorso di accorpamento.

Dal canto suo, L'Aquila resta in uno stato di attesa.

Lo stesso Santilli si è limitato, ieri, secondo quanto è stato riferito, a parlare di “percorso istituzionale avviato”, ma non si è sbilanciato sulla volontà o meno di proseguire e, soprattutto, concludere in tempi brevi la fusione.

Del resto, la Camera di commercio dell'Aquila in questi mesi si è chiusa in un lungo silenzio e di fronte alla volontà di Teramo di rescindere il patto di alleanza, non ha mai preso una posizione ufficiale, né ha prodotto atti, che siano delibere di giunta o di consiglio, valevoli per la prosecuzione del processo di fusione tra i due enti.

Un atteggiamento che, come sostengono i bene informati, andrebbe nella direzione di prolungare di fatto, senza grossi scossoni, la gestione separata delle due Camere (il mandato di entrambi i presidenti scadrà, infatti, tra due anni).

La decisione di restare svincolati, secondo quanto si è appreso, sarebbe legata anche alla "produttività" dell'ente: la Camera di commercio teramana, lo scorso anno, è riuscita ad intercettare 1 milione di euro di finanziamenti, grazie alla partecipazione ai bandi europei, mentre l'ente aquilano, come sottolineato da molti critici, non ha messo in campo progetti in tal senso.

Al contrario, è stato investito da una serie di polemiche sulle modalità di spesa dei fondi a disposizione, a partire dalle "Luci d'artista" di dicembre 2018 fino alla mancata organizzazione della "Rassegna ovini" di Campo Imperatore, con la Camera di commercio aquilana che si è tirata indietro anche nel sessantennale dell'evento. Una gestione attaccata duramente, nelle scorse settimane dalle associaizoni di categoria, in particolare Api e Cna.

Tanto che ieri, l'incontro congiunto, si sarebbe svolto in un clima di apparente istituzionalità, ma con una tensione palpabile tra le parti dovuta anche alla corsa alla presidenza, qualora la nuova Camera di commercio Gran Sasso d'Italia dovesse andare in porto.

Anche questo potrebbe essere un altro elemento che ancora ostacola la fusione.

Tra i papabili alla guida del nuovo ente c'è Gloriano Lanciotti, espressione della Cna, ma la gestione della nuova Camera potrebbe andare anche al socio Confindustria, territorialmente forte sul piano dei numeri, che punta sull’imprenditore Ezio Rainaldi, imprenditore aquilano molto noto e figura che si è ritagliata un ruolo importante sul piano delle trattative territoriali e della ricerca della “unione” istituzionale sulle grandi questioni socio economiche.

E se sembra esclusa la ricandidatura di Santilli, espressione della Confcommercio, il cui consenso delle associazioni datoriali è sceso precipitosamente, avanza l'ipotesi di mire del direttore regionale dell'associazione, Celso Cioni, aquilano amico di vecchia data dell’attuale presidente e in prima linea su battaglie nel post terremoto, anche con modalità clamorose: Cioni si è sbracciato pubblicamente nel rimarcare il ruolo dell'attuale vertice, secondo alcuni quasi sostituendosi alla stessa, confermando così le ventilate ipotesi secondo cui concorrerebbe alla guida della Camera di commercio del Gran Sasso d'Italia. Una guerra di poltrone in cui le diverse associazioni puntano in alto, nella composizione del nuovo scacchiere.

Si attende, adesso, il pronunciamento della Camera di commercio dell'Aquila che dovrà dire, con un atto ufficiale, se intende procedere o meno alla fusione.



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