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BENI CULTURALI: ESPERTI A CONFRONTO A L'AQUILA, 'RIAPRIRE CHIESE SEGNO DI SPERANZA PER LA COMUNITA''

Pubblicazione: 24 settembre 2019 alle ore 13:21

L'AQUILA - “Siamo venuti nel capoluogo abruzzese perché merita la città, merita indipendentemente dal fatto che ci sono ancora molti luoghi di sofferenza e di ferite”.

Così don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana (Cei), nel suo intervento al convegno nazionale dal titolo “Manutenzione e prevenzione, la tutela delle persone”, che si è concluso venerdì scorso all’Aquila, organizzato nel decennale del sisma dallo stesso Ufficio della Cei.

Due giorni intensi a cui hanno partecipato 130 tecnici degli uffici dei beni culturali di oltre 100 diocesi italiane.

Tanti i temi affrontati: dall’importanza delle chiese come luogo di aggregazione nelle città e nelle frazioni colpite dal sisma, ai problemi legati alla ricostruzione, ma anche un focus sulle norme post-sisma e sui diversi interventi portati a termine all’Aquila, con tanto di visite nei luoghi chiave del capoluogo abruzzese.
 
“Ci interessa stare con le persone che si stanno occupando della rinascita dell’Aquila per capire cosa è stato fatto e come sono stati eseguiti i lavori e quali sono le prospettive. Questo può essere di aiuto a tante altre realtà italiane che stanno ancora soffrendo per il terremoto del 2016, oppure che hanno necessità di mettere mano al patrimonio per poterlo conservare, ma anche in previsione di altri eventi che si potrebbero verificare”, ha aggiunto Pennasso. 

“Riaprire una chiesa vuol dire per la comunità sperare, continuare a trovarsi ogni domenica, di poter trovare la possibilità di seppellire i propri morti, un luogo dove poter fare la prima comunione e vivere quelle esperienze forti della propria vita, come il matrimonio per esempio - ha precisato -  La chiesa, indipendentemente dall’essere credenti o meno, rappresenta un elemento identitario della storia e della cultura di noi italiani, una cultura che ritrova la tenacia, la speranza, il voler continuare a vivere, nei luoghi che ci hanno formato”.

Tra i monumenti visitati anche le “grandi incompiute”, come il Duomo dell’Aquila, forse “la ferita più dolorosa”: “Abbiamo voluto visitare la cattedrale di San Massimo per vedere come le cose possono e devono cambiare, per dire che ci teniamo che il Duomo torni ad affacciarsi sulla piazza centrale. È importante che il Duomo torni ad avere quel significato che ha sempre avuto di richiamo, L’Aquila si porta dietro l’intero territorio, 100 comuni, è una forza e deve tornare anche la Cattedrale, sarà così, ne sono sicuro”.

Nella due giorni, poi, si è parlato di “Manutenzione e Prevenzione. La tutela delle persone”, tema della seconda tappa della Giornata Nazionale organizzata dall'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto

L'evento si è svolto nella sala Ipogea del palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, simbolo della ricostruzione e della rinascita della comunità aquilana.

Ad aprire l'incontro è stato il vice presidente del Consiglio regionale, Roberto Santangelo, che ha ringraziato tutti i presenti e gli organizzatori della manifestazione, sottolineando l'importanza del tema trattato in una città come L'Aquila, alle prese con la ricostruzione dopo il sisma del 2009.

“Credo che ci sia stato un 'peccato originale' nella ricostruzione del 2009, e successivamente anche in quella del Centro Italia: la ricostruzione è stata interpretata come una somma di interessi singoli e non come un valore in sé nei confronti della comunità. Non è stata interpretata come l'esigenza di ridare dei luoghi e dei punti di riferimento alle popolazioni locali”, ha spiegato il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi.

“È in questo senso che va intesa la fase in cui ci siamo trovati ad affrontare momenti della ricostruzione confusi: penso alle chiese parrocchiali, non a caso molte delle prime donazioni furono indirizzate proprio ai luoghi di culto. Inizialmente le chiese erano fuori dal discorso ricostruzione. Questo non è possibile, che si sia credenti o meno, è indubbio che rappresentino un punto di riferimento delle comunità locali. Poi, per un mero scontro politico, c'è stata una replica del 'peccato originale': il cosiddetto decreto 'Enti locali', che ha scaricato la ricostruzione delle chiese sulle strutture periferiche del Ministero dei Beni culturali, che si sono ritrovate da un giorno all'altro non solo con un carico economico e amministrativo, ma anche etico e morale molto importante”, ha dichiarato ancora Biondi.

“Non è una situazione tollerabile come cittadini aquilani, come persone che negli anni hanno contribuito alla ricostruzione di questa città, è necessario quindi che anche la Cei e la Chiesa, facciano propria la 'battaglia di destino' che stiamo portando avanti per consegnarla alla nazione e che è quella di una normativa chiara e univoca sulla ricostruzione - ha proseguito il primo cittadino nel suo intervento - È necessario che, così come nella Medicina esistono dei protocolli già pronti al manifestarsi di una stessa malattia, allo stesso modo l'emergenza e le ricostruzioni dovrebbero essere trattate con un protocollo preciso. È una battaglia che ancora oggi dobbiamo fare, tutti insieme, affinché la città dell'Aquila rappresenti un modello per la ricostruzione in Italia”.

“Gli aquilani sono gente tenace, gente dignitosa, che non si arrende, la bandiera bianca non è mai stata issata sulla città, che è stata rasa al suolo in passato, ma ogni volta è risorta, animata da una fede e da valori umani radicati in un'esperienza forte. È alto l'indice di resilienza nel gene di questa comunità ecclesiale e civile, sono onorato di essere aquilano di appartenenza e vescovo di questa comunità. L'Aquila non solo si vuole raccontare, ma si espone allo sguardo degli altri per essere aiutata a capirsi meglio e allo stesso tempo per far comprendere all'esterno cosa accade quando un evento catastrofico si abbatte su una città: come bisogna reagire, quali errori vanno evitati e quali sono le piste da percorrere. La dignità e l'impegno di fare della propria storia una pagina importante deve essere letta dai propri abitanti e dagli altri”, ha detto nel suo intervento il cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo metropolita del capoluogo.

“Consentitemi una breve metafora: come uomini abbiamo uno sguardo che ci consente di avere una prospettiva tridimensionale, perché abbiamo due occhi, che inviano al cervello due immagini diverse che successivamente vengono sovrapposte ed unificate. Se avessimo solo un occhio non avremmo la profondità; il mito parla di un gigante, Polifemo, che aveva un solo occhio e non aveva la dimensione di profondità, ecco la sindrome di polifemo c'è quando osserviamo situazioni con il nostro occhio senza accettare lo sguardo dell'altro, che dovrebbe combinarsi, invece, in un'azione unitaria - ha aggiunto - L'Aquila ha quindi bisogno di guardarsi e di essere guardata per avere quella profondità prospettica che consenta di basarsi sul passato per vedere il futuro. Abbiamo bisogno di una valutazione che ci raggiunge da fuori ma che non sia polemica o estraneo. Ringrazio il segretario regionale del Mibac, Stefano D'Amico, che apre a voi le porte del Duomo, che è una ferita ancora aperta”.

Nella seconda giornata, quella conclusiva, è stata posta l’attenzione su un altro argomento “La comunità racconta. Il terremoto 2009-2019”.

Il focus su “La comunità e il suo terremoto”, è stato fatto dal cardinale Giuseppe Petrocchi, mentre a parlare delle “Modalità costruttive - memoria di una comunità” è stato l'architetto Maurizio D'Antonio.

E infine il professor Dante Galeota, poco prima della conclusione dei lavori, si è occupato delle “Esperienze di Ricostruzione”.

Momento clou della manifestazione è stato il viaggio all’interno della cattedrale “ferita”, il Duomo. Con l’occasione è stato annunciato dal segretario regionale del Mibac, Stefano D'Amico che “È attesa per fine anno l'autorizzazione del progetto di ricostruzione della cattedrale di San Massimo; poi si potrà partire con la gara e finalmente con i lavori”.

Una notizia che riguarda una delle incompiute più clamorose di questi dieci anni.

“Le pietre parlano, bisogna avere orecchie adeguate per sentire la voce: se una persona si avvicina al Duomo sente che quelle pietre gridano, c'è un urlo apparentemente silenzioso, ma che in realtà è fragoroso e chiede soluzioni efficaci - commenta l'Arcivescovo dell'Aquila - Noi siamo certi che c'è stata una volontà da parte degli enti di dare risposte adeguate ai problemi, ma bisogna dire che gli assetti normativi che sono stati varati, come anche le risorse di cui si dispone, si sono dimostrati insufficienti, bisogna mettere in condizioni i funzionari competenti di lavorare rapidamente e nella piena legalità”, il suo appello.

Potrebbe sbloccarsi dunque l'impasse nell'avvio dei lavori, per un totale di 33 milioni di euro, di uno dei luoghi di culto più importanti della città, che si affaccia sulla piazza principale nel cuore del centro storico.

La cattedrale si presenta ancora oggi con il tetto sfondato e mai coperto in via provvisoria, come avvenuto per esempio per la basilica di Santa Maria di Collemaggio. (a.c.p.)



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