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RICOSTRUZIONE: VITTORIA RISI, AMORE PER L'AQUILA
LA PORNODIVA, ''CENTRO STORICO DIVENTI MUSEO''

Pubblicazione: 08 agosto 2014 alle ore 08:31

Vittoria Risi
di

L’AQUILA - "Il centro storico dell’Aquila era una meraviglia e tornerà ad esserlo, ma io ne farei un uso diverso una volta ricostruito, magari trasformandolo in una specie di museo, con tante attività culturali per permettere alle persone di visitarlo di continuo".

Il consiglio arriva direttamente da, udite udite, Vittoria Risi, professione attrice di film hard, che in questo caso non sfodera il corpo e la bravura a fare sesso, ma il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

La Risi, in questi giorni fra le protagoniste ad Alba Adriatica (Teramo) di Eros Adriatica, fiera dell'eros che si ‘celebra’ ogni estate all’Invidia Sexy Disco, ha voluto lanciare un messaggio, da esperta di arte, a una città “bellissima come L’Aquila, uno di quei patrimoni artistici che rende l’Italia il Paese più bello del mondo, anche se senza una tutela appropriata”.

"So che la ricostruzione della città non è veloce e mi dispiace moltissimo - afferma Vittoria Risi ad AbruzzoWeb - Il centro storico è meraviglioso, si vede anche se è terremotato. Devo dire però che per il mio modo di vedere, bisogna fare molta attenzione alla natura, sempre più ‘arrabbiata’ e pronta a sconvolgere tutto ovunque".

"Insomma - spiega - credo che un centro storico colpito così duramente dal terremoto potrebbe tornare fruibile con un’altra ‘strategia’, evitando che ci si torni a vivere e a lavorare, anche se capisco cosa significhi per gli aquilani tornare nella casa di sempre, o rimettere piede in un negozio o in un ufficio in centro. C’è voglia di ricominciare, di riprendere una vita normale in un luogo importantissimo per ogni cittadino, è comprensibile".

"Purtroppo - dice poi la Risi - i beni culturali in Italia non sono ben guidati e rappresentati. Quindi la salvaguardia del patrimonio culturale ne risente. Ci sono persone molto brave, preparate, che potrebbero tranquillamente gestire la salvaguardia e la valorizzazione dei nostri tesori, ma non viene data loro l’opportunità".

Un riferimento scontato è per Vittorio Sgarbi, critico e storico dell’arte, con cui l’attrice ha avuto una relazione. 

"Ma non è un fatto di Sgarbi o non Sgarbi - precisa la giovane esperta d’arte - io credo che si debba semplicemente affidare un settore importantissimo a chi ha la consapevolezza e i titoli per poter fare il bene dei beni culturali italiani. Se vogliamo salvare il patrimonio artistico italiano, bisogna affidarsi a chi la capisce".

Impossibile, comunque, per la Risi, non tirare in ballo Venezia, che conosce benissimo.

"Una città senza più tutela - lamenta - penso al Mose ((Modulo Sperimentale Elettromeccanico, il progetto per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte, ndr), è una cosa inutile, diventato famoso per lo scandalo delle tangenti. Nessuno si è preoccupato però del giudizio sull’utilità di una impresa simile, qualcosa che stravolge e non porta alcun beneficio. Dobbiamo tornare a ragionare in termini di vera utilità, legandola alla creatività, alla qualità delle nostre ‘perle’ artistiche e anche paesaggistiche".

Già, ma la colpa di chi è se non si fa questo? "Di chi non sa organizzarsi. Nel nord Europa, nonostante da quelle parti non abbiano nulla di paragonabile alle bellezze che abbiamo qui, ci si organizza meglio. A cominciare, è quasi inutile dirlo, dalla tutela dei centri storici".

Ma con le risorse pubbliche sempre più scarse, il destino sembra sorridere ai privati, ai ricchi, agli oligarchi pronti a comprare il meglio del Paese.

"Credo che la via pubblica sia sempre migliore rispetto a quella privata - il pensiero della Risi - il primo sforzo deve sempre essere pubblico, il privato potrebbe decidere di fare ciò che vuole con le opere d’arte, a scapito degli altri, cioè di noi, della popolazione".

"Sull’Aquila, cosa posso dire di più? - conclude - Ci si accorge di quanto siano belle certe cose soltanto quando le perdiamo. Mi viene sempre da pensare quando passo dalle vostre parti che anche l’architettura può portare guai. Intanto, si salvi  l’esistente, poi però si punti a una rivisitazione della tutela dei centri storici. Sembra un'impresa impoossibile, ma L'Aquila può essere un grande inizio di cambio di cultura del Paese".

 



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