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AZIENDA AQUILANA AL CENTRO DELL'INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA. CONSIGLIERE COMUNALE DI FI: ''PIANO INDUSTRIALE NON SI REGGEVA IN PIEDI''

ACCORD PHOENIX: DE MATTEIS, ''SITUAZIONE PREVEDIBILE, NON SERVONO FALSE PROMESSE''

Pubblicazione: 03 giugno 2019 alle ore 06:35

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L’AQUILA – “Una situazione prevedibile, un piano industriale che non si è mai retto in piedi e chi paga le conseguenze di tutto questo? I lavoratori! sono convinto che non è certo Accord Phoenix che risolve i problemi industriali dell’Aquila. Abbiamo risorse finanziarie per rivitalizzare l’economia di questa città, non abbiamo bisogno di false promesse e di sogni irrealizzabili”.

Così l’ex capogruppo di Fdi in Consiglio comunale, Giorgio De Matteis, da poco passato nel gruppo di Forza Italia, commenta quanto accaduto la settimana scorsa alla società aquilana Accord Phoenix Spa, operante nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee).

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza dell’Aquila, infatti, hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo per equivalente, di quasi 5 milioni di euro, proprio nei confronti alla società e di tre suoi dirigenti, indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche: Ravi Shankar, Francesco BaldarelliLuigi Ademo Pezzoni, assistiti dall'avvocato Giulio Agnelli.

Quanto accaduto è soltanto l’ultima puntata di un' avventura imprenditoriale che aveva suscitato speranze nella città ferita dal sisma del 2009; una vicenda segnata inizialmente da polemiche sull'assetto patrimoniale della proprietà, con sequestri per problemi ambientali, ritardi nel piano di assunzione, e infine il mancato pagamento delle utenze, che ha portato a metà maggio al distacco della fornitura.

Accord Phoenix ha avviato le attività a febbraio 2018, insediandosi nel centro industriale gestito dal Tecnopolo d'Abruzzo, in località boschetto di Pile all'Aquila, che negli ultimi anni ha riportato attività e lavoro negli stabilimenti desertificati dalla crisi del polo elettronico.

L'operazione era stata voluta nel 2013 dall’allora sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, dal vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e dalla parlamentare del Pd Stefania Pezzopane. I tre, infatti, si sono prodigati a far integrare l'investimento privato di 45 milioni di euro, con altri 10 milioni di euro a fondo perduto dei finanziamenti Cipe del “4 per cento”, riservato alle aziende che investono nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.

“Nel 2013, analizzando il piano industriale di Accord Phoenix, avevo detto che era un piano che non si reggeva in piedi. Negli anni successivi sono stato insultato, anche dai sindacalisti, perché ritenevano che la mia fosse un’azione contro, la mia era invece un’azione a tutela non solo dei lavoratori, ma soprattutto della città”, sottolinea De Matteis, che negli anni ha più volte acceso i riflettori sulla società, mostrando la propria preoccupazione.

“Oggi mi dispiace che si debba constatare questa situazione, che era prevedibile, mi dispiace soprattutto per i lavoratori che ci hanno creduto. La magistratura farà il proprio lavoro, sono convinto che porterà a termine nel migliore dei modi questa situazione”, aggiunge il consigliere comunale. 

“Mi auguro che il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, comprenda con chiarezza che l’utilizzo dei fondi Restart per la ricostruzione economica è uno dei punti nodali che vogliamo portare a casa in maniera adeguata”, conclude De Matteis.

INDAGINI DELLA GUARDIA DI FINANZA

Le indagini svolte dalle Fiamme Gialle hanno evidenziato che per l’acquisizione dei finanziamenti, i responsabili della Accord Phoenix Spa, “avevano falsamente attestato di possedere, tra l’altro, quei requisiti minimi di innovazione tecnologica e di durevole capacità economica previsti dal bando di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa)”.

In tal modo la Accord riusciva ad ottenere un contributo, a fondo perduto, per un importo complessivo pari a 10.725.000  euro di (percepito in quote collegate agli “stati di avanzamento lavori”), per la realizzazione di un progetto del valore economico di oltre 35 milioni di europer lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee).

In particolare, nonostante le attestazioni formulate dalla beneficiaria,l’analitica ricostruzione investigativa ha consentito di riscontrare che la Accord Phoenix Spa non era in possesso del necessario “knowhow” nello specifico settore del trattamento dei rifiuti, carente di un’adeguata organizzazione e di macchinari ad alta innovazione tecnologica. L’impresa risultava inoltre inadempiente alle disposizioni di legge vigenti in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Tali condotte, realizzando gli estremi del reato di cui all’articolo 316 ter Codice penale (Indebita percezione di erogazione a danno dello Stato), hanno: fatto scattare anche le indagini di natura patrimoniale da parte dei finanzieri, tese alla ricostruzione e alla quantificazione dei beni e delle disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati; portato all’esecuzione del provvedimento di sequestro di conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e macchinari nei confronti della società e dei tre responsabili individuati, per l’equivalente importo di 4.842.000 di euro, pari alla somma dei Sal già percepiti.

Accord Phoenix, ha avviato le attività a febbraio 2018, ma da subito pesanti dubbi, e relative polemiche politiche, sono state sollevate su un core business, quello di Accord, incentrato su un settore non più promettente come il riciclo del materiale elettronico, e anche sulle effettive capacità finanziarie dell'investitore anglo-indiano Ravi Shankar, ex ad di Accord, società per di più controllata per due terzi da Enertil Investments, che ha sede a Cipro, paese considerato, fino al marzo 2014, un paradiso fiscale.

Poi a dicembre 2016, un'altra doccia fredda: la Guardia di Finanza ha posto i sigilli all'area produttiva, in quanto nello stabilimento sarebbero stati stoccati rifiuti pericolosi e non, per complessivi 105 mila chilogrammi di scarti di materiale elettronico, monitor in particolare, seppure non fossero state istruite le dovute autorizzazione.

Shankar a seguito dell'azione giudiziaria che ne è seguita, dopo aver patteggiato tre mesi, è uscito dunque di scena nella primavera del 2017, dimettendosi da presidente. Resta, comunque, azionista di maggioranza.

Nonostante tutto, Accord ha tenuto duro, ha respinto tutte le accuse, ha effettuato i lavori di adeguamento del sito produttivo, e guidata da Giuseppe Carrella, ex amministratore Telecom e Ferrovie dello Stato, ora sostituito dal manager Francesco Baldarelli ha inaugurato lo stabilimento a febbraio 2018, con taglio del nastro affidato al sindaco di Fratelli d'Italia Pierluigi Biondi.

Ma l'azienda non è decollata, registrando un passivo pari a circa 3 milioni e 263 mila euro, iscritti nel bilancio del 2017, e solo 49 gli addetti assunti al 30 settembre 2018. Molti meno delle 90 assunzioni che erano state garantite al Comune dell'Aquila come condizione per la cessione dello stabilimento ex Flextronics avvenuta nel febbraio 2016.

A metà marzo poi la Neon Appalti, concessionaria dello spazio pubblico, dove c’era la sede dell’ex polo elettrico aquilano, dopo aver avvisato con una nota ufficiale l’impresa, ha staccato l’energia elettrica con la motivazione che la Accord non ha pagato servizi legati all’housing e all’energia elettrica.  

I vertici di Accord Phoenix hanno preso posizione stigmatizzando la decisione, in una conferenza stampa di fuoco. Ad inizio maggio si è poi diffusa la notizia di una possibile vendita della Accord Phoenix, che grande preoccupazione ha destato tra i sindacati. 

“L’operazione di servizio appena conclusa testimonia come la Guardia di Finanza  - si legge nella nota della Guardia di Finanza - assicuri un sempre più efficiente contrasto agli sprechi di denaro pubblico: il corretto impiego dei fondi pubblici, oltre a garantire la sana competizione tra le imprese, rilancia lo sviluppo del territorio nonché la crescita produttiva e occupazionale”.

“Infatti, come nel caso specifico, l’azione repressiva non va ad intaccare, neanche marginalmente, la funzionalità dell’azienda e l’ordinario svolgimento dell’attività d’impresa”.



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