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GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS SULLA RISTORAZIONE A L'AQUILA; PARLA TITOLARE LOCALE VIA VETOIO, ''DOPO SISMA MI SONO RISOLLEVATO ALLA GRANDE, ORA E' DIVERSO, CLIENTI SPARITI, BOLLETTE E AFFITTO INSOSTENIBILI'

''TROPPI COSTI, INTORNO A ME IL DESERTO'',
MARCELLO IL MAGO DELLA PIZZA CHIUDE TUTTO

Pubblicazione: 26 maggio 2020 alle ore 07:30

L'AQUILA - “Fare una magia? Non so se mi riuscirà, questa volta è davvero dura, ho perso la vena…”.

L’amara battuta è di Marcello Mazzullo, 55 anni, storico pizzaiolo aquilano, da tutti conosciuto come il mago della pizza, da quando gestiva prima del terremoto, un popolare locale nella centralissima via delle Tre Marie. 

Undici anni dopo, travolto come tanti suoi colleghi dall'invisibile tsunami del coronavirus, Marcello ha deciso di chiudere per sempre la sua Speedy pizza in via Vetoio, nei pressi dell’Università, davanti alla strada che conduce all'obitorio.Troppi costi, incassi prossimi allo zero, nessuna prospettiva, il rovello, comune a tanti italiani, su come poter d'ora in poi, sfamare la famiglia: meglio abbassare la saracinesca, appiccicarci il classico cartello "vendesi",  invece di provare a tirar fuori un coniglio dal cilindro.

 “Il lock down di inizio marzo per me è stato devastante- spiega ad Abruzzoweb -, perché dopo due mesi di inattività ho provato a riaprire con il servizio d’asporto. È durata un giorno: intorno a me c’era solo il deserto, anche perché la quasi totalità dei clienti erano gli studenti, ma l’università è chiusa, volatilizzati i turisti dei vicini bed and breakfast, chiusi anche loro. Spariti gli allievi della Guardia di Finanza. Andare avanti avrebbe significato solo accumulare debiti. Così ho deciso di gettare la spugna. Unica consolazione, forse, è che il locale lo gestivo da solo e non ho dovuto licenziare nessuno”.

Ora Marcello sbarca il lunario, lui che lavora da una vita e non hai dovuto mai chiedere niente a nessuno, con i 600 euro  governativi garantiti per le partite Iva dal decreto Cura Italia, e poi rinnovati per aprile e anche maggio con il decreto Rilancio. Non sono però arrivati solo i piccoli e provvidenziali assegni, ma anche bollette e affitto.

“Il vero problema è questo – spiega Marcello – non solo per me ma per i colleghi nella mia situazione, e sono tanti anche a L’Aquila: il coronavirus ha fatto sparire i clienti e gli incassi, ma le bollette del gas, della luce, dell’acqua, e in più gli affitti per il locale sono arrivati puntualissimi, e senza un centesimo di sconto. Inutile aggiungere che non so come pagarli".

Poco cambia per Marcello, se il Comune dell’Aquila ha previsto per i commercianti la riduzione della tassa sui rifiuti (Tari) e la proroga al 30 settembre della scadenza dei pagamenti con la possibilità di rateizzare, l’esenzione del canone di occupazione del suolo pubblico (Cosap) fino al 31 ottobre con la possibilità di raddoppiare gli spazi a disposizione senza aggravi di costi.

“Questa misura, mi riferisco all’occupazione di suolo pubblico, è vantaggiosa per chi opera in luoghi trafficati, nel centro storico, per me non avrebbe cambiato una virgola, non ha senso mettere i tavoli fuori un locale intorno a cui, ripeto, con l’Università chiusa, si è creato un deserto per chissà quanto”.

Di fare un prestito agevolato, previsto anch’esso dal Cura Italia, poi neanche a pensarci.

“Il commercialista mi ha spiegato che non superavo la soglia dei 100 mila euro di fatturato, ma poco male, ho già un altro mutuo sulle spalle, che ho acceso per l’acquisto di forni e altre attrezzature. Le rate ora sono sospese, ma a settembre, non so come, dovrò ricominciare a pagare, e con questi chiari di luna non me la sento proprio di fare altri debiti”.

Marcello ha anche partecipato alla mobilitazione degli agguerriti Ristoratori aquilani vs virus, del 16 maggio, collocando anche lui un tavolo con una sedia rovesciata in segno di protesta per le mancate risposte delle istituzioni davanti alla drammatica crisi del settore.

“Diciamo che è stata la mia ultima manifestazione in qualità di titolare di pizzeria - racconta Marcello -. Quello che mi provoca malinconia, per come sono andate le cose, è che sono uno di quelli che dopo il sisma del 6 aprile è riuscito a stringere i denti e ripartire alla grande. Ho dovuto lasciare il locale terremotato in via delle Tre Marie, e ho riaperto a Coppito. Poi da un giorno all’altro mi hanno aumentato l’affitto, ho restituito le chiavi e sono andato in via Vetoio. Ma dopo il terremoto è stato diverso, si riusciva a lavorare, c’erano tante persone venute da fuori per l’emergenza, poi sono arrivati gli operai, e gli aquilani non stavano in casa, anzi meno ci stavano meglio era per loro. Il coronavirus invece ha creato il nulla, il vuoto, e ci vorrà molto tempo per tornare ad una situazione di normalità, anche per il settore della ristorazione. Tanti miei vecchi clienti sono in cassa integrazione, e ancora non gli arriva un euro, figurati se hanno soldi e voglia per andare a cena fuori. Io ora in realtà una magia la dovrò fare, dovrò reinventarmi, in qualche modo. Ma anche il Paese dovrà reinventarsi, se non vuole anche lui chiudere i battenti”. Filippo Tronca

 



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