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INTERVISTA A EX MINISTRO ISTRUZIONE DIMESSOSI A DICEMBRE: ''USCITO DA M5S PERCHE' PERSA LA BUSSOLA'', ''UNA VERGOGNA ISTITUTI AQUILANI NON RICOSTRUITI, COVID DIMOSTRA CHE SIAMO VITTIME DI CRESCITA INFELICE''

''PLEXIGLASS? RIAPRIRE LE PICCOLE SCUOLE''
FIORAMONTI, ''AZZOLINA ARROGANTE''

Pubblicazione: 03 luglio 2020 alle ore 08:44

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L’AQUILA - “A causa degli investimenti mancati, dei pochi spazi e personale, sarà ora difficile per la nostra scuola affrontare a settembre la ripresa delle attività dopo l’emergenza coronavirus. Più del plexiglass, per garantire il distanziamento fisico, sarebbe piuttosto il caso di riaprire le scuole chiuse con la norma del dimensionamento, che anche in Abruzzo ha avuto come unico effetto quello di desertificare le aree interne e all'Aquila ricostruire finalmente quelle danneggiate dal sisma”. 

È solo uno dei passaggi dell’intervista di AbruzzoWeb di Lorenzo Fioramonti, parlamentare eletto con il Movimento 5 stelle, docente di Economia politica all’Università di Pretoria, prima sottosegretario e poi da settembre a dicembre 2019 ministro della Pubblica istruzione nel governo Conte-bis. 

Che si è meritato un posto nella storia di Montecitorio, per aver lasciato, evento raro, la prestigiosa poltrona da ministro, dopo pochi mesi per non aver ricevuto per il suo dicastero i tre miliardi chiesi in legge di Bilancio. 

A seguire è uscito sbattendo la porta anche dal Movimento 5 stelle. 

Nell’intervista a questo giornale, Fioramonti non lesina critiche al suo ex partito, secondo lui "fatto in buona parte da gente senza mestiere né competente, che farà di tutto per rimanere dentro il palazzo".

E ne ha anche per Lucia Azzolina - che era stata suo sottosegretario e che ora ha preso il suo posto al ministero dell'Istruzione, nel momento più difficile a causa dell'emergenza Covid-19 - tacciata di "atteggiamento arrogante, non supportato da competenza".

A rischio di recitare la parte in commedia del “Signor l’avevo detto io”, Fioramonti ribadisce più volte che da anni ha sollevato il problema che riguarda poche risorse, personale e spazi a disposizione della scuola - da qui la richiesta dei tre miliardi per investimenti urgenti - per cui ora sarà un problema garantire una regolare ripresa dell’attività scolastica garantendo il distanziamento fisico, per prevenire la ripresa dei contagi.

Fioramonti era stato all'Aquila a dicembre 2019. E oggi rivela: "mi sono vergognato, come rappresentante delle istituzioni, nel vedere le scuole danneggiate dal sisma, ancora non ricostruite dopo undici anni”. 

In quell’occasione aveva annunciato l’avvio della collaborazione con Invitalia nel ruolo di stazione appaltante, per velocizzare le gare di appalto e l’apertura dei cantieri. 

Nel frattempo, ha dato alle stampe il libro “Un’economia per stare bene, dalla pandemia del Coronavirus alla salute delle persone e dell’ambiente”, della casa editrice Chiarelettere, un saggio in cui affronta temi e proposte che vanno dalla politica alla green economy, dalla crisi pandemica alla scuola, in un’ottica che integra l’attenzione per le categorie del femminile e delle nuove generazioni.

“Dobbiamo superare questo modello di crescita infelice, Il nostro destino non può essere ora di toglierci la mascherina anti-Covid per indossare una maschera anti-gas”, spiega nell’intervista. 

Prima scontata domanda, professor Fioramonti: cosa avrebbe fatto se fosse stato ancora ministro per far uscire la scuola da questa emergenza? 

La situazione sarebbe stata drammatica per tutti, ma il punto è un altro: come è noto, io per coerenza mi sono dimesso quando non sono stati messi in finanziaria i famosi tre miliardi di euro per la scuola, l’università e la ricerca. Non era una cifra a caso, ma l’esito di un approfondito studio che aveva quantificato le misure urgenti da mettere in campo per rafforzare un sistema fragile. Lo avevo detto e ripetuto in tempi non sospetti che la scuola, per come era messa, non avrebbe potuto reggere in tempo di pace, figuriamoci in una situazione di emergenza, come quella che si è poi scatenata. 

Quindi il ministro Azzolina, subissata dalle critiche, non solo del centrodestra, ma anche dentro la maggioranza, è, secondo lei, tutto sommato giustificata? 

La scuola è un mondo complesso, c’è molta frustrazione e anche cinismo, i tanti problemi si sono incancreniti, chi vuole gestire la scuola deve essere bravo a dialogare. E da questo punto di vista devo dire che Azzolina ha agito in modo unilaterale, con arroganza non supportata da competenza. 

Giorni fa proprio Azzolina ha fatto tappa all'Aquila, dove ha visitato un cantiere di una scuola finalmente in ricostruzione. Anche lei è venuto in visita, come pure tanti suoi predecessori, ma all’Aquila restano da ricostruire ancora tante scuole, inagibili da 11 anni, a causa del sisma del 6 aprile 2009…

Sono venuto nel capoluogo abruzzese in punta di piedi, vergognandomi davanti ad una comunità che da troppi anni attende la ricostruzione di una scuola. Nel mio mandato qualche passo avanti è stato fatto, ho creato una task force per velocizzare le pratiche, mi sono proposto come facilitatore anche su posizioni contrastanti. Spero davvero che questa vergogna sia cancellata nel più breve tempo possibile. 

Torniamo ai tre miliardi: per fare cosa, prima di tutto? 

Per galleggiare, innanzitutto, perché in realtà servirebbero molte più risorse. Per assumere il doppio dei 47mila insegnanti per cui si fanno i concorsi, indetti quando ero io ministro. Per aumentare almeno di un po' gli stipendi. Per assumere più insegnanti di sostegno e valorizzarli, per potenziare la burocrazia e l'amministrazione della scuola, che non si vede, che è dietro le quinte ma è importantissima. Ci sono ad esempio fondi importanti per l’edilizia scolastica per progetti innovativi, ma serve la burocrazia che porta avanti le pratiche.

Soprattutto al Nord il rischio sarà l’impossibilità di coprire tutte le cattedre?

Dai nostri calcoli gli insegnanti sono 800mila, di cui 200 mila precari. Allo stato attuale, per 85mila cattedre non si ha nemmeno un nome, poi ci sarà chi è di ruolo che si ammalerà e non si saprà dove andare a prendere i supplenti, molti docenti andranno in pensione grazie a quota 100. Ed è vero, il problema riguarda soprattutto il Nord. Ma ripeto questo lo sapevamo ben prima del Covid. E si è fatto poco o nulla.

Altro tema caldissimo: come garantire il distanziamento sociale a settembre, se le classi sono già sovraffollate e gli spazi pochi? 

Ho proposto da ministro e poi in un report il modello della scuola di prossimità, vedo che ora il ministro Azzolina se lo sta rivendendo che se fosse farina del suo sacco, ma va bene lo stesso, non mi interessa il copyright. La priorità è rivedere il dimensionamento scolastico. Oggi vige la discutibile norma secondo la quale un plesso scolastico che ha meno di 600 studenti va chiuso ed accorpato. E anche in Abruzzo questo ha determinato la scomparsa delle piccole scuole di paese, impoverendo le aree interne e causando poi la nascita di mega-istituti comprensivi fino 5mila studenti e con un solo preside, un pachiderma ingestibile. Tenete conto che un preside anche per comprare una penna necessita di un’autorizzazione. La stessa norma prevede classi con non meno di 22 persone. 

Dunque par di capire, per citare Azzolina, per garantire il distanziamento fisico, che non basta “dotare le scuole di “anche nuovi banchi, moderni e più ‘dinamici’, in un’ottica di innovazione costante e della costruzione di ambienti didattici più moderni? 

Quello che va cambiato, subito, è la legge sul dimansionamento, una norma assurda. Molte scuole che sono state chiuse possono essere riaperte, possono essere recuperate perché ancora agibili. E poi serve un patto con il territorio, per utilizzare spazi come musei, biblioteche, uffici inutilizzati, palestre. Si possono creare aule ad hoc per seguire lezioni a distanza, dotate di pc e tutte le attrezzature che occorrono, senza gravare sugli studenti, sotto la sorveglianza e il sostegno di figura preposta, non necessariamente un insegnante. Finita la pandemia tutto ciò ce lo ritroveremo, a differenza del plexiglass che sarà buttato via.

Cosa l’ha spinta a andare via sbattendo la porta dal Movimento 5 stelle? 

Dopo le mie dimissioni sono stato coperto di insulti. Ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma il malessere già c’era. Il M5s ha perso per strada i valori di cui si era proposto come portatore, ha perso completamente la bussola. Il problema è che molti lì dentro non pensano con la propria testa, ed è facile governarli manu militari, non avendo un mestiere e una competenza. E ora farebbero di tutto per restare in sella, per restare in parlamento, sono facile preda delle lobby. Faccio un solo esempio: c’era una sacrosanta proposta di eliminare ingiustificati privilegi fiscali a favore dei grandi produttori di tabacco. A impedirlo sono stati Italia Viva, ma questo non mi stupisce, e il Movimento 5 stelle. 

A proposito di ambientalismo: i tre mesi di lockdown hanno fatto bene all’ambiente, con il calo dell’inquinamento, ma hanno messo in ginocchio l’economia e stanno creando disoccupazione di massa e povertà. La prova, per qualcuno, che il modello della decrescita felice segna il passo... 

Rispondo affermando che il Covid-19 ha evidenziato che siamo tutti succubi di una crescita infelice. È assurdo che se l’industria si ferma per pochi mesi, tutto va a gambe all’aria, creando gravissime ripercussioni sociali ed economiche. È la prova che questo modello economico non funziona, è insostenibile da tutti i punti di vista. 

E che soluzioni indica nel suo libro? 

Una delle prime soluzioni concrete è utilizzare la leva fiscale: tassare maggiormente le attività inquinanti e con quei soldi incentivare le attività che sono nel solco della transizione ecologica, che non creano solo profitto, ma anche legami sociali, uguaglianza, qualità della vita senza devastatore gli ecosistemi. Il nostro destino non può essere ora di toglierci la mascherina anti-contagio per indossare una maschera anti-gas.

Lei è tra i fautori della plastic tax che anche in Abruzzo ha creato levate di scudi da parte di imprese e lavoratori.

Non entro nello specifico della misura, in realtà andava fatta diversamente. Ricordo però che la plastica monouso sarà illegale dal 2021, lo impone l'Unione europea, dunque le imprese, volenti o nolenti, dovranno comunque, tassa o non tassa, lavorare già da ora ad una transizione, ad una revisione del loro modello di business. 

Dimenticavamo: del M5s cosa ne pensa è chiarissimo, che giudizio dà invece del premier Giuseppe Conte e delle opposizioni di centrodestra? 

Io mi ritengo in maggioranza, con un atteggiamento indipendente e costruttivo. Credo che questo governo abbia bisogno però, ora più che mai, di un direttore di orchestra che crei armonia, ma spesso Conte non lo è. Diciamo che non è certo la migliore maggioranza del mondo. Per quanto riguarda l’opposizione, sotto molti aspetti rappresenta un visione del Paese che ci porterebbe indietro di trent’anni. Mi riferisco in particolare alla Lega, ed è per questo non sono mai trovato a mio agio nel primo governo Conte, alleato del partito di Matteo Salvini.

Dallo scorso 25 giugno è in libreria “Un’economia per stare bene”, il nuovo libro dell’ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca Lorenzo Fioramonti.
Docente universitario di Economia politica, Fioramonti concentra da oltre un decennio attenzione e studi sull’elaborazione di un modello di wellbeing economy, un’economia del benessere che metta al centro due aspetti fortemente interconnessi: la qualità della vita delle persone e degli ecosistemi.
Il prezzo della crescita economica a tutti i costi è divenuto ormai insostenibile: “Abbiamo aumentato le disuguaglianze senza precedenti”, spiega l’autore, “e la crisi ambientale che è sotto gli occhi di tutti rischia di distruggere il nostro futuro. L’epidemia di Coronavirus ci ha dimostrato quanto sia fragile tutto ciò”.
Dobbiamo allora fare in modo che quello che è successo serva da sprone per una ripartenza e per la costruzione di un nuovo modello di crescita che non produca i disastri ambientali e sociali degli ultimi decenni.
In questo suo nuovo libro, Fioramonti propone ricette e progetti per andare in questa direzione: forte investimento su scuola e università per avvicinare presente e futuro; introduzione di un’iva flessibile ed elaborazione di un fisco intelligente che incoraggi consumi positivi per salute e ambiente e tassi quelli nocivi; nuova impostazione del lavoro, mettendo al centro il capitale umano, naturale e sociale e puntando sulle nuove tecnologie ecosostenibili.



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