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LA CASA MADRE LO ACQUISTO' NEL 2000 DOPO SETTANT'ANNI SOTTO I PORTICI;
IL GIALLO DELL'ALTRO MODELLO DA MURO: ''SONO SCOMPARSE LE SCRITTE''

''L'OROLOGIO PIU' PRECISO DELL'AQUILA'',
L'OMEGA DI CARDILLI AL MUSEO IN SVIZZERA

Pubblicazione: 27 marzo 2016 alle ore 09:50

Un cronometro di bordo Omega
di

L’AQUILA - Per settant’anni è stato uno dei “riti” dello struscio della L’Aquila di una volta: passare sotto i portici e regolare il proprio orologio sull’ora di quello “di Cardilli”, la storica gioielleria aperta a pochi passi da piazza Duomo fin dal 1888. Un orologio ritenuto con parere indiscusso “il più preciso dell’Aquila”.

Ma come alcuni potrebbero pensare, non si tratta del grande Omega da muro appeso in alto sulla parete accanto all’ingresso del negozio, quello divenuto uno dei simboli del terremoto quando qualcuno ha riportato le lancette ferme alle ore 3.32 ed è finito su foto, cartoline e sul fumetto Dampyr, quello ancora esistente e sul quale pure non manca un “giallo” da risolvere, quello delle scritte scomparse.

No, l’orologio più accurato del capoluogo, quando i meccanismi al quarzo (e figuriamoci i digitali) erano di là da venire, era sempre di fabbricazione Omega, ma si trattava di un “cronometro di bordo”, contenuto in una pregiata scatola di legno di mogano. La sua posizione nella vetrina era abbastanza variabile di allestimento in allestimento, ma la sua “zona” era l’angolo in basso a destra.

Un orologio a carica, che durava circa una settimana, dotato di un meccanismo a “giunto cardanico” che consente di rimanere sempre a livello con qualsiasi movimento della scatola: l’ideale, appunto, per l’altalenante navigazione in mare.

Quel prezioso capolavoro di ingegneria risalente agli anni Venti è ancora in funzione, ma non si trova più all’Aquila da un bel po’ e anche per questo la sua storia si sta dimenticando.

A ricordarla ad AbruzzoWeb è l’ultimo titolare del negozio, Luigi Cardilli, 75 anni, fresco di processione del Venerdì Santo in cui ha “scortato” il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini da Cavaliere del Santo Sepolcro, ordine di cui è decano con oltre 40 anni di servizio.

“Quell’orologio l’ho ceduto alla Omega stessa nel 2000 - spiega - Il concessionario ufficiale cui l’avevo spedito per una revisione non aveva alcuni pezzi di ricambio e lo mandò in Svizzera alla casa madre, che mi contattò e si disse interessata ad acquistarlo per esporlo nel proprio museo a Bienne. È stata una buona occasione, anche se ho ancora il magone”.

“La particolare fabbricazione in lega di due metalli - ricorda ancora - gli permetteva di resistere alle variazioni di temperatura e specialmente al celebre freddo aquilano. Tutti venivano a vederlo per rimettere l’ora, il sabato prima della chiusura c’era il rito della carica, che sarebbe durata altri sette giorni”.

L’Omega entrò nella gioielleria nel 1931, quando il fondatore del negozio, Torquato Cardilli, nonno di Luigi, scelse quegli spazi dell’appena costruito palazzo Federici, realizzato ex novo in cemento armato per “allungare” i portici fino a piazza Duomo abbattendo l’edificio preesistente.

Nel vecchio stabile, il punto vendita aperto quasi mezzo secolo prima aveva l’ingresso proprio dove oggi sbucano i portici nella piazza del mercato: in alcune vecchie cartoline si vede l’angolo del palazzo e l’entrata con una tenda per proteggere le vetrine dal sole.

I tentativi di furto non erano infrequenti, “uno nel 1927 con il tentativo di sfondare la parete della barberia adiacente”, così la scelta cadde sull’unico spazio commerciale non dotato di cantine, per motivi di sicurezza. “Oltretutto al piano di sopra c’era lo studio radiologico Paolantonio, isolato da una soletta di piombo di 20 centimetri per contenere le radiazioni”, prosegue il ricordo.

Nel 1933 arrivò anche l’orologio a muro, quello sopravvissuto fino a oggi e che, nei piani dei ricostruttori di palazzo Federici, dovrebbe tornare in funzione. Anche questo non è più di proprietà di Cardilli, che lo ha ceduto al Comune nel 2003, quando ha chiuso l’attività. Gli stessi locali storici sono stati poi dati in affitto dai proprietari al concorrente di una vita, l’orafo Cavallo.

“Ma l’Omega da muro non è loro, appartiene all’amministrazione che, però, ha sempre lasciato i comandi della centralina all’interno del negozio - obietta Luigi - Quando la ricostruzione sarà ultimata, sarebbe opportuno che la sua gestione diventasse pubblica”.

E all’orologio da muro è legato anche un “giallo”, come si diceva all’inizio: “Sono scomparse da qualche anno le due grandi scritte ‘Omega’ sostituite da una anonima ‘L’Aquila’ che non significa nulla”, fa notare Cardilli.

“Mi dissero che un avvocato della ditta aveva imposto di toglierla per ragioni di diritti, ma dopo settant’anni quella era una scritta storica, non commerciale, e questa versione non mi convince - precisa - All’Aquila ci sono alcuni collezionisti storici di questo marchio, chissà che loro non ne sappiano qualcosa”.

La consolazione è che un’impronta della famiglia ancora resta: “Al centro del quadrante c’è la scritta Cardilli G., ovvero mio padre Giuseppe”, conclude Luigi con una punta di soddisfazione.



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