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INTERVISTA A IMPRENDITORE AQUILANO ONORANZE FUNEBRI, ''SITUAZIONI STRAZIANTI'', ''AL CIMITERO CON ORDINANZE ANTI-CONTAGIO SOLO IL SINDACO, IL PARROCO E NOI''

''HANNO CHIESTO A ME SE ERA MORTO SERENO''
TAFFO, ''CON COVID SI VA VIA IN SOLITUDINE''

Pubblicazione: 04 aprile 2020 alle ore 07:47

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L’AQUILA  - "Una signora mi ha chiamato per telefono. Voleva sapere se suo marito era morto con il volto sereno. Io gli ho risposto di sì".

Accade anche questo, in tempo di pandemia del coronavirus che sta flagellando mezzo mondo.

A rivelare lo straziante retroscena è Angelo Taffo, noto imprenditore aquilano che assieme al figlio Giacomo è titolare di "Angelo Taffo onoranze funebri", con sedi nel capoluogo d’Abruzzo e nella capitale Roma. Taffo è stato anche presidente di Confartigianato Abruzzo, ed è ora presidente Confartigianato Roma capitale, servizi e terziario.

Testimone diretto della tragedia in corso nell'ultimo anello della filiera, che parte da un colpo di tosse e un tampone positivo, prosegue in un ospedale, e poi, finora per 14.681 persone in Italia, e 146 in Abruzzo, termina appunto con un funerale.

Le draconiane disposizioni del governo per contenere il contagio vietano ora anche i funerali in chiesa, il corteo funebre e l’ultimo saluto al cimitero, dove a presenziare è solo il sindaco, il cappellano e lo staff delle onoranze funebri, bardato da doppia tuta bianca, mascherine al volto, che provvede all'inumazione a terra, alla tumulazione nel loculo, oppure alla cremazione. In un silenzio spettrale, senza fiori e liturgia, non rotto nemmeno dal pianto e dalle parole sussurrate e di conforto dei familiari, amici e parenti. Tutti in casa e in quarantena.

“Non lo nego - racconta Angelo Taffo - è dura emotivamente anche per me che per professione sono abituato ad avere a che fare con il lutto e con la morte. Se ne vanno via, giorno dopo giorno, senza tregua persone, in buona parte anziane, che sono pietre miliari, che hanno dato qualcosa di importante per la famiglia, per il territorio, per l’intero Paese. Ma in questo caso nel silenzio, nel vuoto, senza nemmeno il conforto dell’ultimo saluto. Le persone care, in molti casi la vittima di questo maledetto virus l’hanno vista l’ultima volta un mese prima. Poi sono venuti a prenderla per ricoverarla in ospedale. Infine una telefonata, per il triste annuncio, poi più nulla. E quindi chiedono a noi informazioni, noi che siamo stati gli ultimi a vederla, ci chiedono conforto, costretti in casa, piangendo al telefono. È tutto davvero molto duro”.

L’impresa di Taffo ha curato circa 30 funerali di vittime del covid 19, ma tutte nel Lazio, con misure di sicurezza eccezionali per il personale, e rigorosi protocolli di sanificazione di mezzi e attrezzature.

Nessuno a L’Aquila, dove non si sono registrate vittime tra i residenti.

“Per fortuna nella mia città ancora non abbiamo dovuto fare nessun funerale – confida Taffo -. Speriamo che prosegua così, che il coronavirus ci grazi, dopo quello che abbiamo subito con il terremoto del 2009. Per il resto funziona così: il personale indossa doppia tuta anti-contagio, prendiamo in carico la salma chiusa in un sacco di bio-contenimento, e la trasportiamo al cimitero. E siamo lì le uniche presenze umane, assieme al sindaco con la fascia tricolore, a rappresentare la comunità, e al cappellano che dà la benedizione. Regime di poco meno rigido per i funerali di chi è morto per cause diverse. Lì possono andare a presenziare al cimitero al massimo quattro persone, quelle che entrano in un'unica automobile”. 

Spiega poi Taffo: “una volta collocata la salma nella bara, scatta la sanificazione con prodotti ad hoc, che si ripete anche per carro funebre al rientro”. 

E in questa provvidenziale opera di disinfezione, è diventata sempre più di capitale importanza un'articolazione della società di Taffo, la cooperativa sociale Atlante, che già da qualche anno ha tutte competenze e macchinari certificati necessari. La cooperativa ha attivato anche convenzioni con i templi crematori dislocati in tutta l'Italia, in forza della partnership esclusiva con la Socrem centro Italia, associazione che offre l'atto della cremazione gratuitamente ai soci.

“È stata una scelta che si può definire, con senno di poi, lungimirante - osserva l’imprenditore - , nel 2018 gli addetti della cooperativa hanno frequentato un corso professionale in sanificazione e disinfezione, abbiamo acquistato i macchinari necessari, in linea con la nostra filosofia aziendale che mette al primo posto la pulizia e la salubrità dei luoghi di lavoro e di intervento. Ora è diventata una risorsa fondamentale per garantire la salute e la sicurezza dei nostri addetti e delle persone che entrano in contatto con loro. Ricordo a tal proposito che sono risultati positivi, nel Nord Italia, una trentina di lavoratori del settore onoranze funebri, e sono morti due titolari”. 

Allargando lo sguardo, Taffo si dice molto preoccupato per la tenuta economica del sistema Paese.

“La situazione è critica, anche perché nessuno sa quando potremo lasciarci alle spalle questa pandemia, quando si potrà ripartire. Bisogna tenere in massima considerazione il fatto che il nostro tessuto produttivo è fatto al 96 per cento da piccole medie aziende che potrebbero non reggere la botta. A dispetto di quello che si possa credere anche il mio settore non è per così dire 'favorito': al Nord ad esempio si sta purtroppo facendo con grande difficoltà in un mese, il lavoro programmato in un intero anno. In alcuni territori dopo il picco di decessi concentrato in un brevissimo lasso di tempo, le imprese di onoranze funebri lavoreranno poco o nulla per mesi. Un segnale non certo positivo sono infine gli ostacoli burocratici, e il ‘terzo grado’ a cui sono sottoposti gli imprenditori da parte delle banche, a cui è stata chiesta la sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui. A far ben sperare per il futuro, a ricordarci che siamo un grande Paese sono però i medici, gli infermieri  e tutto il personale sanitario, i veri eroi in questa guerra”.

L’impresa di Angelo Taffo si è meritata la notorietà nazionale anche per i geniali spot pubblicitari, ideati dal figlio Giacomo, che riescono a strappare un sorriso anche sulla morte, con intelligente humor nero.

“Non ci sarà nessuno spot del genere, in questo caso. La tragedia che stiamo vivendo è così grande che ha spento anche quel piccolo sorriso”, confida però l'imprenditore. 



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