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SINDACALISTA CISL DA POCHI A UIL, ''SANITA' PUBBLICA SIA CENTRALE, PRIVATI COME COMPLEMENTO'', ''LORENZIN DA RIPENSARE'': 'NON SI TOCCHINO I PRECARI', STOCCATA AL FIALS CONFSAL 'NOI AL LAVORO TUTTI I GIORNI NON COME RONDINE A PRIMAVERA'

''DOPO COVID EMERGENZA LISTE DI ATTESA''
GIORGI, ''L'AQUILA MERITA OSPEDALE AL TOP''

Pubblicazione: 29 giugno 2020 alle ore 07:10

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L'AQUILA - “Sono forse decenni che noi del sindacato sosteniamo che è una follia tagliare risorse, che la sanità pubblica deve essere centrale, che nella Asl aquilana come altrove, c’è carenza di personale. Ci è voluta purtroppo l’epidemia del coronavirus a rendere evidente tutto ciò”.

Parte dal chiodo fisso di gran parte della sua longeva attività sindacale la lunga intervista di AbruzzoWeb allo storico sindacalista aquilano Gianfranco Giorgi, a 75 anni ancora in pista e ancora in prima linea nel dibattito sulla sanità del capoluogo regionale e provinciale: parte da questa amara soddisfazione la chiacchierata con un testimone importante della lotta sindacale nel complesso e delicato comparto, per 40 anni figura di vertice della Cisl provinciale dell’Aquila, negli ultimi dieci coordinatore a titolo gratuito, essendo pensionato e che a fine gennaio ha deciso di andare via, in dissenso con la dirigenza, per passare alla Uil.

Sindacato nel quale è stato accolto a braccia aperte dal segretario, Antonio Ginnetti, e nel quale ora riveste il ruolo di responsabile del Dipartimento sanitario e contrattuale, sempre a titolo volontario e gratuito.

Al centro dei suoi pensieri e del confronto con il direttore generale della Asl provinciale, Roberto Testa, ora che almeno in provincia dell’Aquila l’emergenza coronavirurs dà respiro, con contagi pressoché azzerati, e pazienti che man mano vengono dimessi, è il difficile ritorno alla normalità, ovvero la riattivazione delle prestazioni sanitarie ordinarie con liste di attesa che però si sono nel frattempo allungate.

“La situazione deve allarmare -, spiega Giorgi – si sono accumulati centinaia e centinaia di esami, oltre 700 da un primo approssimativo calcolo, a cui si sommano le nuove prenotazioni, che man mano vengono effettuate. In coda c’è un importante numero di interventi chirurgici non urgenti, posticipati nella fase del lock down”.

Primo risultato che rivendica con orgoglio Giorgi, è l’assunzione imminente di circa 80 infermieri a tempo determinato, di cui 55 con bando e gli altri mediante agenzia interinale.

“Saranno fondamentali per coprire le posizioni in questo periodo di ferie, strameritate dagli infermieri che in questi mesi hanno lavorato a ritmi pazzeschi e con grande dedizione e professionalità. Dal direttore Testa, che ringrazio per aver compreso il problema e agito di conseguenza, c’è anche l'impegno a costituire una task force appunto per smaltire le lista di attesa”.

Resta il fatto, tiene a sottolineare Giorgi che anche queste assunzioni di emergenza dimostrano che “il personale della Asl aquilana, resta sottodimensionato, ho trascorso una vita sindacale nel denunciare che il personale qui come altrove era insufficiente. Abbiamo tra i 300 e 400 precari, su 3.600 dipendenti, una percentuale a dir poco eccessiva. Spero sia la volta buona che finalmente come il covid ci ha insegnato, investire in sanità, e intendo personale, strutture e apparecchiature, è una priorità”.

A questo proposito, un putiferio ha scatenato il taglio delle ore e il mancato rinnovo dei contratti di diversi lavoratori precari delle agenzie interinali e cooperative sociali, misure decise da Testa. La Asl aquilana si è trovata al centro delle polemiche da un lato per il taglio dei lavoratori della cooperativa “aCapo”, dall’altra per l'assunzione di altri dipendenti in somministrazione ad un costo superiore.

Sull'argomento ricorda Giorgi, “noi ci siamo opposti ai licenziamenti, siamo riusciti ad evitarli, ma non ci sta bene neanche la riduzione dell'orario: ripeto, la Asl è sotto organico, ha bisogno ora di tutto il personale che c’è ed anzi va incrementato. Anche i precari in questo scenario sono indispensabili. È la Regione che preme per ridurre gli interinali, potremmo anche essere anche d’accordo, ma vanno fatti allora i concorsi”.

Ad alimentare la polemiche poi il segretario provinciale dell'Aquila della Fials Confsal, Simone Tempesta, che denuncia in una nota di sabato il mancato rispetto di una serie di accordi legati alla liquidazione della produttività arretrata e di una serie di impegni contrattuali per infermieri, tecnici, operatori socio sanitari, ostetriche, amministrativi e altre categorie sanitarie della Asl provinciale dell'Aquila, "gli eroi applauditi dalle finestre dal popolo italiano nell'emergenza covid".

Tutto ciò a differenza di quanto fatto per la dirigenza medica e nonostante gli accordi siano stati sottoscritti "con tutte le Organizzazioni Sindacali firmatarie del Ccnl e con le Rsu, (non con una sola organizzazione)". E l’accusa è rivolta proprio alla Uil. 

“Ci mancherebbe pure che quello che è dovuto al personale non venga attribuito – commenta Giorgi - non c’è stato nessun accordo separato, ma una normale e necessaria interlocuzione con il dg, che è la nostra controparte, e abbiamo messo tutti questi argomenti sul tappeto. La Uil fa sindacato tutti i giorni, non come una rondine che fa la sua apparizione a primavera. Noi abbiano posto dei problemi e ci risulta che Testa si sta impegnando a dare seguito a quello che abbiamo chiesto”.

A non essere più una priorità è invece, per Giorgi, l’applicazione pedissequa del decreto Lorenzin, la famigerata legge 70, croce e delizia della politica regionale che ha non pochi problemi ad applicare, e che impone di razionalizzare l’offerta sanitaria a cominciare da specialità e posti letti in base ai bacini di utenza. E che prevede in Abruzzo, in base a questi parametri di popolazione, al massimo due ospedali di secondo livello, il top della gamma, con ipotesi, oggetto di uno scontro politico e territoriali di poli interconnessi tra i nosocomi di Pescara e Chieti, e di L’Aquila e Teramo, con quest’’ultima eventualità però più problematica.

“La legge Lorenzin deve essere aggiornata e rimodulata - ribadisce Giorgi -, oggi, dopo quello che è successo con l’epidemia del coronavirus, non ha più senso ragionare solo sui bacini di utenza. Io resto però dell'idea che i piccoli ospedali non possono tornare a fare un po' tutto e come si diceve 'sotto casa'. Non ha senso, è uno spreco di risorse, vanno valorizzati, ma in funzione di quello che possono fare, trovando un ruolo nella rete territoriale”.

Su una cosa Giorgi non ha però dubbi: "l’ospedale dell’Aquila può aspirare ad essere un centro di riferimento regionale, un ospedale di secondo livello, avendo ha una diagnostica che è tra le migliori d’Italia, ottime sale operatorie e personale medico ed infermieristico di primo livello. Contano poco i bacini di utenza, i parametri meramente numerici: sarebbe assurdo avere come è giusto che sia un ospedale d'eccellenza sulla costa, e nulla nelle aree interne. E ribadisco che il polo interconnesso con Teramo si può fare eccome. E' solo una questione di volontà politica. E spero che i tanti rappresentati politici in regione espressione del territorio aquilano, come mai ne abbiamo avuti, facciano valere questa imprescindibile prerogativa”.

Nelle ultime ore una bufera si è abbattuta sull’asessore leghista alla sanità della Lombardia Giulio Gallera dopo aver ringraziato le cliniche private per aver “aperto le loro terapie intensive e le loro stanze lussuose ai pazienti ordinari”: anche per Giorgi, sull’argomento la pandemia ha dato un’importante lezione.

“L’emergenza alla fine dei conti ha dimostrato che la sanità italiana è una delle migliori al mondo. Ma mi riferisco a quella pubblica. Andate a vedere quello che accade negli Stati Uniti, con la loro sanità incentrata sul privato, dove milioni di persone non hanno accesso alle cure, se nion hanno l'assicurazione. Io ritengo che le cliniche private uno spazio possono averlo, ma solo per coadiuvare il pubblico, per fare quello che la sanità pubblica non può o non vuole fare, non deve invece accaparrarsi prestazioni fondamentali”.

Infine un bilancio dei suoi primi mesi alla Uil: "Non ho mai rinnegato la Cisl, nel dare l’addio ho ribadito che è una grande organizzazione sindacale. Del resto è stata casa mia per 47 anni. Negli ultimi dei quali, andato in pensione, ho continuato a prestare servizio come coordinatore provinciale a titolo gratuito, apparte piccoli rimborsi spese per le trasferte. L’ho fatto con grande passione e credo con buoni risultati. Però poi qualcuno ha deciso che non servivo più, per motivi a me ignoti, forse per fare spazio ad altri personaggi che ritenevano di essere migliori. Ci può stare, ma non mi è piaciuto il modo, potevano dirmelo molto prima. Sono andato via nonostante questo senza rancore, alla Uil mi trovo bene, ho un ottimo rapporto con il segretario Ginnetti. E continuo a fare quello che ho fatto per una vita e che è la mia vita, occuparmi dei diritti nel comparto sanitario, dei cittadini e dei lavoratori".

 



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