Due studenti che hanno partecipato ai test d’ammissione alla facoltà di Medicina di Chieti lo scorso 4 settembre hanno chiamato la Consulcesi di Roma, l’associazione che tutela i diritti dei medici nell’ambito di azioni legali collettive, e denunciato che al termine della prova, per altoparlante, sarebbe stato comunicato di consegnare gli elaborati in busta aperta. Insomma l’ennesimo scandalo: letteralmente sono saltati sulla sedia i membri dell’associazione che stanno raccogliendo decine di denunce: «Per legge – dicono – i risultati del test vanno inseriti in busta chiusa e inviati poi al Cineca, l’organo tecnico del Ministero che procede con le valutazioni. Ogni altra forma, come ad esempio la consegna in busta aperta, determina l’esclusione del candidato».
Accuse pesanti quelle dei due studenti, e subito bollate come invenzioni o malintesi dai vertici dell’ateneo. Dice il preside di Medicina dell’Università di Chieti, Carmine Di Ilio: «In busta aperta andavano consegnati i fogli con i test, cioè con le domande, e certamente non gli elaborati, quei ragazzi hanno capito male. Impossibile che l’altoparlante della facoltà abbia potuto dare un’indicazione simile»».

Fonte e intero articolo: Il Messaggero