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ZEMRI, DA IMMIGRATO A OPERAIO A IMPRENDITORE
''ORMAI SONO AQUILANO MA SOGNO LA MIA TERRA''

Pubblicazione: 19 marzo 2014 alle ore 08:00

Zemri Haliti
di

L’AQUILA - Solo una valigia con il necessario e un grande sogno, quello di cambiare vita in un nuovo Paese.

Tra quelli che ce l’hanno fatta c’è Zemri Haliti, 42 anni, partito dalla Macedonia, la sua terra di origine, quando ne aveva solo 17 anni per raggiungere L’Aquila in cerca di fortuna, con l’ambizione di un lavoro e di una vita più stabile.

Haliti vive a Poggio Picenze ormai da un quarto di secolo e di strada ne ha fatta tanta: dopo una lunga gavetta che lo ha visto prima taglialegna, poi pittore e infine operaio per alcune ditte dell’Aquilano, oggi è infatti a capo di un’azienda propria, la Ze.Hal., nata nel 1999, che si occupa di controsoffittature e che dà lavoro a 15 dipendenti.

Anni e anni trascorsi a costruire una nuova vita, tassello dopo tassello,con tenacia e umiltà fino a quando, poi, “le fatiche e il sudore ti ripagano di tutti gli sforzi fatti”, come racconta nell’intervista ad AbruzzoWeb.

La Ze.Hal è impegnata nei lavori di ricostruzione post-sisma del capoluogo, in edifici pubblici importanti come quelli che ospitano gli uffici dell’Inail e della Prefettura, e in molte scuole dell’Aquilano.

“Ho avuto modo di imparare e di crescere professionalmente nel corso degli ultimi anni: questo mi ha portato ad avere una grande esperienza nel mio settore, ma coltivo il sogno di tornare a casa, magari tra 10 o 15 anni e di aprire una piccola ditta lì”, rivela.

È stato difficile adattarsi in una realtà così distante dalla sua?

No, affatto. Mi sono trovato subito molto bene, nonostante la differenza di cultura e religione. Sono stato accolto benissimo in paese e mi sento uno di loro perché i miei compaesani mi trattano come fossi un poggiano. Gli amici non hanno razza. Non ho problemi, per esempio, ad andare a cena con chi mangia cose differenti dalle motivi religiosi. Quello che conta non è ciò che mangiamo, ma chi siamo.

Come mai ha scelto di venire in Italia così presto?

Nel mio Paese, come molti pensano erroneamente, non c’era la guerra, ma una grande crisi economica. Il lavoro era precario e non avevamo certezze sul domani. Facevo il fruttivendolo in Jugoslavia, insieme a mio fratello, poi entrambi abbiamo scelto di venire all’Aquila e abbiamo avuto ragione. Ora anche lui ha una ditta propria, la Edil Alì.

Una tappa a Castel di Sangro per un anno, prima di arrivare nel capoluogo. Come si è trovato lì?

Lavoravo come operaio per una ditta che si occupa di tagliare e vendere legname. Avevo solo 17 anni e il mio datore di lavoro mi ha accolto in casa sua come fossi un figlio. Non conoscevo bene la lingua e all’inizio è stato dura, ma la famiglia che mi ospitava è stata fondamentale. Dopo un anno ho deciso di venire all’Aquila e mi sono trasferito stabilmente a Poggio, che ormai è casa mia.

C’è una grande comunità macedone in questo paese. Siete molto uniti tra di voi?

Sì, siamo circa 70. Siamo stati accolti bene e ci sentiamo spesso: siamo anche vicini di casa e abbiamo un gruppo molto coeso, anche se ci piace integrarci con i poggiani. Capita spesso di andare al bar nel dopo lavoro: è modo per socializzare e sentirsi parte di una comunità che ormai è anche la nostra.

È mai stato vittima di episodi di razzismo?

No. Nessuno è mai stato razzista nei miei confronti. Nel mio Paese c’è un detto che recita ‘Le persone si comportano con te come tu fai con loro’, ed è la verità. Ho sempre vissuto rispettando al massimo il prossimo, lavorando sodo e non pestando i piedi a nessuno. Se sei onesto, le persone con te lo sono allo stesso modo.

Quali sono i problemi che le ditte incontrano lavorando su un territorio come quello aquilano?

Si lavora molto di più da dopo il terremoto, ma devi essere molto accorto nello scegliere ditte sane con le quali collaborare. La mia azienda  lavora in subappalto per grandi ditte impegnate nella ricostruzione ed è capitato, alle volte, che non venissero rispettati i tempi dei pagamenti. Ci sono stati ritardi anche di 7-8 mesi che hanno creato problemi a noi subappaltatori che dobbiamo comunque pagare i materiali, gli operai e i contributi. L’abilità sta nello scegliere ditte serie e avviate per le quali lavorare.

Il suo mercato è anche sul territorio nazionale?

Prima del terremoto sì. Ho lavorato per anni a Rimini, Venezia e alla Fiera di Milano. Dopo il terremoto, data la mole di lavoro, ho deciso di restare all’Aquila. Da una parte ne sono felice, anche perché lavorare fuori porta molti problemi: giorni e giorni lontano da casa e dalla famiglia che costano sacrifici.



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