VIOLENZA: GIANNANGELI, ''ASSENZA CASA RIFUGIO ALL'AQUILA E' ASSENZA STATO''

Pubblicazione: 19 giugno 2017 alle ore 13:43

L'AQUILA - "Il Tribunale di Messina segna un passo importante e lancia un segnale significativo a chi ha il dovere di indagare, di non sottovalutare il pericolo in cui versano le donne quando denunciano le violenze maschili e di adottare rapidamente ogni misura di legge a salvaguardia della vita delle donne".

Lo dice l'avvocato Simona Giannangeli, presidente del centro antiviolenza per le donne dell'Aquila, dopo che "il 30 maggio 2017 il Tribunale di Messina ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare 259.200 euro agli orfani di una donna uccisa dal marito, nonostante la stessa avesse presentato dodici denunce querele. Il Tribunale ha ritenuto che la Procura abbia omesso di porre in essere gli atti d’indagine dovuti che avrebbero neutralizzato la pericolosità sociale dell’uomo, tanto che alla fine la donna è stata uccisa dallo stesso".

"Dieci giorni fa - svela la Giannangeli - una donna si è rivolta al nostro centro per richiedere supporto e, soprattutto, alloggio dato che, a seguito della denuncia querela sporta nei confronti del convivente, non poteva far rientro a casa, senza porre in pericolo la propria vita. Il centro l’ha accolta per alcuni giorni sostenendo le spese di un albergo, non disponendo di una casa rifugio, tantomeno di una casa di fuga".

"Perchè collegare i due fatti? Perchè raccontano lo stesso modo di affrontare la violenza maschile contro le donne in questo paese", dice.

"La pronuncia del Tribunale di Messina è il risultato di un’attenta disamina dei fatti e mostra come lo Stato non abbia assicurato la doverosa tutela ad una donna che subiva violenza maschile, negandole il diritto alla vita - aggiunge - L’assenza di una casa rifugio per le donne all’Aquila, capoluogo di regione, nonchè di una casa di fuga, svela l’assenza da parte dello Stato, nelle sue emanazioni locali, di un’azione concreta di salvaguardia della vita delle donne".

"Sono molti anni che le donne dell’Associazione Donatella Tellini-Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila rivendicano il diritto ad una casa rifugio o, quantomeno, ad una casa di fuga per le donne. In questi anni le istituzioni locali hanno assunto impegni,hanno rilasciato dichiarazioni circa la risoluzione della vicenda, hanno prospettano ipotesi, null’altro".

"In questo momento, istituzionalmente 'sospeso', in attesa di nuovo sindaco, di nuova giunta, di nuova azione di governo cittadino, con l’auspicio che non si stia muovendo solo la macchina degli apparentamenti pubblici e non, volta a garantire assessorati e nomine, il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila ribadisce che la futura amministrazione dovrà assumersi la responsabilità politica di una determinazione concreta e doverosa troppo a lungo rinviata dalle precedenti amministrazioni. Trattasi di un diritto delle donne, non di gentile concessione o di atto generoso", continua la Giannangeli.

"Oggi un Tribunale ha affermato la responsabilità dello Stato di fronte all’uccisione di una donna. È un monito da tenere in considerazione, quando si sollecitano le donne a denunciare i mariti o conviventi o fidanzati violenti, lasciandole al contempo senza tutela effettiva della propria incolumità. È un monito generale - conclude - anche per chi ritiene di poter amministrare la cosa pubblica in questa città".



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