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PARTONO LE PROVE PER LE AMMISSIONI AI CORSI DI LAUREA, AUMENTANO DOMANDE CULTURA GENERALE, COSTO PREPARAZIONE FINO A 500 EURO

UNIVERSITA': AL VIA TEST DI INGRESSO, SI PARTE CON MEDICINA, 322 POSTI IN ABRUZZO

Pubblicazione: 03 settembre 2019 alle ore 07:28

L'AQUILA - Al via i test per i corsi di laurea ad accesso programmato. 

Si comincia oggi con Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua italiana. Il 4 settembre sarà la volta di Medicina Veterinaria.

Si continua con Architettura il 5 settembre, Professioni Sanitarie l’11 settembre, Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua inglese il 12 settembre, Scienze della Formazione Primaria il 13 settembre e Professioni Sanitarie (laurea magistrale) il 25 ottobre.

I posti a disposizione per l’anno accademico 2019/2020 sono 11.568 per Medicina e Chirurgia, 1.133 per Odontoiatria, 759 per Medicina Veterinaria, 6.802 per Architettura.

In Abruzzo i posti disponibili per Medicina e Chirurgia sono 185 all'Università di Chieti-Pescara e 137 a quella dell'Aquila; per Odontoiatria disponibili 40 posti a Chieti e 50 all'Aquila; per Architettura 200 posti all'Università Chieti-Pescara.

Anche quest’anno sono previsti 60 quesiti a cui i candidati dovranno rispondere in 100 minuti. Ma con alcune novità: sarà ridotta la quantità delle domande di logica, che passano da 20 a 10. Mentre quelle di cultura generale saranno 12, fino allo scorso anno erano 2.

Queste ultime faranno riferimento, in particolare, all’ambito storico, sociale e istituzionale, letterario. Ci saranno anche quesiti relativi all’area di Cittadinanza e Costituzione. 

Si partirà da testi di saggistica scientifica, autori classici o contemporanei, da testi di attualità comparsi su quotidiani, riviste anche specialistiche. In coerenza con il lavoro preparatorio fatto dagli studenti in vista dell’Esame conclusivo della Scuola secondaria di II grado.

Per quanto riguarda i candidati quest'anno sono 84.716 quelli che si sono iscritti ai test per l’ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria, Architettura e Veterinaria.

Nello specifico, sono 68.694 gli iscritti per Medicina e Odontoiatria, l’anno scorso erano 67.005. Per Architettura, gli iscritti sono 8.242, rispetto ai 7.986 del 2018.

Le iscrizioni pervenute per la prova di Veterinaria sono 7.780, un anno fa erano state 8.136. Per quanto riguarda, invece, Medicina e Odontoiatria in lingua inglese, i candidati sono 10.450, nel 2018 erano 7.660.

Numeri che testimoniano come siano sempre di più i ragazzi che aspirano al camice bianco più prestigioso. Probabilmente una delle cause è il parallelo aumento del numero dei posti disponibili: stavolta sono 11.568 per medicina, circa 2mila in più.

Un’altra ragione di tale affollamento può risiedere nelle opportunità di carriera: secondo i più recenti dati Almalaurea, a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è pari al 92,4% con uno stipendio medio netto di circa 2 mila euro. Sono numeri decisamente superiori alla media, ma non sono decisivi per i candidati. Almeno nella scala di valori espressa.

Stando a quanto sostengono i diretti interessati, infatti, la molla che spinge quasi tutti a tentare una selezione così’ competitiva – passerà solo 1 candidato su 6 - è un’altra: per tre quarti di loro (75%) è la passione. Quasi irrilevanti le prospettive occupazionali (prioritarie per il 12%) e di guadagno (determinanti per l’8%).

Su questo aspetto lo scarto con altre facoltà a numero chiuso è evidente: prendendo in considerazione l’intero campione – che comprende anche chi si cimenterà con le altre prove d’accesso nazionali – il peso della passione si ferma al 66%, rimontata dalla dimensione lavorativa (15%).

Un test, quello per Medicina e Odontoiatria, che per gli studenti che si siederanno nei banchi dei vari atenei si arricchisce di un ulteriore spauracchio (oltre alle basse possibilità di farcela): la nuova struttura del quiz. Il Miur, infatti, ha deciso di mettere mano alle domande contenute nel questionario: meno quesiti di logica e più domande di cultura generale. Una circostanza che spaventa non poco gli studenti.

Per il 64% degli iscritti, infatti, la prova si preannuncia più complicata rispetto al passato; per il 19% non cambierà granché, sarà comunque difficile; solo il 17% accoglie la novità favorevolmente.

Nel recente passato, infatti, il ruolo della cultura generale era “simbolico”, solo 2 quesiti su 60. Il che permetteva di tralasciare o quasi lo studio nozionistico e sterminato di questa disciplina a favore di quelle caratterizzanti come matematica, fisica, chimica, biologia e logica.

Materia, quest’ultima – temuta perché di fatto non codificata in un insegnamento scolastico come le altre - che comunque va studiata, non essendo stata eliminata del tutto.

Ma gli aspiranti medici (o odontoiatri) sono tipi determinati, difficilmente si lasciano scoraggiare: l’importante è arrivare all’obiettivo. Per questo la maggior parte di loro ha iniziato a prepararsi per il grande giorno con largo anticipo: il 30% da almeno due mesi, il 14% da oltre quattro mesi, il 31% già all’inizio del 2019 aveva messo nel mirino i quiz. In che modo si sono preparati? Soprattutto con libri specifici (43%).

In alternativa, ci si è affidati alle simulazioni online (16%) o ai corsi di preparazione (12%). In tanti però – circa 1 su 5 - per non lasciare nulla al caso e tentare di aumentare le chance di successo, hanno usato tutti gli strumenti appena elencati. Meglio abbondare.

Un impegno che, per loro, è stato mentale. Ma che per loro famiglie si è tradotto in un notevole sacrificio economico: in oltre un caso su 4 si è sfondata quota 500 euro, l’11% ha contenuto la spesa tra i 300 e i 500 euro, il 28% è riuscita a stare nell’arco dei 100-300 euro, il 33% ce l’ha fatta a non andare oltre i 100 euro.

Anche per questo, se non dovessero farcela, i ragazzi venderanno cara la pelle: più di 8 su 10 si dicono pronti a fare ricorso qualora riscontrassero irregolarità nello svolgimento delle prove (il 42% si attiverebbe al minimo sospetto).

Pure qui, unendo ai futuri medici (o aspiranti tali) il resto della truppa che parteciperà alle prove d’accesso nazionali, le cifre cambiano e si sgonfiano: in media, il 42% è rimasto entro i 100 euro e solamente il 20% ha oltrepassato i 500 euro.

E se non ci fosse proprio nulla da fare? Nessun problema, si ritenta: il 64%, di fronte all’insuccesso, si iscriverebbe a un corso simile per poi riprovare il test l’anno prossimo. Non è un caso che, escludendo i neodiplomati (che per forza di cose sono al debutto), tra gli altri – quasi un terzo del totale dei candidati – in tantissimi sono al secondo (66%) se non al terzo (17%) anno di tentativi.

Anche qui Medicina rappresenta un unicum: la media generale, comprensiva dei partecipanti ai quiz di tutte le facoltà ad accesso programmato, fa fermare al 56% la quota dei tenaci pronti a riprovarci, mentre saranno meno di 7 su 10 quelli al secondo o terzo tentativo.



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