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UNIVAQ: CONCUSSIONE DI ORIO AL PROF TIBERTI, RIPARTE IL PROCESSO

Pubblicazione: 26 aprile 2015 alle ore 10:15

Ferdinando Di Orio vs Sergio Tiberti

L’AQUILA - Dopo la deposizione dell’imputato, l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, giovedì prossimo alla ripres, toccherà ai testimoni della difesa nel processo che lo vede alla sbarra per concussione ai danni del professore dello stesso ateneo Sergio Tiberti.

Il processo si sta celebrando nella nona sezione del Tribunale della Capitale, dove è stato trasferito per competenza territoriale dopo le indagini fatte dalla procura della Repubblica dell’Aquila.

In questa udienza sfilerà la prima parte di testimoni, la seconda lista è prevista per la prossima, già fissata per il 19 maggio.

L’ex rettore si gioca molto in questi due passaggi perché, nelle precedenti udienze, l’accusa ha avuto nettamente la meglio con l’impianto di accuse del professor Tiberti confermato in toto. Anche la deposizione dell’ex rettore non ha fatto breccia.

Secondo l’accusa il docente, ex amico di Di Orio, sarebbe stato costretto ad assecondare le ingenti richieste di danaro fatte dall’ex rettore per non essere oggetto di ritorsioni nell’ambito universitario. Contestazioni molto gravi visto che, tra l’altro, la somma di danaro sarebbe di oltre 200 mila euro.

Per ribaltare un verdetto che sembra segnato, l’ex rettore ha chiamato come testi in suo favore persone da annoverare tra i fedelissimi nei suoi 10 anni di gestione dell’ateneo aquilano.

Giovedì prossimo ci saranno il direttore del dipartimento di Medicina, Maria Grazia Cifone, che ha preso il suo posto quando è stato eletto rettore e che si è candidata, senza successo, alle ultime elezioni per dare continuità all’azione amministrativa; la ricercatrice Cinzia Leuter, voluta fortemente all’Aquila da Napoli; il sindacalista di Avezzano (L’Aquila) Sergio Venditti, suo conterraneo e amico; lo psichiatra Massimo Casacchia, ora in pensione, ex professore e primario del reparto di Psichiatria dell’ospedale “San Salvatore” del capoluogo.

Come si è capito nella sua deposizione, l’ex rettore confida molto sulle prossime due udienze: ma secondo quanto si è appreso, i legali del professor Tiberti saranno molto attenti a verificare le deposizioni pronti, di fronte alle incongruenze, a presentare denunce per falsa testimonianza.

Il processo di primo grado potrebbe andare a sentenza entro l’estate. Non si tratta del solo guaio giudiziario per l’ex rettore: Di Orio è imputato anche all’Aquila per abuso d’ufficio (assieme ad altri due) nell’ambito dell’inchiesta sul maxi affitto del capannone ex Optimes per ricollocare la facoltà di Ingegneria dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Di recente è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Rieti (assieme a un altro) sempre per abuso d’ufficio nell’ambito dei rapporti post-terremoto tra l’Ateneo aquilano e il Comune di Antrodoco. (b.s.)

L’INCHIESTA

La vicenda della presunta concussione si è originata quando Tiberti è stato nominato responsabile scientifico di uno studio in convenzione tra un'azienda e l’Università e da allora, secondo il prof, sono cominciate le richieste e i versamenti di denaro a Di Orio.

“Oltre 200 mila euro in 10 anni versati a titolo personale”, questa la quantificazione fatta da Tiberti nella sua denuncia del 13 settembre 2009, in cui ha spiegato di aver detto basta nel 2006.

Di Orio si è sempre difeso negando ogni richiesta ed evocando, piuttosto, l’ipotesi di una “vendetta” del prof.

“Fra noi due, che ci conosciamo e siamo amici da 35 anni - ha dichiarato al quotidiano Il Giornale nel 2010 - è sorto un contrasto su uno studio commissionato da una grande azienda internazionale sulle condizioni di vita dei territori in cui sono presenti le centrali a carbone. Io non ho voluto avallare la tesi che era presente in quello studio di Tiberti, e da lì si sono rotti i rapporti”. Su questa e simili affermazioni, tra l’altro, c’è stata un’altra querela per diffamazione.

L’inchiesta sulla concussione si è sviluppata in oltre 3 anni in modo controverso e con numerosi cambiamenti dei protagonisti inquirenti e giudicanti.

A dare l’avvio a tutto è stato un esposto di Tiberti alla procura della Repubblica dell’Aquila, con l’acquisizione di assegni e la verifica di movimenti di denaro. Successivamente, però, l’indagine è stata trasferita nella Capitale per competenza territoriale dal sostituto procuratore del capoluogo Fabio Picuti.

Una svolta c’è stata nell’ottobre 2010, quando il pm della procura romana Pietro Giordano ha chiesto l’archiviazione per Di Orio al giudice per le indagini preliminari dell’epoca, Maria Teresa Covatta.

A quel punto l’avvocato di Tiberti, Giorgio Tamburrini, ha fatto opposizione ma, poco prima che un altro giudice subentrato nel frattempo, Flavia Costantini, fissasse l’udienza di merito, Giordano è tornato sui suoi passi, revocando la richiesta di archiviazione: una mossa a sorpresa, consentita ma inusuale per un pm.

Quando il sostituto è stato trasferito, il fascicolo è passato di mano a un nuovo pm, Giuseppe Deodato che, però, ha preso una direzione differente, chiedendo il rinvio a giudizio al gup Maddalena Cipriani, che lo ha concesso.

Di Orio sarà giudicato da tre donne: i magistrati di questo processo sono Zaira Secchi, presidente, Laura Fortuni e Claudia Lucilla Nicchi.

L’ex rettore è difeso dagli avvocati Mauro Catenacci di Teramo e Fabrizio Amelia di Roma.



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